Ombre fondamentaliste sulla nuova Libia


1. Non tutti sanno che in Libia vi è una forte componente islamica. Il conflitto che va profilandosi tra questa e quella liberale (l’unica mostrata dai media) potrebbe avere serie conseguenze per il futuro del Paese.
Oltre al ricco patrimonio detenuto all’estero (160 miliardi di dollari), laici e islamici si contendono la rappresentanza nei vertici della Libia che verrà. Essendo i primi la maggioranza schiacciante dei ribelli, è ragionevole pensare che ad avere voce in capitolo sul divenire dell’assetto istituzionale libico saranno soprattutto loro.
Secondo la prima bozza della nuova costituzione libica, la Libia del dopo Gheddafi sarà una “uno Stato democratico non centralizzato”, guidato da un presidente eletto con mandato quadriennale e rinnovabile una volta. Nel primo articolo della bozza si dice che la Libia è uno Stato indipendente, democratico e decentrato; l’Islam è la sua religione e principi della legge islamica (Shar’ia) sono la fonte della sua legislazione. Dal secondo al settimo si enunciano principi generali a tutela dei diritti fondamentali, del pluralismo, della libertà di opinione e associazione. L’articolo ottavo prevede l’istituzione del Parlamento (basato sul paradigma islamico del Consiglio della Shura) sotto il nome di “Il Consiglio Legislativo Supremo”, a cui spetterà il compito di emanare le future leggi. L’esecutivo è disciplinato dall’articolo nove: il governo è guidato da un Primo Ministro, responsabile del suo operato di fronte al Consiglio Legislativo. L’articolo tredici, infine, conferisce autonomia regolamentare e amministrativa ad alcune province.
Dall’esame di questo primo progetto di costituzione, appare chiaro che esso è concepito nella previsione di una maggioranza parlamentare filoislamista. L’assegnazione al Parlamento di poteri sensibilmente superiori a quelli del governo palesa l’intenzione di subordinare la volontà del futuro primo ministro alle pressioni dell’assemblea.

2. In Libia sono da tempo presenti diverse formazioni di ispirazione islamista. Non c’è da stupirsi: dall’occupazione italiana alla dittatura di Gheddafi, passando per la parentesi della monarchia senussita, l’associazionismo politico è sempre stato vietato. In mancanza di partiti, l’attivismo giovanile ha potuto trovare espressione solo attraverso la fede islamica, fonte di ispirazione per gli stessi movimenti nazionalisti.
È importante concentrarsi sui gruppi esistenti perché è probabile che rivestiranno un ruolo chiave nel futuro di Tripoli.
Movimento islamico libico
È emerso come movimento nei primi anni Ottanta (sebbene la sua formazione risalga al decennio precedente) e poi scissosi nel 1993 – pare per motivi ideologici – in due gruppi:
– Il Gruppo islamico libico, che in seguito divenne noto come la Fratellanza Musulmana;
– Il Movimento originale, che continuò a funzionare sotto il nome di (Movimento islamico libico).
Il movimento è focalizzato sulle questioni interne della comunità islamica libica, mostrandosi aperto al dibattito pubblico e alla promozione di attività culturali. Appare più moderato di altri gruppi e non risulta avere connessioni con altri movimenti islamici regionali e internazionali.
Gruppo islamico libico (Fratelli Musulmani)
Si ritiene che la Fratellanza Musulmana sia sbarcata in Libia negli anni Cinquanta, introdotta dai numerosi immigrati egiziani giunti nel Paese in cerca di lavoro. È ufficialmente attiva dal 1993, quando una costola del Movimento islamico libico decise di separarsi dal gruppo perché ritenuto non abbastanza determinato nella predicazione dell’Islam.
La Fratellanza ritiene che l’Islam sia la religione dello Stato, la quale deve porsi alla base di ogni aspetto della vita pubblica. Concentrato sulla storia moderna del mondo arabo, il gruppo è in stretto contatto sia con gli altri gruppi islamici in Libia che con i loro omologhi nel resto del Maghreb.
Il suo messaggio di “globalizzazione” dell’Islam, che negli anni si è incentrato sempre più sul tema politico, è divulgato attraverso una serie di pubblicazioni (come la rivista Il musulmano, edita dal 1980), ma anche libri, video e audio file.
Gruppo islamico combattente libico (LIFG)
La formazione più pericolosa. Si tratta di un’organizzazione armata di ispirazione salafita, fondata da un gruppo di reduci della guerra in Afghanistan contro i sovietici. La prima cellula risale al 1982, creata da un certo Ali Al-A’ashbi con 8 altri islamisti, poi arrestati dal servizio di sicurezza libico. Stessa sorte toccata nel 1989 ad una nuova cellula fondata da Awad al-Zawawi. Il Lifg sarebbe nato poco dopo, come espansione del Movimento dei martiri islamici creato da Muhammad Al-Mhishhish. I suoi legami con al-Qa’ida sono ampiamente dimostrati.
La prima dichiarazione del gruppo risale al 18 ottobre 1995, dove sono riassunte le finalità dell’azione del gruppo: jihad contro i nemici di Allah, lotta armata contro ogni regime tirannico, supremazia della dottrina sunnita. Negli anni Novanta il Lifg è stato protagonista di diverse operazioni armate al fine di rovesciare il regime di Gheddafi: nel 1995, nel 1996 (due volte, in agosto nella città di Braak e in ottobre a Sirte) e nel 1998. Dal 1999 non si registrano più operazioni armate, ma si sa che per certo che ex membri del gruppo hanno mantenuto stretti rapporti con altre organizzazioni jihadiste, e che altri hanno partecipato alla guerra civile dei mesi scorsi al fianco dei ribelli.
Movimento dell’Alleanza Islamica
Creato il 1974 da una costola dei Fratelli Musulmani, poi riunitisi e infine separatisi nel 1990 a causa di divergenze ideologiche. Di ispirazione fondamentalista, si sa che alcuni suoi aderenti hanno partecipato alle operazioni armate del Lifg, come pure alla recente guerra civile. Il gruppo pubblica un bollettino interno chiamato Al-Sabeel.

3. Non c’è solo la presenza di istanze fondamentaliste a gettare ombre sul futuro della nuova Libia. È opinione sempre più diffusa che al-Qa’ida, finora assente dai sommovimenti che hanno caratterizzato questo 2011 nel mondo arabo, abbia già piantato le sue radici nella Libia del dopo Gheddafi. Già in marzo il comandante militare dei ribelli, Abdel-Hakim al-Hasidi, aveva ammesso che tra le fila di questi si contavano parecchi jihadisti, reduci della guerra in Iraq. D’altra parte, la Cirenaica è la regione araba da cui proveniva il più elevato numero di combattenti in Iraq in rapporto alla popolazione, a dimostrazione di quanto il fenomeno jihadista sia radicato nella società libica.
Non è difficile spiegare le origini di questo inquietante aspetto. Nel suo libro “Movimenti islamici moderni in Libia“, il ricercatore libico Muhammad Al-Nak’u sostiene che il popolo libico ha resistito al colonialismo (senza alcun aiuto o sostegno da parte di altri paesi arabi) perché motivato ​​dagli insegnamenti islamici. Il coraggio in battaglia, la determinazione e il martirio sono valori comuni tanto all’integralismo quanto al nazionalismo, finanche a creare una sinonimia tra le due cose. Al punto che la secolarizzazione è considerata una sorta di “antipatriottismo”.
La prova che al-Qa’ida sia in procinto di riscuotere un dividendo dalla (prossima?) vittoria dei ribelli è la nomina tra i nuovi vertici dell’esercito libico di Abdel Hakim Belhadj, del quale sono noti i legami con la stessa organizzazione terroristica.
Ma al-Qa’ida in Libia ha già cominciato a colpire, uccidendo amici e nemici. Vi sono segnali che l’obiettivo dei qa’idisi sia quello di eliminare gli altri gruppi gravitanti intorno alla rete Aqmi (al-Qa’ida nel Maghreb islamico), col rischio di alimentare una spirale di violenze che rischia di infiammare un’area del mondo di per sé fin troppo calda. L’assassinio di Ibrahim ag Bahanga, tra i principali capi delle tribù Tuareg in Libia, è forse il primo passo di questo inquietante percorso. Secondo un documento di alcuni mesi fa, Bahanga era riuscito a raccogliere oltre 20.000 combattenti pronti a lottare dalla parte di Gheddafi. La sua liquidazione rientrerebbe nell’ottica di una serie di vendette personali tra jihadisti. In proposito, l’ultimo rapporto di Amnesty International denuncia numerose violenze commesse dai ribelli ai danni delle tribù Tuareg, tra cui l’arresto di 200 persone senza alcuna motivazione ufficiale.
Inutili finora le esortazioni di Washington a tenere a bada le istanze fondamentaliste. L’appoggio incondizionato dell’Occidente al Consiglio di transizione libico potrebbe alla fine rivelarsi un boomerang.

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7 thoughts on “Ombre fondamentaliste sulla nuova Libia

  1. Ciao, non mi è chiaro l’ultimo punto. L’articolo parla di 20.000 armati ma non di jihadisti e che nell’area c’erano al tempo diversi movimenti di jihadisti, il ché risulta anche a me. Hai maggiori informazioni?

    Grazie

    • Ciao, innanzitutto complimenti per il tuo lavoro, seguo con interesse il tuo blog e ho letto i tuoi articoli sugli ultimi volumi di Limes.
      Hai ragione, non si parla di jihadisti. Infatti si tratta di un errore da parte mia: avevo cancellato e poi riscritto velocemente una frase tralasciando di eliminare la parola jihadisti (che come puoi notare compare anche nella riga sotto, ).
      Per il resto, la morte di Ag Bahanga è controversa e i diversi articoli (sia italiani che esteri) che ho letto non offrono una visione concorde. Sebbene in passato avesse dichiarato di voler combattere la presenza di Aqmi nel Sahel, secondo alcune voci aveva stretto legami con i qaidisti per smerciare le armi trafugate dagli arsenali libici, nel pieno caos degli scontri. Se ne parla qui.. Si sa comunque che lui aveva molti nemici tra i capitribù, da un lato perché ne aveva eliminati molti negli anni in cui era uno degli uomini più potenti del Sahel, dall’altro perché aveva rifiutato di aderire ad un accordo di Algeri del 2006.
      Secondo un’altra corrente Aqmi, negli ultimi mesi, ha reclutato diversi giovani tuareg sia nel Mali che nel sud dell’Algeria, per impiegarli come guide nel deserto o autisti. E’ probabile che anche qualche capo tribù abbia scelto di allearsi con i qaidisti, sfruttando la comune rivalità con altri capi ostili all’Aqmi stessa (dunque anche Bahanga) per procedere a vendette personali. Le circostanze poco chiare della sua morte lasciano aperte entrambe le possibilità.
      Personalmente credo di più alla seconda. Non è chiaro (non lo è mai stato) se i tuareg siano alleati di Aqmi o meno, di certo erano alleati di Gheddafi, il quale li finanziava sia in Mali che in Niger, per cui la caduta del qa’id può aver rotto diversi equilibri. Il fatto che diverse tribù abbiano già combattuto al fianco dei movimenti terroristici operanti nella regione (Il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, il Movimento Nigerino per la Giustizia, ecc) mi porta a pensare che potrebbero avere connessioni anche con Aqmi.
      Il tutto, ricondotto nel marasma libico, si traduce in un clima di vendette tribali accompagnato dalla possibilità per i qaidisti di riguadagnare influenza nella regione, dopo essere rimasti finora ai margini dei sommovimenti generati dalla primavera araba.

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