Quel mostro chiamato Equitalia

C’è chi l’ha definita l’istituzione più temuta del Paese. Si tratta di Equitalia, ente concessionario unico per la riscossione. Essa è una società per azioni, partecipata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e al 49% all’Inps, e dal 1° ottobre 2006 ha sostituito i 40 enti preesistenti, tra istituti bancari e privati, divenendo unico l’esattore fiscale in Italia (con la sola eccezione della Sicilia). Il tutto in nome di una semplificazione, riduzione dei costi e lotta all’evasione fiscale.
Il passato governo Berlusconi, nella sua duplice palese incapacità di programmare l’uscita dalla crisi e di risanare le finanze pubbliche, ha pensato bene di concedere pieni poteri all’agenzia in questione per rimediare liquidi dall’esazione presso i contribuenti. Tremonti aveva assegnato l’obiettivo 13 miliardi per la prossima raccolta fiscale. Dopo vari rinvii e altrettante rivisitazioni di provvedimenti contenuti in decreti mai portati a termine, e a prescindere dalle manovre finanziarie più o meno spericolate dell’ultima estate, in ottobre il governo ha previsto una serie di misure che dà al Fisco poteri mai visti.

Secondo le nuove disposizioni, il titolo di debito è immediatamente esecutivo: basterà l’avviso notificato al debitore e il decorso del termine per considerare il soggetto in mora (a prescindere dal fatto che sia ricevuto o meno), senza più bisogno di istruire una cartella esattoriale che, ricorsi compresi, portava al saldo dell’eventuale debito entro 18 mesi. Con buona pace del fatto che quattro volte su dieci i ricorsi alle Commissioni tributarie danno ragione al contribuente. In pratica il diritto alla difesa viene messo da parte: il cittadino e il piccolo imprenditore dovranno pagare comunque, sia che abbiano torto o ragione. Colpendo anche chi ha fatto dichiarazioni fedeli e che oggi, per colpa della crisi, non riesce più ad onorari i debiti tributari.
Dopo 60 giorni dall’avviso al contribuente Equitalia potrà iscrivere ipoteca sul contribuente considerato infedele (con annessa comunicazione alla Centrale Rischi delle banche con conseguente chiusura del credito), potrà pignorare il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (ossia mettere le mani sui crediti verso i clienti) ed azionare le ganasce fiscali sui veicoli posseduti. Una volta inoltrato l’eventuale ricorso, per sei mesi viene sospeso il pignoramento, ma non è esclusa l’ipoteca. Se poi Equitalia ritiene che ci sia il fondato pericolo di perdere il credito, ha il mandato di sequestrare pensioni e stipendi o di mettere all’asta un immobile. Senza contare le varie forme di anatocismo, con multe che raddoppiano come per magia dopo un solo giorno di mora nei pagamenti.
La maggiore flessibilità fiscale è sempre uno dei punti nodali delle proposte di entrambi gli schieramenti. Buone intenzioni che rimangono sulla carta, giusto il tempo di una campagna elettorale. Nei fatti, Equitalia incentra la propria politica societaria sull’intransigenza e la puntualità nella riscossione. E i dati del primo quadrimestre del 2011 confermano un trend positivo del + 12,5 %.

Secondo i dirigenti dell’Agenzia, con le nuove misure sarà possibile andare avanti spediti” e “puntare al sodo. Usciamo dall’Ottocento, entriamo nel Duemila“.
Equitalia è stata più volte oggetto di manifestazioni, non senza tensioni, sotto le proprie sedi in giro per l’Italia. Specialmente in Sardegna, regione destinataria di un terzo delle cartelle esattoriali emesse nel 2010, ma anche aRoma,Campobasso,La Spezia, Viareggio, Cosenza. Non mancano i suicidi, frutto dell’esasperazione , a far esplodere la rabbia della gente contro l’efferatezza dell’agenzia.
Oltre ad urtare contro il comune senso di giustizia sociale, la brutalità dei metodi adottati fa letteralmente a pugni con certi episodi di dissolutezza che ne hanno caratterizzato la cronaca recente, come l’acquisto di un palazzo di lusso da 31.000.000 di euro per farne la nuova sede a Torino, con tanto di 45 box auto per i dirigenti, o lo stipendio da 456.733 euro percepito dall’amministratore delegato.
A ciò vanno aggiunti i casi, ben più inquietanti, della manager che, sempre a Torino, risultava titolare di una società che comprava case ipotecate dalla stessa agenzia, o degli impiegati in Puglia che abusavano delle procedure esattoriali per estorcere denaro ai contribuenti.

Per racimolare qualche spicciolo in più, a copertura di un debito ormai fuori controllo, invece di puntare sullo sviluppo economico il governo dà carta bianca agli esattori, consentendo loro di agire fuori da qualsiasi regola europea. L’effetto ottenuto potrebbe essere totalmente contrario a quello pianificato, mettendo a repentaglio la già difficile situazione economica di famiglie e imprese con risultati potenzialmente letali. tanto per loro quanto per le possibilità di ripresa dell’intera economia nazionale.

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