Quello che tutti sapevano: l’Iran contrabbanda armi in Iraq

di Luca Troiano

Negli ultimi mesi l’esercito iraniano avrebbe fornito armi di contrabbando agli insorti in Iraq e Afghanistan per accelerare il ritiro degli Stati Uniti.
La notizia è del Wall Street Journal. Secondo il giornale le armi e i proiettili inviati dal corpo dei pasdaran avrebbero già ucciso soldati americani. Gli iraniani avrebbero anche consegnato razzi a lungo raggio ai taliban in Afghanistan, aumentando la capacità bellica degli insorti in modo da colpire le postazioni Isaf da maggiore distanza.
Accuse definite “ridicole” dal Ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi. Secondo Teheran si tratta di chiaro tentativo degli americani di scaricare sugli altri le colpe dei propri errori.

Ma a credere che Teheran sia coinvolta è anche il comandante della forze Usa, l’ammiraglio Mike Mullen. Secondo l’ufficiale, l’Iran sta intensificando il suo sostegno ai militanti sciiti. Tre anni fa il regime iraniano aveva preso la decisione di defilarsi dal conflitto, ed è in parte la ragione per cui gli attacchi dei ribelli si erano smorzati. Ora l’Iran avrebbe di nuovo mutato atteggiamento, aumentando il suo coinvolgimento negli affari di Baghdad. Mullen ha aggiunto che le forniture agli insorti comprendono anche armi ad alta tecnologia, come mortai lanciarazzi e proiettili perforanti.

In Iraq le cose non vanno bene. I dati dei ministeri degli interni e della difesa iracheni dicono che nel mese di giugno nel Paese si sono registrate 271 vittime: 155 civili, 77 poliziotti e 39 soldati; il più alto numero da settembre. Nin maggio erano state 177. Anche per i militari Usa è stato il mese più cruento degli ultimi tre anni anni: 14 i soldati caduti. Per le forze Usa è stato il bilancio più pesante dal giugno 2008, quando i soldati americani uccisi furono 23.
Il governo di Baghdad accusa al-Qa’ida per la maggior parte degli attentati, mentre l’esercito americano accusa i gruppi sciiti legati all’Iran per gli attacchi ai propri militari. La maggior parte dei soldati americani uccisi nel mese di giugno è morto a lanci di razzi contro le basi militari, o da bombe che hanno colpito i loro convogli.

Le forze americane dovrebbero lasciare l’Iraq entro il 31 dicembre di quest’anno, ma una serie di recenti attacchi nel Paese arabo rende incerto il futuro*. Il governo di Baghdad sta perciò negoziando con gli Stati Uniti un eventuale prolungamento della missione, ma le trattative si stanno rivelando complicate. Pesa ancora la vicenda dei 6,6 miliardi di dollari (17, secondo il governo iracheno) destinati alla ricostruzione e misteriosamente svaniti, forse finiti nelle tasche di funzionari (americani) corrotti. D’altro canto, gli alti gradi delle forze Usa hanno espresso il lororammarico per la recente assoluzione di tre iracheni sospettati di aver piazzato una bomba in una strada di Baghdad.
In un contesto diplomatico sempre più difficile, l’Iran rappresenta una minaccia.
Il Paese degli ayatollah punta sulla minoranza sciita, concentrata soprattutto a Sud, per incrementare la propria influenza nel Paese. Un governo vicino amico, per di più situato proprio al centro della regione mediorientale, amplificherebbe la profondità strategica di Teheran al massimo. Vanificando otto anni di impegno americano in una guerra iniziata male e finita (forse) peggio.

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