La Cina ammette i problemi con la Diga delle Tre Gole

Posizione della diga delle Tre Gole

1. Abbandonando per una volta la sua consueta omertà istituzionale, domenica la Cina ha riconosciuto i problemi di gestione dell’imponente Diga delle Tre Gole, la più grande fonte di energia idroelettrica al mondo.
L’agenzia stampa statale Xinhua ha reso noto che il China’s National Audit Office ha condotto una lunga indagine al riguardo, stilando un elenco di 31 “problemi finanziari” relativi a contabilità, gestione finanziaria, investimenti, e gestione aziendale. In realtà la questione è più seria e riguarda la gestione stessa dell’intero progetto.
Anche se il progetto delle Tre Gole offre enormi benefici completi,” recita il comunicato stampa, “sussistono ancora alcuni problemi urgenti da risolvere, quali il trasferimento regolare dei residenti, la tutela ecologica e la prevenzione di possibili calamità idrogeologiche“. La maggior parte degli interventi collegati al progetto in discussione è in programma in zona montuosa sudoccidentale del Paese, caratterizzata da un elevato rischio sismico.
Nel mese di aprile, il viceministro delle risorse idriche, Hu Siyi, ha riconosciuto che l’eventualità di terremoti e altre calamità naturali rappresenta il più grande ostacolo alla costruzione di dighe nel sudovest, aggiungendo che lo studio di misure idonee a formulare un progetto a prova di inondazioni, terremoti e altre calamità naturali è diventato una questione di “crescente preoccupazione pubblica”.

2. Le difficoltà attuali sono la conseguenza di un periodo di siccità di cinque mesi a cavallo tra la fine del 2010 e la primavera di inizio anno, che secondo i rapporti statali avrebbe gravemente colpito 4,2 milioni di persone. Per affrontare l’emergenza, le autorità hanno incrementato i volumi di scarico dal bacino delle Tre Gole, irrorando i territori circostanti.
Le autorità hanno aumentato la portata degli scarichi a 10.000 metri cubi al secondo, circa 3.000 in più rispetto ai volumi di afflusso, nel periodo dal 20 al 24 maggio, aumentandola il tasso fino a 12.000 per altre due settimane, dal 25 maggio al 10 giugno. Ma la brusca caduta del livello delle acque potrebbe causare frane o smottamenti.
L’afflusso d’acqua inettato nello Yangtze ha destabilizzato il suo corso per centinaia di chilometri, innescando frane massicce,” ha dichiarato sul suo blog Peter Bosshard, studioso dell’International Rivers, una ong con sede in California che dal 1985 si occupa della difesa dell’ambiente, con particolare attenzione alle risorse fluviali nei paesi in via di sviluppo. “Una lezione chiave del Progetto delle Tre Gole è che le dighe possono avere gravi effetti geologici“, secondo Bosshard.
La Diga delle Tre Gole, completata nel 2006 e facente parte di un complesso ultimato nel 2009, ha un’altezza di 185 metri ed una lunghezza complessiva di 2309,47. Il bacino è lungo più di 600 chilometri e contiene 22 miliardi di metri cubi d’acqua, con una capienza massima di 39 miliardi. La centrale elettrica è dotata di 26 turbine, ciascuna di 700 MW di potenza nominale per un totale di 18,2 GW. La produzione annua stimata è attorno ai 305.000 TJ ovvero 84,7 TWh annui cioè circa il 3% dell’energia elettrica consumata in Cina, che corrispondono a circa 140 milioni di barili di petrolio. In totale è costata 23 miliardi di dollari. Per realizzarla, dal 1994 è stato necessario evacuare 116 città e 1.350 villaggi, poi sommersi dal suo immenso bacino, per un totale di 1,4 milioni di sfollati. Si prevede che altre 400.000 persone saranno trasferite nel periodo 2008-2023.
Non sono state solo le popolazioni a sopportare disagi. Con la diga anche la Natura stessa ha subito dei profondi cambiamenti. Molte specie animali e vegetali sono scomparse o scompariranno a causa della distruzione degli habitat in cui vivono a causa dell’inquinamento provocato dalle industrie locali e dall’eccessivo traffico navale.
Non solo. Per quanto sembri incredibile, gli scienziati della NASA Richard Chao e Benjamin Gross hanno calcolato che la grande massa d’acqua che si accumulerà nella diga a un’altezza superiore a quella precedente, causerà una diminuzione della velocità di rotazione della Terra, e quindi a un allungamento della durata del giorno, seppur di un valore infinitesimale stimato in 60 miliardesimi di secondo.

3. Per la Cina la posta in gioco è alta. Da un lato c’è il rischio di perdere 140 GW di capacità idroelettrica, ossia l’obiettivo al quale le autorità di Pechino puntano per i prossimi cinque anni. Dall’altro c’è il crescente fabbisogno alimentare del Paese, il cui andamento potrebbe far vacillare gli equilibri dell’intero pianeta. In Cina l’irrigazione garantisce il 70% della propria produzione alimentare, per cui se per qualche ragione l’acqua dovesse mancare, la conseguente domanda di cereali da parte di un Paese da 1,3 miliardi finirebbe per sconvolgere il mercato globale.
In teoria le dighe assicurano enormi riserve d’acqua nei periodi di siccità (è il caso attuale delle Tre Gole), eppure il mondo industrializzato le ha messe al bando da alcuni anni. Solo in America Latina, Africa e Cina si registrano nuovi progetti al riguardo. Ma se nei primi due casi erigere dighe è il frutto di un connubio tra le megalomania dei governanti e i ricchi appalti per le imprese straniere, nella Terra di mezzo rappresentano ancora il più massiccio strumento di pianificazione strategica.
La tentazione di piegare la Natura al proprio volere è una costante nelle politiche della Pechino post (neo?) imperiale. Nel 1900 in tutto il mondo non esisteva neppure una diga alta più di 15 metri; nel 1950 ve ne erano già 5270, di cui solo due in Cina; nel 1980 il loro numero era salito a 36.562, di cui circa 18.820 in Cina.
E le autorità cinesi non hanno mai reso noti i dati riguardo a crolli e incidenti.


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