Non si ferma il traffico clandestino di uranio nell’ex Urss

di Luca Troiano

1. Mesi fa avevo segnalato una notizia, comparsa sul Guardian e totalmente ignorata dalla stampa italiana, dell’arresto di due uomini in possesso di una modesta quantità di uranio arricchito a scopi militari*.
Ora la storia si ripete. Mercoledì 6 luglio, nella capitale Chisinau, la polizia moldava ha arrestato sei sospetti trafficanti di materiale radioattivo, i quali cercavano un acquirente per una partita di uranio 235.
L’arresto è la conclusione di una vasta indagine che ha coinvolto le autorità inquirenti di diversi Paesi, tra i quali Germania, Ucraina e Stati Uniti. Secondo il procuratore generale Vitalie Briceag, i sei uomini avevano già trovato un potenziale cliente: probabilmente un cittadino di un paese musulmano in Africa.
Non è la prima volta che le forze di sicurezza moldave sequestrano uranio arricchito. Già nell’agosto 2010, la polizia aveva intercettato un container con 1,8 chilogrammi di uranio 238, che un gruppo di trafficanti aveva in programma di vendere per nove milioni di euro.

2. Dalla caduta del blocco comunista, gli esperti hanno emesso ripetuti avvertimenti circa i rischi posti dal traffico di questo materiale nelle ex repubbliche sovietiche. Solo nel Caucaso, si sono registrati ben ventuno episodi di sequestro dalla dissoluzione.
Durante l’era sovietica, il Cremlino aveva accumulato una notevole riserva di uranio sia per scopi civili che militari. Con il crollo dell’Unione nel 1991, gli arsenali nucleari sono finiti nel mirino del terrorismo internazionale. Nonostante negli anni Novanta si rincorressero numerose voci su presunti furti di uranio arricchito, non esistono prove che ci sia stato davvero un contrabbando di materiale fissile.
Non esistono dati precisi sull’uranio detenuto nei magazzini russi, né sulle quantità sottratte nel corso degli anni. In altre parole, non c’è mai stato un inventario. Secondo i dati del Ministero degli Interni russo, comunque, nel periodo 1993-2005 sono stati registrati circa 300 casi tra furti e circolazione illegale di sostanze radioattive. Molto probabilmente, la gran parte dei furti si è concentrata primi anni Novanta, quando una grande quantità di materiale scomparve dai magazzini. È impossibile però stabilire quanto uranio sia stato sottratto.

3. Il sequestro di Chisinau è l’ennesima, inquietante dimostrazione di quanto sia facile trafficare materiali radioattivi, soprattutto nell’ex Urss. Basta trovare un laboratorio poco sorvegliato, e nella Russia postsovietica quelli incustoditi (se non addirittura abbandonati) non mancano. Contrariamente a quanto si crede, la costruzione di ordigni nucleari è un’operazione tutt’altro che complicata: un qualunque laureato in fisica ci riuscirebbe**. In altre parole, uranio arricchito e il plutonio sono materiali difficili da reperire, ma sono gli unici componenti necessari per fabbricare un ordigno nucleare. Il know-how richiesto è abbastanza diffuso, e le strumentazioni occorrenti sono ridotte all’essenziale. Video di istruzioni sono addirittura presenti su Youtube e altri siti di uploading video. Una volta individuati sia una fonte di materiale che i canali idonei al trasferimento, il traffico può avere luogo, con effetti potenzialmente incalcolabili.

* Quell’uranio in un pacchetto di sigarette
** Per saperne di più si veda qui 

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