L’obiettivo dei Paesi del Golfo: bypassare lo Stretto di Hormuz

 

In settimana il segretario del Tesoro statunitense Geithner ha compiuto un viaggio in Asia per convincere i giganti economici del continente a ridurre le proprie importazioni di greggio iraniano. Giappone e Corea del Sud hanno promesso di diversificare, l’India no.
Ma è la posizione della Cina a lasciare perplessi un po’ tutti, americani e iraniani compresi. Pechino a parole condanna le sanzioni; di fatto in questi giorni il premier Wen Jiabao si recherà in Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar per cercare alternative alle forniture iraniane. Il che farebbe guadagnare alla Cina una maggiore capacità negoziale con Teheran.
Conscio del rischio di perdere importanti quote di export, l’Iran ha messo in guardia i suoi vicini dall’aumentare la propria produzione per compensare il minore acquisto di petrolio iraniano da parte dei Paesi importatori, sia europei che asiatici: “Se le nazioni del Golfo decidono di sostituire il petrolio iraniano, poi saranno ritenute responsabili per ciò che accadrà“, ha dichiarato Mohammad Ali Khatibi, rappresentante iraniano nell’Opec, in risposta all’annuncio del ministro del petrolio saudita Ali al-Naimi della disponibilità di Ryadh ad aumentare il proprio output in qualsiasi momento per soddisfare la domanda dei paesi consumatori.

In realtà il potere negoziale dell’Iran va sempre più affievolendosi. Se i compratori cercano alternative al greggio di Teheran, anche i produttori pensano ad una allo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato del 40% del greggio che esportano.
In maggio partirà il collaudo di un oleodotto, denominato Crude Oil Pipeline Abu Dhabi (ADCOP), progettato dagli Emirati Arabi Uniti, realizzato da una compagnia cinese e costato 3,29 mld $ per trasportare il petrolio dai giacimenti Habshan, ad ovest di Abu Dhabi, con il porto di Fujairah, che si affaccia sul Golfo dell’Oman a sud dello Stretto di Hormuz. A pieno regime, la conduttura trasporterà 1,8 milioni b/g (70% della produzione degli EAU).
Anche se i lavori hanno subito dei ritardi, l’opera è ormai in dirittura d’arrivo. Il progetto garantirà una fornitura continua di greggio con l’ulteriore vantaggio di ridurre il tempo di trasporto di due giorni rispetto al passaggio via mare. Tracciando il solco per futuri analoghe iniziative promosse dagli altri Paesi produttori del Golfo. Se i test avranno successo, l’oleodotto entrerà in funzione già in giugno.

Rendere ridondante lo Stretto di Hormuz per indebolire l’Iran è una politica che può funzionare? Se ne parla qui

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