Nonostante Fukushima la corsa al nucleare continua

Nonostante l’incidente di Fukushima, nel mondo la produzione di energia nucleare è in aumento. La World Nuclear Association, citando fonti dell’Iaea, fa sapere che nel 2010 si è registrato un rialzo del 2,8% rispetto al 2009: 2,63 miliardi di kwh contro 2,558 miliardi.
L’incremento è dovuto all’entrata in funzione di 5 nuovi reattori, per un totale di 3722 Mw: Rostov 2 in Russia, Rajasthan 6 in India, Ling Ao 3 e Qinshan II-3 in Cina e Shin Kori 1 in Corea del Sud.

Per il 2011 è previsto un lieve calo in conseguenza del terremoto-maremoto in Giappone, che ha comportato la chiusura definitiva di Fukushima Daiichi, e quella temporanea di altri 31 reattori su 55. Inoltre in Germania sono appena stati chiusi 8 tra i reattori più obsoleti.
Si tratterà solo di una parentesi: il rapporto The Future of Nuclear Energy dell’Economist evidenzia un trend al rialzo nel medio-lungo termine. La scelta della Germania di dismettere tutte le centrali entro il 2022 sarà infatti compensata da nuovi impianti pianificati in Francia e negli Stati Uniti, per non parlare degli oltre 60, tra progettati e in costruzione, promossi dalla Cina. E sarà proprio il Dragone asiatico a trainare il nucleare a livello globale.

Il rapporto afferma che i primi 10 Paesi per energia prodotta dall’atomo (Stati Uniti, Francia, Giappone, Russia, Germania, Corea del Sud, Ucraina, Canada, Regno Unito e Cina) passeranno dai 319.800 Mw del 2010 a 351.200 nel 2015 e a 405.200 nel 2020. A conti fatti, un +27% in 10 anni.
In più, sottolinea il rapporto, va anche considerato l’interesse verso il nucleare da parte di vari Paesi in via di sviluppo, tra cui l’Indonesia. La conclusione è che il futuro dell’energia nucleare “sembra effettivamente un rinascimento”. L’onta popolare che ha indotto Germania e Svizzera (e in prospettiva, l’Italia) non è bastata ad arrestare la proliferazione di centrali. Non a caso il sottotitolo del documento è “Un passo indietro, due in avanti“.

Al gennaio 2011, nel mondo erano attivi 442 reattori nucleari, per una potenza totale di 374.914 Mw. Altri 65 reattori sono attualmente in costruzione, per ulteriori 62.862 Mw. Dal computo vanno adesso sottratti il reattore di Fukushima Daiichi e gli altri la cui attività è temporaneamente sospesa in seguito ai noti eventi dell’11 marzo.
I Paesi dotati di centrali nucleari sono 31. In cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, sia come numero di reattori sia come potenza complessiva: 104 reattori per 100.683 Mw. Seguono la Francia (59 reattori, 63.130 Mw) e il Giappone (54 reattori, 46.823 Mw). In fondo, con un solo reattore in attività, Slovenia, Olanda e Armenia.

Quasi tutti gli impianti in funzione sono di seconda generazione: fanno eccezione solo 4 reattori di prima, nelle centrali britanniche di Oldbury e Wylfa, e 4 di terza nelle centrali giapponesi di Kashiwazaki-Kariwa, Hamaoka e Shika.
Il modello più diffuso è il PWR (ad acqua pressurizzata) con 269 reattori, pari al 61% del totale e al 66% della potenza complessiva. Seguono il BWR (ad acqua bollente) con 92 reattori e il Candu (modello canadese ad acqua pesante pressurizzata con 47 reattori.
Fra i reattori in costruzione c’è in testa la Cina, con 26 reattori per 27.230 Mw totali. Seguono Russia con 11 (9153 Mw), Corea del Sud e India con 5 (rispettivamente per 5560 e 3564 Mw).

In Europa i reattori attivi sono 195, per una potenza complessiva di 169.972 Mw. Vanno aggiunti altri 19 reattori in costruzione in 6 Paesi, per una potenza di ulteriori 16.941 Mw.
I Paesi europei dotati di centrali nucleari sono 17, di cui 14 appartenenti all’Unione Europea (gli altri tre sono Russia, Ucraina e Svizzera). Il Paese con il maggior numero di reattori è la Francia, con 59, per una potenza di 63.130 Mw. Segue la Russia con 32 reattori per 22.693 Mw (ad onor del vero 5 reattori, sebbene conteggiati in Europa, si trovano nel territorio asiatico del Paese). Terzo posto per la Germania (17 reattori, 20.490 Mw), al quarto il Regno Unito (19 reattori, 10.137 Mw) e al quinto l’Ucraina (15 reattori, 13.107 Mw).

Per quanto riguarda la percentuale di elettricità prodotta attraverso il nucleare, in cima alla classifica c’è la Francia con il 75,2%. Seguono la Slovacchia con il 53,5%, il Belgio con il 51,7% e l’Ucraina con il 48,6%.
Il sito World Nuclear News segnala che nel 2010 sono stati avviati i lavori per 13 nuovi reattori, per un totale di 15.218 Mw. I nuovi cantieri erano stati 10 nel 2007 e nel 2008, e 11 nel 2009. Secondo l’Iaea, di questo passo dal 2012 entreranno in funzione 10 nuovi reattori all’anno (ai livelli del 1990), e dal 2015 più di un reattore al mese.

Dei 13 nuovi cantieri, ben 8 sono in Cina: Fuqing 3, Ningde 3, Taishan 2, Changjiang 1, Haiyang 2, Fangchenggang 1, Yangjiang 3 e Changjiang 2. Si segnala altresì l’avvio della costruzione di due reattori indiani (Kakrapar 3 e 4), che rafforzano il primato asiatico nella corsa al nuclare.
Lavori in corso anche Russia per due reattori (Leningrad II 2 e Rostov 4) e in Brasile (Angra 3). Il Giappone, infine, ha annunciato di aver ripreso la costruzione della centrale di Ohma (1383 Mw), iniziata nel 2008 ma sospesa poco tempo dopo.


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