La nuova Libia non promette nulla di buono

La Shar’ia alla base della futura costituzione, la frammentazione di Tripoli tra le varie tribù, le vendette personali a margine della lotta contro i lealisti, lo spettro di al-Qa’ida tra le istituzioni e le forze di sicurezza. E l’inquietante prospettiva che i ribelli di Bengasi, ai quali l’Occidente ha concesso fiducia ad occhi chiusi, faranno (forse) rimpiangere il pur sanguinario Gheddafi.
Qualcuno comincia finalmente ad interrogarsi sulle intenzioni dei ribelli che hanno partecipato alla presa di Tripoli. In un primo momento accolti con tutti gli onori, ora i vari miliziani di Misurata, Bengasi e Zintan non hanno intenzione di lasciare la capitale, ciascuno dietro il pretesto di garantirne la sicurezza .
Intanto il cancro del fondamentalismo sta già iniziando a disseminare le sue metastasi. Un gruppo non meglio identificati di ribelli, islamisti e (forse) esponenti di al-Qa’ida, autodefinitosi “Comitato della distruzione degli idoli”, ha profanato le tombe della madre e di altri membri della famiglia Gheddafi, bruciandone i resti.
Il quotidiano algerino Echourouk, afferma che in città come Janzour, Tripoli e Azizia, decine di salafiti combattenti affiliati alle milizie ribelli hanno iniziato il bombardamento e la distruzione di moschee, templi e tombe di adepti alla dottrina Sufi, alcuni risalenti a sei o sette secoli fa. Uno di tli luoghi, il Santuario di Sidi Salim, è regolarmente visitato da studenti Sufi ancora oggi.
Russia Today riferisce anche la distruzione del Santuario dello Sceicco Ahmad al-Zawi e la profanazione della tomba dello Sceicco Nasir. Le violenze contro i Sufi, universalmente conosciuti per il loro proselitismo pacifico dell’Islam, avrebbero raggiunto un livello tale da scatenare la reazione degli stessi contro i wahhabiti e salafiti, accusati di aver commesso atrocità nei loro confronti.
Al-Quds Al-Arabi riferisce che gli islamisti infiltrati nel Consiglio direttivo di Tripoli hanno stabilito “la promozione della virtù e la prevenzione del vizio”, che sarà fatta osservare da un Comitato di polizia religiosa sul modello di quella saudita, il cui primo provvedimento è stata emissione di una fatwa che obbliga le donne ad indossare il velo e vieta loro di andare a lavorare e di apparire in tv.
Il timore che i ribelli e fondamentalisti a loro affiliati esportino la rivolta nei Paesi limitrofi è tutt’altro che infondato. Questo video del quotidiano Echorouk mostra alcuni ribelli islamisti che promettono di diffondere la “rivoluzione” islamica anche in Algeria, annunciando il proprio sostegno ai gruppi di AQMI in Algeria con armi e denaro.
Middle East Online riporta che il comandante militare di Tripoli Abd-al-Hakim Belhaj (ex qaidista della prima ora) sta formando una propria milizia  per affrontare quelle milizie di Hezbollah in Libano.
Infine, va segnalato il caso di Mahdi al-Harati. Costui è un ribelle libico residente a Dublino, tornato in patria per prendere parte alla lotta contro Gheddafi. Dapprima celebrato come un eroe, si scopre ora che il suo nome era sul libro paga dell’intelligence americana. Il furto di 200.000 dollari, avvenuto nella sua casa di Dublino, getta non poche ombre sui legami tra i servizi segreti Usa e i ribelli.

Annunci

2 thoughts on “La nuova Libia non promette nulla di buono

  1. Pingback: La nuova Libia non promette nulla di buono | agora-vox.bluhost.info

  2. Pingback: Dalla Primavera araba all’inverno salafita « GeoPoliticaMente

I commenti sono chiusi.