Mediterraneo, il più vasto cimitero del mondo. 1.500 annegati nel 2011, 24.000 in vent’anni

C’è stato un tempo in cui il Mediterraneo era un ponte tra due continenti, due religioni, due civiltà. Dall’Italia giunsero i romani per civilizzare l’Africa; dall’Africa giunsero gli arabi per conquistare l’Europa. Per questo ancora oggi migliaia di disperati lo attraversano in direzione Nord nella speranza di un avvenire migliore.
Non tutti ce la fanno. Dal 1988 oltre 24.000 persone sono state inghiottite dalle acque. È così che il mare nostrum è diventato il più vasto cimitero al mondo o “cimitero liquido”, come lo chiama Nichi Vendola.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati lo scorso anno si è registrato il record con 1.500 morti annegati. Il massimo precedente era nel 2007, quando 630 persone sono state segnalate come morte o disperse. Ma il numero effettivo di morti potrebbe essere addirittura superiore. Le stime si basano sulle interviste di persone che hanno raggiunto l’Europa nonché sui rapporti dalla Libia e dalla Tunisia.
Lo scorso anno si è registrato anche il record di sbarchi, con più di 58.000 arrivi. Il massimo precedente era di 54.000, nel 2008. Quasi tutti, manco a dirlo, si sono riversati in Italia (cioè a Lampedusa): 56.000, di cui 28.000 di nazionalità tunisina, mentre a Malta e Grecia gli arrivi sono stati rispettivamente 1574 e 30.
L’UNHCR si è detto soddisfatto degli sforzi che le autorità italiane, maltesi greche e libiche (sic) hanno fatto per salvare barche in difficoltà nel Mediterraneo. Il rango dell’istituzione e le ragioni di opportunità imponevano di evitare qualunque riferimento alla disastrosa gestione dell’emergenza da parte del nostro precedente governo, il quale ha ignorato il dramma delle morti in mare così come per anni aveva chiuso entrambi gli occhi sulla realtà dei migranti detenuti in Libia in conseguenza dei respingimenti.

Lo scorso anno l’allora ministro Maroni girava l’Italia (televisiva) e l’Europa annunciando migrazioni di bibliche proporzioni sulle nostre coste. Saranno 300.000, ripeteva, dovete aiutarci. Che il numero fosse inverosimile era dimostrato dalle fotografie satellitari, le quali testimoniavano un flusso di profughi molto inferiore rispetto a quanto riportato dai media. Ma i 56.000 approdati a Lampedusa e l’incompetenza con cui la situazione è stata affrontata sono stati sufficienti a trasformare l’isola nel più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo.
La stessa incompetenza, mista a sordida propaganda politica, che ha portato il Viminale, anche nei comunicati ufficiali, a definire tutti gli immigrati come “tunisini”, quando invece erano appena la metà del totale. Perché tunisini (ed egiziani) non erano cittadini in fuga dalle guerre civili e dunque non avrebbero avuto diritto allo status di rifugiati.

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