Iran – Occidente: la nuova partita si gioca in Africa

Il sequestro di un carico di armi in Nigeria, di provenienza iraniana, ha allarmato le autorità di Lagos. Per Israele le armi erano dirette a Gaza. Per Lagos erano destinate ai dissidenti interni. Intanto il Gambia interrompe le relazioni con Teheran. Ma lo scenario potrebbe allargarsi a tutto il continente. La partita in Africa tra Iran e Occidente è appena iniziata.

1. Mercoledì 17 novembre era in programma allo stadio Nazionale di Teheran la partita tra Iran e Nigeria. All’ultimo momento l’incontro è stato annullato. Perché dalla fine di ottobre l’oggetto del contendere tra i due paesi è un’altra partita. Non di calcio, bensì di armi. E la Nigeria potrebbe essere il nuovo campo di gioco dell’eterna sfida tra Iran e Occidente.
Negli ultimi giorni di ottobre, gli agenti di sicurezza del porto di Apapa, non distante dalla capitale Lagos, annunciano un imponente sequestro di armi. Il carico, stipato in 13 container, era trasportato sulla nave Everest della CMA CGM, battente bandiera delle Isole Marshall. Interrogata dalle autorità nigeriane, la società di spedizione, avente sede in Francia, riferisce che i container (che ufficialmente trasportano materiali da costruzione) provengono da Bandar Abbas, a sud dell’Iran, per conto di un commerciante iraniano.

Alla richiesta ufficiale di informazioni da parte del governo nigeriano, i diplomatici iraniani rifiutano ogni commento, rinviando ogni chiarimento ad una successiva dichiarazione da parte di Teheran. Le autorità di Abuja, dal canto loro, rifiutano ogni speculazione sulle origini o la destinazione della spedizione, limitandosi ad annunciare l’aumento della vigilanza nei porti del Paese.
Il traffico illegale di armi è una pratica diffusa in Nigeria, e con le elezioni presidenziali in programma all’inizio del prossimo anno, nel Paese africano c’è grande preoccupazione per la propria sicurezza, e le sirene d’allarme arrivano da molte direzioni.
Ma lo scenario appare molto più complesso, tale da coinvolgere l’intero continente.

2. Il 1° ottobre, Festa dell’Indipendenza, la capitale nigeriana Abuja è stata sconvolta da un grave attentato: nel corso di una parata un’autobomba esplode uccidendo 12 persone. Contemporaneamente, nel corso di un’analoga manifestazione a Lagos un’altra autobomba provocava 10 vittime. Gli attentati, solo gli ultimi di una lunga lista, sono stati poi rivendicati dal Mend (Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger), il più importante gruppo insurrezionale del paese. Su un altro fronte, negli ultimi mesi il nord del Paese è stato preso di mira da una serie di attacchi ad opera di una setta islamista radicale, nota come Boko Haram.
In seguito ai tragici eventi, i servizi di intelligence sono stati allertati su possibili traffici di armi ed esplosivi alle frontiere. Le autorità hanno intensificato tutti i controlli sui transiti mercantili in entrata e in uscita dal paese, compresi quelli navali. In Nigeria le operazioni di sdoganamento possono richiedere anche parecchi mesi prima di essere completate, e non è insolito che una nave resti attraccata nei porti del paese per periodi piuttosto lunghi. Apapa, inoltre, è uno degli scali più attivi del continente. La nave stazionava in Nigeria dal 10 luglio, e lì è rimasta fino al 26 ottobre, quando le autorità portuali hanno scoperto il vero contenuto della stiva. In precedenza l’imbarcazione aveva effettuato l’ultima sosta nel porto indiano di Jawaharlal Nehru, vicino Mumbai, India. La società di spedizione CMA CGM, interrogata sull’accaduto, ha poi aggiunto che il mittente aveva chiesto che i container fossero riesportati verso il Gambia, nuova tappa di un viaggio dalla meta ignota.

3. Le indagini servizi segreti nigeriani hanno concluso che dietro la spedizione si cela l’ombra del governo iraniano, nonostante l’ambasciatore di Teheran in Nigeria Hussein Abdullahi abbia dichiarato che non vi è alcuna prova che colleghi il suo paese alla spedizione.
L’11 novembre l’agenzia di stampa Associated Press ha rivelato che secondo i rapporti del governo nigeriano gli organizzatori della spedizione sarebbero due cittadini iraniani, Azimi Agajany Sayed e Akbar Tahmaesebi. Costoro avrebbero agito tramite una società di Teheran, la International Trading & General Construction, mittente del carico commissionato alla CMA CGM. I funzionari nigeriani sospettano che i due uomini siano nascosti nell’ambasciata iraniana a Abuja.
La prova del coinvolgimento del governo di Teheran verrebbe dalla lettera di raccomandazione a firma del ministero degli Esteri iraniano che accompagnava la domanda di un visto per la Nigeria di Tahmaesebi, ufficialmente per lavorare nell’ambasciata iraniana come consulente amministrativo.
Un terzo uomo è già stato arrestato: si tratta di Sheikh Abbas Ali Othman, conosciuto anche come Abu Mazen Jega, un nigeriano che ha studiato in Iran e ha lavorato per il servizio Radio Teheran. Quest’ultimo, infatti, non godeva dell’immunità diplomatica. “Siamo fermamente convinti che [i due cittadini iraniani] si nascondono nella ambasciata, ma non possiamo provarlo”, ha riferito un anonimo funzionario del governo nigeriano all’agenzia AP.

4. A distanza di un mese non è ancora stato accertato chi fosse il destinatario del carico. Ma qualcuno ha già avanzato una risposta.
Per giorni diversmedia israeliani, citando fonti interne alla Difesa, hanno affermato che le armi erano dirette a Gaza, attraverso una nuova rotta di contrabbando che si snoda lungo la costa africana. Sebbene il Ministero degli Esteri di Israele non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla vicenda, in più occasioni il governo di Tel Aviv ha accusato Teheran di spedire armi nella Striscia di Gaza per mare o per terra. Ufficiali dell’esercito israeliano, autorizzati a discutere la questione con i giornalisti in condizione di anonimato come sono stati, hanno ribadito la stessa accusa.
D’altra parte, a detta degli esperti di sicurezza nigeriani le armi sequestrate nel porto di Apapa sono degli stessi modelli già utilizzati da Hamas a Gaza, nonché da gruppi tra cui i talebani in Afghanistan. In particolare, è trapelato che tra le armi sequestrate fossero presenti anche razzi di artiglieria da 107 millimetri, in grado di colpire bersagli situati a 8,5 km di distanza, uccidendo chiunque si trovi nel raggio di una dozzina di metri. Per impedire ulteriori rifornimenti di armi ad Hamas, dal 2007 Israele ha istituito un blocco navale nella regione, vietando il trasporto via mare di diverse merci, tra cui anche i materiali da costruzione. Beni peraltro essenziali, se pensiamo all’elevato numero di abitazioni danneggiate nel corso dell’operazione Piombo Fuso, a cavallo tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009. Per inciso, proprio per forzare il blocco su Gaza si è avuto l’incidente della Freedom flottilla del 31 maggio, costato la vita a nove cittadini turchi e il conseguente gelo nei rapporti diplomatici tra Ankara e Tel Aviv.
Tuttavia, Le accuse israeliane hanno generato più domande che risposte. Per raggiungere Gaza a partire da Lagos, dovevano essere trasportate attraverso tutta l’Africa sahariana, passando per la Nigeria, il Ciad, il Sudan e l’Egitto. Considerato l’alto livello di tensioni interne che travaglia ciascuno di questi paesi, è arduo supporre che un fardello così consistente potesse passare “inosservato”, eludendo tutti i controlli. Secondo i media israeliani, questo spiegherebbe perché il mittente abbia voluto provare a riesportare le armi per il Gambia, una piccola enclave scavata all’interno del Senegal. Ma questo non basta a collegare la spedizione ad Hamas.

5. Il 15 novembre la Nigeria segnala il sequestro di armi al Consiglio di Sicurezza Onu, di cui è membro provvisorio. L’Iran, trafficando armi con paesi terzi, ha violato l’embargo previsto dalla risoluzione 1929, contenente sanzioni commerciali e finanziarie alla Repubblica Islamica in seguito al suo rifiuto di interrompere il programma nucleare.
I funzionari nigeriani ritengono che le armi fossero destinate al loro paese e vogliono andare a fondo alla questione. La Nigeria, il paese più popoloso d’Africa (150 milioni di abitanti), ha abbracciato la democrazia solo un decennio fa, dopo una serie di dittature militari e colpi di stato. Ma in più occasioni gli osservatori internazionali hanno denunciato brogli elettorali e uccisioni mirate allo scopo di pilotare l’esito delle varie consultazioni. La setta Boko Haram insanguina il nord con ripetuti atti di violenza, mentre al sud i militanti del Mend lanciano continui attacchi nelle aree ricche di petrolio. In un clima così agitato, i potenziali acquirenti di armi non mancano.
In Nigeria i controlli riservano ancora nuove sorprese. Il 19 novembre l’agenzia antinarcotici del paese sequestra oltre 130 kg di eroina nel porto di Lagos. Il carico, del valore stimato di quasi 10 milioni di dollari, era probabilmente diretto in Europa. Anche stavolta i sospetti convergono tutti sull’Iran. Non solo. Il giorno 25 la polizia sequestra un altro carico illegale di armi a Lagos, tra cui pistole, giubbotti antiproiettile e veicoli militari. Non è ancora chiara la provenienza, ma le autorità puntano di nuovo gli occhi sul Golfo Persico.
Fino al 26 ottobre, quando tutto è iniziato, i rapporti tra Nigeria e Iran erano sempre stati cordiali. Il paese africano non ha votato la bozza di risoluzione delle sanzioni Onu contro Teheran, e lo scorso luglio il presidente Ahmadi-Nejad si era recato ad Abuja in visita ufficiale. Ora c’è da credere che le relazioni tra i due paesi non saranno più le stesse.

6. La storia va ben oltre la Nigeria. Due giorni prima dell’ultimo sequestro a Lagos, le autorità del Gambia annunciano l’interruzione delle relazioni con Teheran, intimando a tutti i funzionari iraniani di lasciare il paese entro 48 ore. Nessuna spiegazione ufficiale da parte del governo.
Iran e Gambia sono sempre stati in buoni rapporti, in particolare dal 1994, quando l’attuale presidente Yahya Jammeh è salito al potere. Il leader iraniano Mahmoud Ahmadi-Nejad è stato ospite d’onore del vertice dell’Unione africana 2006, ospitato proprio in Gambia, e proprio il piccolo paese africano è stato tra le nazioni in via di sviluppo che più hanno difeso il programma nucleare di Teheran, perché ritenuto“a scopi pacifici”. In generale, più volte le due nazioni hanno ribadito il proprio reciproco sostegno. Ahmadi-Nejad era stato in Gambia anche nel novembre 2009, dove aveva concluso un contratto di fornitura di veicoli pesanti del valore di 2 miliardi di dollari, ormai invalidato dalla rottura diplomatica tra i due paesi.
L’improvvisa decisione del governo di Banjul, capitale del Gambia, può spiegarsi in due modi.
Da una parte, c’è chi ritiene che le armi sequestrate ad Apapa fossero dirette proprio in Gambia, e più precisamente a gruppi terroristici locali che puntano a rovesciare il presidente Jammeh. Già lo scorso anno il leader africano era sfuggito ad un attentato .Ma non c’è ragione di credere che le armi dall’Iran fossero destinate nel Gambia.
Dall’altra c’è l’ipotesi avanzata dal funzionario iraniano Alaeddin Borujerdi, che il 23 novembre ha dichiarato senza mezzi termini ai microfoni della ha detto alla BBC che la decisione del Gambia è frutto della pressione esercitata dagli Stati Uniti.

7. In questo clima costellato di incertezze, per comprendere meglio la vicenda è necessario allargare lo sguardo su una prospettiva più ampia, a livello continentale. Da qualche tempo l’Africa sta diventando una pedina centrale nello scacchiere mediorientale ed asiatico, attirando su di sé l’attenzione di Israele e dei paesi arabi, fino all’India e alla onnipresente Cina.
Lo Stato ebraico, diplomaticamente “espulso” dal continente nero nel 1967, vi sta pian piano riprendendo piede attraverso accordi commerciali e forniture di armi e tecnologie. In questo senso si spiega il tour africano intrapreso dal ministro degli Esteri israeliano Avigdor Liebermann lo scorso anno. Ma l’infiltrazione di Israele nel continente deve fare i conti con la concorrenza dell’Iran, suo nemico assoluto, che già affronta in Libano e a Gaza come ovunque possibile. Il paese degli ayatollah cerca da anni di estendere la sua influenza in Africa. Ha già forti influssi in Sudan, Eritrea, Somalia e in Zimbabwe. Il sospetto di Israele, e di tutto l’Occidente, è che l’Iran stia cercando di destabilizzare lo scenario africano, e prendendo così il posto della Libia, che negli anni Ottanta era solita finanziare ribelli e terroristi di tutto il continente. E la Nigeria è il paese più facile da destabilizzare, viste le turbolenze interne che la infiammano.
Sullo sfondo si affacciano i colossi asiatici, Cina e India, che attraverso imponenti progetti per la costruzione di infrastrutture, finanziati da una bilancia commerciale sempre in attivo, stanno guadagnando un posto in prima fila nel continente nero.
Tutti, dunque, cercano alleanze e sinergie in terra d’Africa. Solo l’Europa sembra assente. Intendiamoci: le ex potenze coloniali (Francia su tutte) sono ancora presenti nel continente, ma non c’è l’Unione Europea, troppo disunita al suo interno e interessata a ciò che accade a sud del Mediterraneo solo quando si parla di immigrazione, fenomeno che peraltro riesce ad affrontare solo nella fase finale, quando i clandestini sono già sbarcati sulle nostre coste.
In conclusione, per molti analisti le future partite degli equilibri mondiali si giocheranno in Africa, compresa quella tra Iran e Occidente. L’Iran ha già dato il calcio d’inizio.

 

Luca Troiano

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