Russia e Abkhazia litigano per i confini


1. Una disputa territoriale ha recentemente peggiorato i rapporti tra Mosca e il suo alleato principale nel Caucaso, la Repubblica separatista georgiana dell’Abkhazia, la cui indipendenza è stata ottenuta attraverso una guerra contro Tbilisi nell’agosto 2008 ed è ttualmente riconosciuta solo dalle autorità russe. Nel tentativo di delimitare i confini di stato con l’Abkhazia, Mosca ha proposto un piano che prevede l’annessione di fatto di circa 160 chilometri quadrati di terra abkhaza. Un’iniziativa ferocemente contrastata dal governo di Sukhumi. Mentre Mosca beneficerebbe di tale espansione territoriale in vista delle Olimpiadi della neve di Sochi, la richiesta all’Abkhazia di cedere parte del suo territorio potrebbe danneggiare le relazioni bilaterali tra Mosca e Sukhumi così come con altri suoi alleati nel Caucaso meridionale.

La controversia riguarda un lembo di terra nel nord-ovest del distretto di Gagra Ritsa, precisamente dell’altopiano intorno al lago. Parte di questo territorio, tra cui il villaggio di Aigba, si trova lungo le rive del fiume Psou. Fin dai tempi dell’Urss, Aigba è stata divisa in due parti, quella meridionale appartenente alla repubblica autonoma d’Abkhazia in Georgia e la parte settentrionale situata entro i confini amministrativi della regione di Krasnodar in Russia. Ora la parte abkhaza insiste nel mantenere delimitazioni di confine durante il periodo sovietico. Nel maggio del 2010, il Parlamento abkhazo ha anche adottato un provvedimento a tal fine. Eppure, secondo la recente presa di posizione di Mosca, la questione intorno all’appartenenza dei territori compresi nel distretto di Gagra è già stata discussa già nell’Ottocento, quando si decise che sarebbero stati considerati come parte della Russia.

2. La ragione ufficiale per cui Mosca vorrebbe mettere le mani sul territorio di Gagra è il controllo delle vie d’accesso al distretto, situato a 15 chilometri da Sochi, consentirebbe di incrementare il livello di sicurezza in vista delle Olimpiadi.

Ma la questione potrebbe sottendere più interessi di quanto sembri a prima vista. Negli ultimi dieci anni, l’interesse per il settore immobiliare in Abkhazia ha attratto buona parte degli oligarchi russi, soprattutto in considerazione dei bassi costi rispetto alle coste russe. A Sochi un appartamento residenziale può costare il doppio che a Mosca. L’Abkhazia rappresenterebbe una solleticante alternativa per i potentati che vogliono godersi le vacanze sul Mar Nero senza spendere eccessivamente.

2. L’iniziativa russa ha scosso gli ambienti abkhazi. Vi è un consenso generale in seno alla società che non un solo centimetro di terra debba essere ceduto alla Russia, perché il popolo abkhazo ha pagato un prezzo troppo alto per conquistarlo. prima della guerra dei 4 giorni (8-12 agosto 2008), l’Abkhazia aveva già affrontato un conflitto con la Georgia all’indomani della dissoluzione dell’Urss (1991-93). Ed anche se il presidente Sergey Bagapsh decidesse di aderire alla proposta di Mosca, c’è da rimarcare che il suo regime non gode del sostegno pubblico necessario per giustificare un tale provvedimento.

L’Abkhazia è consapevole della necessità del sostegno russo. Oltre all’aiuto militare nel 2008, senza il quale la repubblica non avrebbe mai potuto affrancarsi dall’autorità di Tblisi, vi è da ricordare che ad oggi circa il 70% del bilancio statale di Sukhumi è costituito da investimenti provenienti da Mosca. E il resto dell’economia Abkhazia si basa sul business turistico e sull’esportazione di prodotti agricoli, due settori orientati quasi esclusivamente verso i russi. Inoltre tutto il gas e il petrolio sono importati dalla Russia, e il rublo è la moneta generalmente utilizzata in tutti gli scambi. Si ritiene che l’80% della popolazione dell’Abkhazia, e la quasi totalità della popolazione attiva, sia in possesso del passaporto russo. L’esercito abkhazo dipende interamente da forniture dalla Russia. E Soprattutto, l’Abkhazia ospita diverse basi militari russe, ufficialmente per prevenire ogni tentativo georgiano di ripristinare il controllo di Tbilisi sul territorio separatista.

Per l’Abkhazia, la partnership con la Russia è una questione di necessità. Ma sarebbe troppo semplicistico affermare che il rapporto tra i due paesi sia felice e armonioso. Da più parti serpeggia una crescente insoddisfazione per le continue interferenze di Mosca negli affari interni di Sukhumi. Un atteggiamento rivelato soprattutto durante le elezioni locali, in cui il Cremlino ha preso spesso rigorosi provvedimenti per garantire che fossero i suoi prescelti a guidare il Paese. L’Abkhazia assomiglia sempre più ad una provincia autonoma della gigantesca Federazione Russa, de facto l’84esimo oplast del gigante eurasiatico. Una situazione che sta alimentando un certo livello di tensione tra abkhazi e russi, sia turisti che nuovi arrivati. Ma dall’altro lato non pochi giovani nativi Abkhazia, emigrati in Russia per motivi di studio o lavoro e studi in Russia, subiscono quotidianamente l’onta di un crescente sentimento anticaucasico.

Alcuni analisti sostengono che per l’Abkhazia sia giunto il momento di ricambiare i russi per il loro sostegno nella lotta per l’indipendenza. Se la Russia interrompesse la fornitura di energia, gli investimenti in conto di bilancio, o chiudesse le frontiere a studenti e lavoratori provenienti dall’Abkhazia, quest’ultima finirebbe al collasso. Un fatto tenuto ben presente dall’establishment di Sukhumi, soprattutto alla viglia di ogni incontro con Mosca. E’ quindi probabile che una qualche forma di compromesso sarà comunque raggiunta.

3. La questione russo-abkhaza testimonia la volontà di Mosca a preseguire i suoi scopi ad ogni costo, anche quello di ingaggiare un braccio di ferro con i suoi partner più stretti. O ad utilizzerli per favorire una politica estera a iù ampio raggio. In questa prospettiva, la recente visita del presidente abkhazo Bagapsh in Turchia non può essere interpretata come un tentativo da parte di quest’ultimo di ridurre la dipendenza dalla Russia attraverso nuove relazioni bilaterali. Senza l’approvazione russa, né Bagapsh né i suoi ministri possono uscire dai confini dell’Abkhazia. Probabilmente la visita di Bagapsh ad Ankara era parte di un accordo a più ampio potenziale con Mosca. In effetti, Mosca non aveva alcuna ragione evidente per sollevare rivendicazioni territoriali contro l’Abkhazia, se non quello di mettere fretta al governo di Sukhumi in ordine alle decisioni da prendere su non meglio precisate questioni.

Un atteggiamento non proprio morbido verso un Paese alleato, che difficilmente sarà utile nel lungo periodo nella politica di Mosca nel Caucaso meridionale.

La richiesta del Cremlino, infatti, non ha allarmato solo l’Abkhazia. In via informale, anche le cancellerie degli altri Paesi caucasici hanno fatto più di un sussulto. Dopo aver sdoganato l’uso della forza contro la Georgia, sembra essere il pensiero unanime, chi può dire che la Russia non impugnerà nuovamente le armi nella regione per far valere le sue future pretese?

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