C’era una volta l’era spaziale russa

Il 12 aprile la Russia ha celebrato i 50 anni dell’impresa di Yuri Gagarin ma i tempi in cui Mosca gareggiava con gli Usa nella corsa allo spazio sono ormai uno sbiadito ricordo. Mercoledì 24 agosto la navicella spaziale Progress M-12M, un cargo senza equipaggio che trasportava rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), si è schiantata in Siberia poco dopo il lancio poiché il razzo vettore Soyuz TMA-21 non è riuscito a mandarla in orbita.

La Soyuz ha subito un guasto circa 5 minuti e mezzo dopo il suo lancio dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, precipitando nella provincia meridionale di Altai della Siberia. Un fallimento che ha indotto la Roscosmos, l’Agenzia spaziale russa, a rinviare la prossima missione Soyuz TMA-22, originariamente prevista per il 22 settembre.
Il fallimento della missione non è che l’ultima di una serie di disavventure in cui è incappato il programma spaziale russo, qui riassunte:

5 dicembre 2010: tre satelliti fondamentali per il completamento del sistema di navigazione russo GLONASS-K (concorrente del più noto sistema GPS) sono caduti nel Pacifico, al largo delle Hawaii, poco dopo il loro lancio. La perdita è stata stimata in 4 miliardi di rubli (138 milioni di dollari). Un’indagine interna ha individuato la causa in un errore di programmazione nella quantità di combustibile del razzo.
1 Febbraio 2011: il Geo-IK 2, importante satellite militare che avrebbe permesso di disegnare una mappa tridimensionale della Terra per l’individuazione precisa degli obiettivi sensibili, è finito fuori orbita subito dopo il lancio su un razzo Rokot. Si è anche parlato di “interferenze elettromagnetiche” ad opera di una potenza straniera per sabotare l’operazione. In seguito si è scoperto che il razzo aveva perso l’orientamento verso il sole, con la conseguente mancanza della corrente necessaria per raggiungere la posizione.
30 marzo 2011: Roscosmos rinvia una missione con equipaggio a bordo della ISS a causa di un inconveniente con i sistemi di comunicazione della navicella Soyuz. La missione viene completata il 5 aprile, ma i vertici della Federazione russa, che avevano scelto di presenziare al lancio del 30 marzo a due settimane dal cinquantenario del volo di Gagarin, hanno espresso un secco disappunto.
18 agosto 2011: Il satellite Express-AM4, lanciato su un razzo Proton-M per fornire servizi di televisione digitale, telefono e internet in tutta la Russia, finisce fuori orbita per un errore analogo a quello occorso al Geo-IK 2. Si tratta del satellite per telecomunicazioni più potente mai costruito in Europa; la perdita economia è stimata in 7,5 miliardi di rubli (260 milioni di dollari).
24 agosto 2011: Il veicolo Progress M-12M si schianta in Siberia poco dopo il lancio.

Nel corso delle celebrazioni del 12 aprile, il presidente Medvedev ha ribadito che l’esplorazione dello spazio rimane una priorità per la Russia. Ripercorrendo la cronologia dell’era spaziale, notiamo subito che dopo i fuochi d’artificio iniziali (il lancio dello Sputnik e il colo di Gagarin) Mosca è stata presto superata dalle imprese made in Usa, tra le quali spicca il programma Apollo che ha condotto allo sbarco sulla Luna. Ad oggi, però, il gigante eurasiatico resta l’unica nazione in grado di spedire cosmonauti sulla ISS.
L’elenco di disavventure è costato il posto ad Anatoly Perminov, direttore di Roscosmos, rimosso da Putin e sostituito con il viceministro della Difesa Vladimir Popovkin lo scorso 29 aprile. Una mossa che palesa quanto sia profonda la frustrazione del Cremlino di fronte ripetuti flop, ma che non ha finora impresso una svolta a questa imbarazzante situazione.