Messico, la mappa dei cartelli

Scritto da Piero innocenti – PeaceReporter

Attualmente sono sette i cartelli più quotati in Messico. Il più importante – e il più violento – è ancora quello del Golfo. Il suo leader, Osiel Cardenas Guillen, dirige l’organizzazione da un carcere americano dove si trova recluso da circa cinque anni. Un ruolo di primo piano nell’organizzazione era stato assunto, negli ultimi due anni, da Alberto Sanchez Hinojosa (detto “El Tony”). Questi è stato arrestato dalla polizia messicana il 5 settembre 2008 a Tabasco, nel sud del paese, dopo che, a luglio, nelle acque del Pacifico, a Salina Cruz, era stato bloccato un sottomarino carico di oltre cinque tonnellate di cocaina colombiana destinata al cartello del Golfo.

L’arresto, a suo tempo, di Cardenas Guillen aveva provocato una guerra tra i vari cartelli per la spartizione del mercato. Una tregua si è avuta con un accordo raggiunto con il cartello di Tijuana, gestito dai fratelli Ramon e Javier Arellano Felix (quest’ultimo, soprannominato “El Tigrillo”, è stato catturato dalla Polizia nell’agosto del 2006). Il “braccio armato” del cartello del Golfo è costituito da un gruppo di paramilitari, ex appartenenti alle forze armate, denominato Los Zetas (è per questo che il cartello, talvolta, viene indicato col nome di Golfo-Zeta). Il recente attentato a Morelia (vedi art. p.28, ndr.), capitale dello Stato di Michoacan, con l’uso di bombe che hanno causato la morte di nove persone ed il ferimento di oltre cento, rischia di riaccendere un conflitto tra cartelli, in realtà mai sedato. Il grave atto sarebbe attribuibile a un gruppo legato al cartello del Golfo, già evidenziatosi per omicidi efferati, con decapitazioni e mutilazioni, avvenuti nella stessa capitale. Il cartello del Golfo ha rapporti di affari molto stretti con gruppi di narcos guatemaltechi; tra questi si evidenziano “los Mendoza” e “los Lorenzana”. La situazione al confine con il Guatemala è diventata talmente preoccupante per i traffici di droga che il Governo ha deciso l’invio nell’ottobre 2008 di un contingente di soldati per il pattugliamento di dodici zone, indicate come “pasos ciegos”, perché interessate da traffici illeciti.

Il cartello di Tijuana controlla i circa tremila chilometri del confine con gli Stati Uniti. I fratelli Arellano furono accusati, tra l’altro, dell’omicidio del cardinale di Guadalajara, Juan Jesus Posadas Campos, avvenuto in questa città il 24 maggio 1993, forse per sbaglio, durante un conflitto a fuoco con appartenenti al cartello di Sinaloa. Il nostro pagherebbe cifre milionarie nella corruzione della polizia e di altre autorità. Dal carcere di “alta sicurezza” La Palma, di Almoloya (Stato del Messico), dove si trova attualmente recluso, Arellano continua a dirigere la propria organizzazione che si ritiene “alleata” con il cartello del Golfo.

Il cartello di Sinaloa (o cartello del Pacifico) ha come capi Ignacio Coronel Villareal e Joaquin Guzman Lorea detto anche “El Chapo”, famoso anche per l’evasione, nel 2001, da un carcere, sempre di “massima sicurezza”. Il cartello si è sviluppato intorno agli anni Novanta e oggi esercita un controllo sul mercato delle droghe in ben diciassette Stati messicani. Che gli affari vadano bene si può rilevare anche dal recente sequestro (14 settembre 2008), in un colpo solo, di oltre 26 milioni di dollari in contanti, effettuato da reparti dell’esercito a Culiacan Rosales, capitale di Sinaloa, durante un’operazione antidroga. Si è trattato del secondo maggior sequestro di denaro contante nella lotta alla criminalità organizzata: il sequestro record, che portò all’arresto di due persone di origine asiatica, risale al marzo 2007, con 205 milioni di dollari in contanti, destinati al pagamento di un’ingente spedizione di precursori chimici. Il malloppo del sequestro di settembre era invece in possesso di un imprenditore cinese inserito in un gruppo criminale specializzato nei traffici di efedrina e di precursori chimici. Alcuni osservatori hanno attribuito l’escalation di omicidi, registrata nei primi mesi del 2008, a una conflittualità interna al cartello dovuta a nuovi equilibri che si stanno cercando di ricostruire. Che Ciudad Juarez sia una città pericolosa lo testimonia il ritrovamento di trentatré cadaveri, sezionati, in un cortile del quartiere La Cuesta, in concomitanza con un’operazione di polizia che aveva portato al sequestro di una tonnellata e mezzo di marijuana. L’episodio è del marzo di quest’anno. Che la situazione sul piano del contrasto alla criminalità sia incontrollabile, lo testimoniano anche le ultime notizie – 7 ottobre 2008 – fornite dalla magistratura messicana, che danno conto di sedici persone assassinate a Ciudad Juarez e a Chihuahua per scontri fra i cartelli della droga.

Il cartello vanta moltissimi fatti di sangue e di violenza attribuiti alla propria unità paramilitare denominata “Los Negros”, attivata per contrastare le operazioni del cartello del Golfo. Si ritiene collegato strategicamente con il cartello di Juarez.

È la famiglia di Carrillo Fuentes a rappresentare l’ossatura del cartello di Juarez, le cui origini risalgono agli anni Ottanta, quando il suo capo era Amado Carrillo Fuentes, soprannominato “il signore dei cieli” (per i grandi quantitativi di cocaina trasportati utilizzando piccoli aerei), personaggio molto discreto, morto nel 1997 in una clinica messicana durante un intervento di chirurgia plastica per cambiare i lineamenti del volto.

Il cartello Milenio è emerso nelle indagini, per la prima volta, nel 1999, quando fu arrestato Gilberto Garza Garcia, soprannominato “El Guero”, elemento importante del cartello di Juarez. Da lui la Polizia apprese dellapresenza dei fratelli Valencia che trafficavano in cocaina utilizzando la flotta di imbarcazioni per la pesca del tonno. Nonostante l’arresto di Armando Valencia, meglio noto come “El Maradona”, avvenuto nell’agosto 2003, l’organizzazione è in continua espansione e i suoi centri operativi più importanti sono quelli di Michoacan, Aguililla, Jalisco e Guadalajara.

I fratelli Josè de Jesus, Luis Ignacio e Adàn Amezcua Contreras, meglio noti come “los reyes de las metanfetaminas” (“i signori delle droghe sintetiche”), sono i padroni del cartello di Colima. Dalla prigione di Jalisco, dove dovrebbero “alloggiare” per una cinquantina di anni per condanne subite, i Contreras, come in molti casi analoghi, seguono in prima persona i loro affari sempre meglio remunerati per il progressivo aumento del consumo di anfetamine che si va registrando in tutto il Messico.

L’organizzazione, infine, di Pedro Diaz Parada – il cartello di Oaxaca – ha un buon mercato in almeno sette Stati ed è specializzata nel commercio di marijuana in particolare nell’istmo di Oaxaca. Arrestato per ben due volte, Pedro Parada è sempre riuscito ad evadere e, sino ad oggi, non è stato ancora ripreso.

A questi sette cartelli, secondo alcuni analisti, occorrerebbe aggiungere l’organizzazione (il cartello di Jalisco) guidata dal colombiano Juan Diego Espinosa Ramirez (detto “el Tigre”) e dalla sua compagna, la messicana Sandra Avila Beltran (conosciuta come “la Reina del Pacifico”), arrestata nel dicembre 2007. La disinvoltura evidenziata dai cartelli messicani nelle strategie e nelle alleanze, il ricorso a forme di violenza incomparabili, la flessibilità nell’individuare sempre nuove rotte e nello stringere nuovi legami allorché la rete perde qualche maglia e subisce qualche strappo in seguito a qualche operazione di polizia, il condizionamento esercitato nei confronti degli apparati politici e di polizia dimostrano, ogni giorno di più, che la criminalità mafiosa messicana sta portando il paese verso una situazione di irrecuperabile crisi democratica.

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