L’Ucraina aumenta le esportazioni di armi in Africa

Dalla sua indipendenza vent’anni, ci sono due cose che l’Ucraina ha ereditato dall’Unione Sovietica: Chernobyl e l’industria pesante. Fabbriche che producono acciaio, macchinari, veicoli. E armi.
Solo nel 2010 il volume di armamenti esportati in Africa ha raggiunto quota 956,7 milioni di dollari, con un incremento di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Aumento che fa il paio con quello del 2009 rispetto al 2008 (+14%). Lo ha reso noto l’Avvocatura dello Stato per il controllo delle esportazioni, in merito al portafoglio dei contratti firmati dalla compagnia d’export statale Ukrspetsexport.
Un buon risultato per un’economia che cerca di risollevarsi dalla crisi globale, che nel 2009 provocò una contrazione del PIL reale del 15,2%. Ad affossare il Paese contribuì anche il crollo del prezzo dell’acciaio, di cui l’Ucraina (soprattutto la parte Est, a maggioranza russa) è produttore ed esportatore.

Ma ogni luce ha la sua ombra. Secondo il quotidiano economico Kommersant-Ucraina, i principali acquirenti nel Continente nero sono il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. Paesi cioè impegnati in guerre civili e repressioni.
Nel dettaglio, i due regimi hanno acquistato un totale di 250 carri armati modello T-55 e T-72.  Quest’ultimo, prodotto in Unione Sovietica sia dal 1970, negli anni è stato ampiamente esportato in molte nazioni africane, asiatiche e mediorientali. Il Sudan ha anche acquistato lanciarazzi multipli Grad da 122 mm, obici semoventi 2S1 Gvozdika da 152 mm e altri 1S3 Akatsia da 82 mm, mortai e una massa di armi di piccolo calibro, tra cui 10.000 fucili d’assalto Kalashnikov AK-47.
Inoltre, il mese scorso Ukrspetsexport ha firmato un contratto da 100 milioni di dollari con l’Etiopia per la fornitura di oltre 200 carri armati T-72: si tratta di uno dei maggiori accordi siglati dalla compagnia negli ultimi 15 anni. E gli introiti sono destinati a crescere nel tempo perché il patto prevede l’esclusiva dell’azienda per quanto riguardo la riparazione e la manutenzione dei veicoli.

Tuttavia, il business delle armi con regimi repressivi non poteva non suscitare critiche, sia interne che esterne al Paese.
Non si tratta solo di movimenti pacifisti che rimproverano al governo di fare affari con i dittatori. L’ex direttore di Ukrspetsexport Sergei Bondarchuk ha duramente criticato i dati dell’Avvocatura dello Stato, che a suo dire sarebbero irrealistici. Secondo Bodarchuk, l’unico accordo di rilievo firmato dalla compagnia quest’anno è un’opzione esercitata su un precedente contratto con il Sudan, mentre il resto delle consegne in corso riguarda contratti firmati negli anni precedenti, quando lui ricopriva l’incarico di direttore.

Balletto di cifre a parte, di fatto l’Ucraina sta alimentando l’instabilità del continente, dove peraltro l’Occidente e le Nazioni Unite sono impegnati in diverse missioni umanitarie e di peacekeeping.
I documenti pubblicati da Wikileaks testimoniano la preoccupazione espressa dagli Stati Uniti per le esportazioni di armi ucraine verso nazioni africane. Nel corso dei colloqui bilaterali a Kiev nel novembre 2009, ad esempio, il governo ucraino assicurò agli Usa la riduzione delle proprie esportazioni belliche in Africa; pochi giorni dopo il funzionario Usa Vann Van Diepen, viceassistente del Segretario di Stato Clinton, scrisse che Ukrspetsexport aveva venduto carri armati al Sudan, nonostante le garanzie in senso contrario. Van Diepen si riferiva ad una partita di carri armati T-72 scaricata in Kenya e poi spedita via treno in Sud Sudan. Il tutto testimoniato da immagini satellitari.

Annunci