Quell’uranio in un pacchetto di sigarette

La cattura di due armeni che tentavano di introdurre un campione di uranio arricchito in Georgia suggerisce l’esistenza di un mercato nero più ampio. Nell’ex Urss diverse strutture contenenti il combustibile nucleare sono tuttora sprovviste di protezione. E l’incubo di un’atomica in mano al terrorismo torna ad inquietare l’Occidente, soprattutto dopo la scoperta della rete commerciale di contrabbando nucleare di Khan.

1. Nell’immaginario hollywoodiano, i trafficanti di armi atomiche sono uomini duri, prestanti, a sangue freddo, spesso ex militari, pronti a tutto e soprattutto ad uccidere. Nella realtà, possono essere uomini vecchi, malandati, caduti in disgrazia e incapaci di fare del male ad una mosca. Come lo erano due signori armeni, su un treno verso Tbilisi, arrestati in marzo perché in un pacchetto di sigarette nascondevano 18 grammi di uranio arricchito.
I film d’azione si somigliano un po’ tutti. Alla fine il cattivo muore, il traffico di armi è sventato, l’ordine e la sicurezza sono ristabiliti. Nella realtà i due signori armeni sono solo la punta dell’iceberg di un traffico molto più esteso e dalle conseguenze potenzialmente incalcolabili.
Ma il mondo lo ha appreso solo adesso.

2. Dall’11 settembre, giorno in cui l’Occidente si svegliò con la ferale notizia che il terrorismo internazionale era in grado di colpirlo a domicilio, la paura più grande nelle nostre latitudini, e in particolare alla Casa Bianca, è che un gruppo di terroristi entri in possesso di armi atomiche. Una prospettiva scioccante. E secondo il Guardian tutt’altro che remota.
In concomitanza con il vertice di Washington sulla sicurezza nucleare, svoltosi il 12 e 13 aprile e voluto da Obama, le forze di sicurezza georgiane hanno annunciato di aver sventato un piano di contrabbando di uranio arricchito, idoneo per armare una testata nucleare. Nel summit il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, aveva informato gli altri capi di Stato della vicenda, ma nessun dettaglio in merito al caso era trapelato all’esterno, ufficialmente per tutelare la riservatezza dell’attività dell’unità operativa di contro-proliferazione di Tbilisi.
Per mesi la vicenda è rimasta ignorata. Poi il 7 novembre un articolo del Guardian, riferendo di un processo in corso in Georgia, fino ad ora segreto, ha rivelato l’incubo: l’11 marzo un uomo d’affari e un fisico nucleare, entrambi armeni, avevano cercato di introdurre una quantità di uranio arricchito in Georgia. I due individui, Sumbat Tonon, 63 anni, ex industriale del latte caduto in disgrazia, e Hrant Ohanyan, 59 anni, scienziato presso l’Istituto di Fisica di Yerevan, avevano nascosto 18 grammi di uranio (arricchito all’89,4%, come è stato accertato) in un pacchetto di sigarette, su un treno diretto da Yerevan a Tbilisi. Il materiale era rivestito in una scatola di piombo per eludere i sensori di radiazione ai controlli di frontiera. Arrivati a destinazione, avrebbero incontrato un uomo, probabilmente per conto di molte persone, disposto a pagare fino a 50.000 dollari per grammo.
Il Guardian riporta che Ohanyan aveva organizzato un incontro con i potenziali acquirenti in un albergo di Tblisi per l’11 marzo. Avrebbe mostrato il campione di 18 grammi al compratore, un rappresentante di un gruppo islamico, con il quale i due armeni avevano stabilito un contatto, come anticipo di una partita più grande.
Ma il compratore era in realtà un ufficiale di polizia sotto copertura.
Secondo la testimonianza dei due uomini, il fornitore sarebbe un certo Garik Dadayan. Ohanyan lo avrebbe conosciuto nel 2002, quando lui si presentò nel suo appartamento con un pacchetto di polvere di colore grigio-verde in tasca. Ohanyan aveva riconosciuto che la sostanza era uranio, ma non era stato in grado di stabilire il suo livello di arricchimento, né tanto meno il suo prezzo di mercato. Da quel giorno Dadayan scomparve. Ohanyan non ne avrebbe più avuto notizia fino al 2003, quando sarebbe stato catturato al confine della Georgia con 200 grammi di uranio altamente arricchito. Dadayan sapeva dove trovare l’uranio arricchito. Si vantava di avere ancora “amici” negli Urali e in Siberia in grado di soddisfare questa particolare richiesta.

3. Quello avvenuto in marzo è il terzo sequestro di uranio arricchito in Georgia negli ultimi sette anni; il ventunesimo in tutto il Caucaso dalla dissoluzione dell’Urss. A dimostrazione di quanto il mercato nero di materiale fissile sia attivo nella regione.
Nonostante i miliardi di dollari spesi in tutto il mondo per la sicurezza dei siti nucleari, centinaia di strutture risultano ancora non protette: in questo caso i riflettori sono puntati sulla centrale armena di Metsamor, nonostante le smentite arrivate subito da Yerevan. L’altro aspetto da considerare è che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica è in grado di monitorare solo le “strutture strategiche” dei siti dichiarati, non avendo accesso alle installazioni industriali e militari situate in prossimità, ed è ancora sprovvista di un consolidato sistema di intelligence. Inoltre, la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha portato con sé il pericolo di “diaspora nucleare”, ossia di dispersione e trafugamento dei materiali sensibili. Durante l’era sovietica, il Cremlino aveva accumulato una notevole riserva di uranio sia per scopi civili che militari. Con il crollo dell’Urss nel 1991, gli arsenali nucleari, sparsi su un territorio che si estende per oltre 8mila chilometri su 11 fusi orari, sono finiti nel mirino del terrorismo internazionale, sebbene si ritenga che non ci siano mai stati contatti tra la mafia russa e Al-Qa’ida o altre organizzazioni eversive. Nonostante negli anni Novanta si rincorressero numerose voci su presunti furti di uranio arricchito, non esistono prove che ci sia stato davvero un contrabbando di materiale fissile. Ma non esistono neppure dati precisi sull’uranio detenuto nei magazzini russi, né sulle quantità sottratte nel corso degli anni. Ciò che desta preoccupazione è inoltre l’esistenza di “buchi neri” (citando lo stesso Saakashvili in una dichiarazione resa al Consiglio Atlantico di Washington lo scorso aprile) nei settori periferici dello spazio post-sovietico (il presidente georgiano si riferiva in particolare all’Ossezia del Sud e all’Abkhazia).
Mentre le cifre riguardanti i materiali fissili sono coperte dal segreto di Stato, gli esperti internazionali dell’istituto Sipri di Stoccolma hanno stimato che le riserve di plutonio in Russia ammontino in almeno 150 tonnellate, e quelle di uranio arricchito in 1.500 tonnellate. Sufficienti per produrre 85.500 testate nucleari. Ma sulle stime non si può essere certi. “Non c’è mai stato un buon inventario fisico. Le norme contabili in Unione Sovietica non sono state progettate tenendo conto di una minaccia interna”, ha dichiarato Elena Sokova, del Monterey Institute of International Studies. “Nessuno ha registrato che questo materiale è mancato e ancora non sappiamo se altri materiali sono scomparsi“. Secondo i dati del ministero degli Interni russo, nel periodo 1993-2005 sono stati registrati circa 300 casi tra furti e circolazione illegale di sostanze radioattive. È impossibile però stabilire quanto uranio sia stato sottratto.
Per ora si sa che in tutti e tre i casi di sequestri avvenuti in Georgia ci sono alcune prove che collegano l’uranio rubato all’impianto nucleare di Novosibirsk, in Siberia. Si sa, ad esempio, che Garik Dadayan, prima del suo arresto nel 2003 era stato a Novosibirsk. Anche un secondo contrabbandiere, Oleg Khintsagov, aveva inizialmente confessato di aver acquistato l’uranio che trasportava da conoscenti di lavoro a Novosibirsk, ma più tardi avrebbe ritrattato.
Molto probabilmente, i materiali sono stati rubati nei primi anni Novanta, quando una grande quantità di materiale scomparve. Devono essere nascosti da qualche parte e di tanto in tanto, qualcuno cerca possibili nuovi acquirenti,” ha affermato Archil Pavlenishvili, capo della Squadra Investigativa di materiali radioattivi georgiana. “C’è una voce secondo cui il principale mercato nero per i materiali radioattivi è in Turchia. Che sia o non sia vero è un’altra questione, perché non ho mai sentito parlare di un tentativo riuscito di vendere questa roba in Turchia“, ha aggiunto. Ma si sa che in febbraio Tonon si era recato a Batumi, la seconda principale città della Georgia e non troppo distante dal confine turco. Ma chi potrebbe essere interessato ad acquistare dell’uranio arricchito? “Gli armeni erano alla ricerca di acquirenti islamici. C’è la convinzione che i musulmani, soprattutto arabi, siano pronti ad acquistare questo tipo di materiali,” conclude Pavlenishvili.

4. L’uranio viene estratto nelle miniere allo stato grezzo. In natura esiste in due forme: l’isotopo 238 e l’isotopo 235. Il primo è più abbondante, mentre il secondo è molto raro. Precisamente, l’uranio naturale è formato per il 99,3% dal 238 e per il restante 0,7% dal 235. Ma solo quest’ultimo può essere utilizzato nelle centrali nucleari. Il processo di arricchimento dell’uranio consiste nel miscelare entrambi gli isotopi per ottenere una maggiore quantità di materiale utilizzabile per i reattori a fissione. Quando un nucleo di uranio 235 viene colpito da un neutrone ha il 90% di probabilità di dividersi in due, liberando un’energia 200 milioni di volte superiore a quella di una tipica reazione chimica, proprietà che lo rende adatto ad essere impiegato nei reattori a fissione per la produzione di energia. Il processo di arricchimento permette di generare uranio con una percentuale maggiore di 235, in modo da agevolare il processo di fissione. Per questo è chiamato così: arricchisce l’uranio naturale del suo isotopo 235 ben oltre quel risibile 0,7% imposto dalle leggi di natura.
Per usi civili, ossia per produrre energia elettrica, è sufficiente l’uranio arricchito al 2-3 %, mentre per costruire una bomba atomica serve uranio 235 arricchito oltre l’80%, e di solito si cerca di arrivare al 90%. L’uranio che i due armeni nascondevano in un innocente pacchetto di sigarette, si è stabilito in un laboratorio degli Usa, era arricchito all’89,4%.
Il processo di arricchimento è la prima delle due fasi necessarie alla fabbricazione di un ordigno nucleare, ed è la più complicata poiché necessita di impianti sofisticati e molto costosi. In pratica è l’autentico sbarramento alla proliferazione nucleare. Progettare reattori adeguati a tale scopo richiede molti anni e molte risorse. L’altra fase è quella di assemblaggio, e a differenza della prima è molto più agevole. Così agevole che anche un semplice laureato in fisica potrebbe riuscirci. Bastano 50 chili di uranio altamente arricchito ed il gioco è fatto. E l’arresto dei due armeni in marzo è un preoccupante segnale d’allarme sulla facilità di reperimento del materiale, una volta individuati i canali più idonei al transito.

5. Sebbene l’uranio arricchito e il plutonio siano materiali difficili da reperire, è tuttavia inquietante che questi siano gli unici ingredienti per fabbricare un ordigno nucleare. Il know-how richiesto è abbastanza diffuso, e le strumentazioni necessarie sono ridotte all’essenziale, e non sempre i sistemi di sorveglianza dei laboratori li rendono impenetrabili.
Due uomini vecchi e malandati, su un treno verso Tblisi, all’apparenza non farebbero paura a nessuno. Dietro questo giro di contrabbando, in cui avevano ingenuamente cercato di introdursi, si nasconde forse il rischio che il jihadismo passi alla minaccia nucleare.

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