Stati Uniti vs Iran, la guerra silenziosa

In dicembre ha fatto scalpore la notizia della cattura di un drone americano da parte dell’Iran (qui il presunto video), ultimo e forse più eclatante episodio della guerra silenziosa tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica.
Ora pare che gli ingegneri di Teheran siano riusciti a decrittare i segreti del velivolo, modello Sentinel Rq-170, primo passo verso la realizzazione di una “copia” dell’originale.

Dal 2009 la CIa usa i droni per spiare gli sviluppi del programma nucleare iraniano. Tra le varie tipologie di UAV, il Sentinel è il modello più adatto per questo genere di operazioni perché le sue sofisticate strumentazioni consentono la raccolta di informazioni di terreno dettagliate, essenziali per scoprire l’eventuale trasferimento degli impianti di arricchimento dell’uranio verso basi sotterranee.
Il Sentinel, estremamente efficace nei meccanismi di rilevamento, presenta tuttavia notevoli difetti nei sistemi di sicurezza: è molto vulnerabile alle incursioni pirata volte ad interrompere il comando remoto a distanza tra base e velivolo. In altre parole, è possibile interferire nelle comunicazioni con il drone per alterarne la rotta ed impartirgli nuove istruzioni. Curioso è che tale lacuna fosse nota agli ingegneri americani fin dal 2003, i quali però giudicavano la tecnologia a disposizione dell’Iran insufficiente per consentire il dirottamento o la cattura di un Sentinel.

La caccia ai droni è ufficialmente iniziata nell’ottobre 2001, quando la Russia annuncia di aver fornito all’Iran alcuni modelli Avtobaza IL-22, apparecchiature di intelligence elettronica mobili su veicoli in grado di interferire nelle comunicazioni a distanza. Il sospetto che queste strumentazioni abbiano ricoperto un ruolo nell’affaire Sentinel si fa subito strada.
Tecnicamente, gli Avtobaza consentono di effettuare attacchi jamming e spoofing: operazione combinata che prima interrompe la comunicazioni tra base e velivolo inviando segnali radio che occupano le frequenze radio, e in seguito stabilisce un collegamento diretto con il drone fornendo false coordinate al suo ricevitore GPS. In caso di interruzione del controllo remoto, infatti, il drone si collega direttamente col sistema GPS per tornare alla base. Ma nel caso del Sentinel i potenti segnali inviati dall’Avtobaza hanno coperto quelli del satellite, così il drone invece di rientrare a Kandahar è stato fatto atterrare su una pista militare iraniana.

Nei primi giorni non era chiaro se il drone fosse stato catturato oppure semplicemente abbattuto. BBC ha sottolineato come non si trattasse di una questione di poco conto:

If, as was originally thought, the Sentinel had been shot down then there would have been little to put on display but a pile of twisted wreckage.
Instead, what was on show on Iranian TV was an immaculate gleaming white drone that looked straight off the production line.
Which tends to back up the claim by Iran that its forces brought down the drone through electronic warfare, in other words that it electronically hijacked the plane and steered it to the ground.

Avere tra le mai un mucchio di lamiere o un drone tutto intero non è la stessa cosa.
Foreign Plicy ha cercato di ridimensionare l’episodio: quando l’Iran sarà in grado di “replicare” il drone catturato, sostiene la rivista, l’America avrà nel frattempo  ideato nuovi modelli più sicuri e sofisticati, mantenendo inalterato il gap tecnologico tra i due contendenti:

the Sentinel’s downing will only be a temporary setback. As Aviation Week reported, the Sentinel’s sensor package considered “so invaluable when it debuted in Afghanistan about two years ago is considered outdated.” The hyper-spectral sensor capabilities mounted on future stealth drones will make the RQ-170 Sentinel seem quaint. When those future drones also unfortunately fall onto the territory of Iran or other adversaries, people will be surprised and unnecessarily alarmed then, too.

Il New York Times non è stato altrettanto ottimista:

the centerpiece of what had been a covert program is now in the hands of Iranian forces, which may share the captured technology with other countries.

Timore più che fondato, visto che già in dicembre una fonte iraniana aveva rivelato che funzionari russi e cinesi avevano chiesto il permesso di ispezionare il drone allo scopo di studiarne il funzionamento. Peraltro, è stato proprio lo studio condotto sui droni abbattuti e recuperati in Iraq a svelare agli scienziati iraniani – e russi, interessati a carpire i segreti della tecnologia militare USA – le caratteristiche di base di tali velivoli. Il che ha lanciato l’allarme sul supporto logistico e materiale che l’Iran riceve dall’esterno per sviluppare una capacità di intelligence in campo elettronico che Pentagono e CIA neppure sospettavano:

Iran is busy acquiring the technical know-how to launch a potentially crippling cyber-attack on the United States and its allies

“Over the past three years, the Iranian regime has invested heavily in both defensive and offensive capabilities in cyberspace,”

“Equally significant, its leaders now increasingly appear to view cyber-warfare as a potential avenue of action against the United States

Finora l’Occidente ha sottovalutato i progressi compiuti da Teheran in questo come in altri campi (leggi: il programma nucleare), nonostante il lungo elenco di scienziati e militari uccisi, feriti o scomparsi in circostanze non chiarite. La vicenda del Sentinel dovrebbe riflettere. Forse non muterà l’equilibrio della guerra (invisibile) tra USA e Iran, almeno sul piano delle capacità militari. Ma in termini psicologici, certamente si.

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