La perdurante instabilità del Sudan

Un paio di notizie dal Sudan.

Il primo dicembre, Pagan Amum, capo negoziatore del governo del Sud Sudan, ha incontrato i funzionari sudanesi a Khartoum. L’incontro ha avuto due risultati importanti:
1) Il Sud ha manifestato l’intenzione di riprendere le esportazioni di petrolio verso il Nord nel giro di poche settimane – si veda il mio articolo sull’accordo raggiunto alcune settimane fa -, anche se il completo ripristino della produzione a pieno regime potrebbe richiedere un anno;
2) Il Nord ha ottenuto dal Suda la formale promessa di interrompere ogni attività di supporto ai movimenti dei ribelli attivi nel territorio sudanese. Khartoum, infatti sta combattendo i gruppi ribelli sia nello Stato del Nilo Azzurro, sia in Sud Kordofan, a ridosso del confine con il Sud, sia nella regione occidentale del Darfur. Gli scontri potrebbero spingersi fino a ridosso della capitale, come già avvenuto nel 2010 quando il Justice and Equality Movement sferrò un attacco nei sobborghi di Obdurman, cittadina gemella della capitale sull’altra sponda del Nilo, che le separa. Inoltre, il Sudan Liberation Movement e il Sudan Liberation Army (che ha rinnegato l’accordo di pace di Abuja del 2006), nelle scorse settimane hanno rilanciato l’offensiva contro le Forze armate sudanesi.
E non sono gli unici scricchiolii che minano il potere del presidente Omar al-Bashir, a capo del Sudan (dopo un colpo di Stato) dal 1989.

Circa una decina di giorni prima, sono state arrestate tredici persone, tra cui l’ex capo dei Servizi segreti, Salah Gosh, il generale delle Forze armate Mohamed Ibrahim Abdel-Galil e il maggiore Adil Al-Tayeb, altro importante funzionario dei NISS (Servizi di intelligence e sicurezza nazionale), per aver progettato un’azione eversiva al fine di rovesciare il regime di Bashir. Il Sudan Tribune (secondo il quale tutta la vicenda è intrisa di confusione) aggiunge altri (possibili?) nomi degli arrestati (qui e qui).
Il sopra citato articolo sul Time spiega il ruolo centrale avuto dagli islamisti. In metà novembre si è tenuta la Conferenza Generale del Movimento Islamico (qui la sintesi di Alex Thurston) fondato nel 1945 da una costola della Fratellanza Musulmana in Egitto. Ebbene, nel corso dell’evento è emerso un forte contrasto tra alcuni leader del movimento, che intendevano promuovere una più forte richiesta di riforme al governo di Bashir, e i funzionari vicini al presidente, contrari a tale proposito. Delusi da tale chiusura, alcuni delegati hanno lasciato l’incontro ancora prima della chiusura dei lavori.
Non è la prima volta che il malcontento interno fa traballare il regime. Già in marzo il Popular congress party, principale partito d’opposizione, aveva chiamato anche i gruppi armati a una rivolta per rovesciare il regime, ricevendo più apprezzamento del previsto.
Un quadro, quello sudanese, di grande destabilizzazione per tutta la regione.