Okinawa, dove la gente rifugge le trame nippo-americane

1. Okinawa è un’isola ricca di storia e significati. Situata a largo dell’Oceano Pacifico, lì risiede la quella che statisticamente è la popolazione più longeva del mondo. Lì nacque l’arte marziale per eccellenza, il karate. Lì, nel 1945, fu combattuta dai giapponesi l’ultima battaglia prima dell’invasione della madre patria. E lì, da allora, ha sede un’importante base militare americana, da anni oggetto di discordia nei rapporti tra Washington e Tokyo.
I cablogrammi pubblicati da WikiLeaks lo scorso marzo rivelano che nell’ottobre 2009, ossia un mese dopo l’insediamento del governo di Yukio Hatoyama in Giappone, alcuni funzionari americani lamentavano ai loro omologhi del Sol Levante una questione di lunga data: la nuova base militare nell’isola di Okinawa, i cui piani sono da tempo in fase di stallo.
Secondo il verbale di una riunione confidenziale tra il governo nipponico e l’ambasciata americana a Tokyo, inviato a Washington da Kurt M. Campbell1, la costruzione di una nuova base aerea nell’isola del Pacifico sarebbe necessaria per riequilibrare la crescente crescente forza militare della Cina. Un argomento, aggiunge Campbell, di cui non si può discutere pubblicamente, “per ovvie ragioni”.
Pochi mesi dopo, il signor Campbell rincara la dose, affermando che a causa delle potenziali minacce provenienti dalla Corea del Nord2, per America e Giappone la costa Pacifica sta attraversando la fase più critica sul fronte della sicurezza da cinquant’anni a questa parte. Il funzionario ammette che aprire un pubblico dibattito sull’importanza della presenza militare Usa ad Okinawa avrebbe aiutato la popolazione dell’isola a comprendere la necessità di costruire un nuovo impianto, ma nei piani americani l’esigenza di non irritare la Cina è più importante del consenso della gente.
Ad indispettire l’opinione pubblica nipponica (e in particolare di Okinawa) sono state le parole di un altro funzionario Usa, Kevin Maher, ex console generale a Okinawa e in seguito direttore degli affari in Giappone presso il Dipartimento di Stato, il quale lo scorso dicembre aveva definito la prefettura dell’isola “pigra” e aveva esortato i politici locali a risolvere la questione con ogni mezzo, anche a costo di “un’estorsione” nei confronti della popolazione dell’isola. In seguito alla pubblicazione di questi messaggi ad opera del quotidiano Asahi Shimbun nei primi di marzo, Maher è stato immediatamente rimosso dall’incarico3.

2. Okinawa è sede di un massiccio contingente americano fin dagli anni Cinquanta, quando contemporaneamente al trattato di pace di San Francisco, Usa e Giappone firmarono un accordo di mutua cooperazione e sicurezza, poi perfezionato negli anni, il quale affidava a Washington la difesa dell’arcipelago. L’accordo si tradusse nel posizionamento (all’insaputa dell’opinione pubblica locale e in violazione della Costituzione) di una serie di basi militari attrezzate con armi atomiche, tra cui quella di Okinawa. Perlomeno questo è quanto reso noto in un dossier pubblicato durante il premierato di Hatoyama.
Nonostante la presenza militare americana abbia portato soldi e sviluppo sull’isola, da tempo gli abitanti di Okinawa si oppongono al mantenimento delle forze Usa sulla loro terra. Ad inasprire l’ostilità verso i militari hanno contribuito alcuni casi di violenza sessuale che hanno visto coinvolti soldati e tecnici americani4.
Nel 2006 i governi giapponese ed americano avevano firmato un accordo per riorganizzare le installazioni militari Usa, riducendo una delle basi sull’isola, quella di Futenma, obsoleta e sovraffollata, per trasferirla in parte alla baia di Henoko. Il piano prevedeva inoltre l’obiettivo di spostare migliaia di marines e le loro famiglie sull’isola di Guam, in parte grazie ad un contributo economico del Giappone. Da quel momento una lunga serie di proteste ha preso piede sull’isola, culminate nella grande dimostrazione del maggio 2010 che vide sfilare in strada migliaia di isolani. Un evento che pochi giorni dopo costò le dimissioni ad Hatoyama, colpevole di non aver mantenuto la promessa di liberare l’isola da tutte le installazioni militari5.
Da anni le relazioni tra Usa e Giappone non sono più così solide. Dopo il crollo del Partito Liberaldemocratico, al potere per oltre mezzo secolo, la nuova coalizione capeggiata dal Partito Democratico sembra privilegiare un riavvicinamento alla Cina, in controtendenza con la tradizionale linea politica del Paese. Washington sta cercando di capire se il Giappone può continuare ad essere il suo principale alleato in Asia. E l’opposizione di Okinawa alla realizzazione dei disegni dall’alto rende ancora più frustranti i negoziati tra i due Paesi.
Oggi le due parti non sono più vicine alla realizzazione del piano di quanto non fossero quando l’accordo è stato firmato.

3. La notizia di questi mitsuyaku (accordi segreti) tra le autorità di Tokyo e quelle di un paese straniero ha fortemente minato la fiducia dei giapponesi nelle proprie istituzioni.
Peraltro, la pubblicazione dei documenti confidenziali è avvenuta negli stessi giorni del disastroso terremoto-maremoto dell’11 marzo, a cui è seguita l’angoscia per le sorti dei reattori di Fukushima. Giorni in cui il popolo ha potuto constatare tutta la debolezza del premier Naoto Kan, a cui bugie e smentite non sono bastate per rassicurare un popolo confuso e annichilito dalla tragedia.
I dispacci pubblicati dal sito di Assange6 mostrano che il numero di marinai e persone a loro carico in procinto di essere trasferiti da Okinawa a Guam è stato appositamente gonfiato per ammorbidire la resistenza dell’opinione pubblica. L’accordo del 2006 parlava dello spostamento di circa 8000 marines e 9000 dipendenti. Ma un cablogramma dell’ambasciata americana nel 2009, ammette che tale numero era stato volutamente sovrastimato, e che in realtà i trasferimenti non avrebbero riguardato più di 3000 persone.
La morale della storia è che anche nelle alte sfere di Tokyo, come nel resto delle democrazia industrializzate, sembra farsi strada l’idea che l’opinione pubblica interna sia un ostacolo per l’azione politica, un fastidio di cui fare a meno. Rivelando l’evidente collusione tra funzionari americani e giapponesi per chiudere la questione Okinawa il più in fretta possibile.

Luca Troiano

4L’episodio più noto avvenne il 4 settembre 1995, quando il marinaio Marcus Gill della US Navy e due fanti di marina degli Stati Uniti, Rodrico Harp e Kendrick Ledet, provenienti da Camp Hansen, base Usa in Okinawa, rapirono e violentarono una ragazza dodicenne mentre si recava a scuola. Tutti e tre furono arrestati, giudicati, condannati per questo crimine.

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