Dai satelliti meno profughi di quanto dichiarato dai media

Da settimane il Ministro Maroni gira l’Italia (televisiva) e l’Europa annunciando migrazioni di bibliche proporzioni sulle nostre coste. Saranno 300.000, ripete. Eppure dall’esame delle fotografie satellitari si evince che il numero dei profughi giunti dalla Libia e dal resto del Maghreb sembra essere inferiore rispetto a quanto riportato dai mezzi di comunicazione. Ad affermarlo è il sito IPS, riportando un’interessante analisi a firma di Julio Godoy.

L’articolo ammette che i sommovimenti in corso nella regione hanno causato lo sfollamento di decine di migliaia di persone, soprattutto dalla Libia, generando una situazione umanitaria drammatica. Tuttavia, un primo passo per far fronte alla crisi è identificare i flussi degli sfollati nel panorama geografico, per determinare l’urgenza della situazione e la misura degli aiuti necessari. Un compito che dal mese scorso è affidato all‘Unitar (Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca), che si avvale dei dati forniti dal programma Unosat (il programma dell’Onu che monitora le crisi umanitarie nel mondo), in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea.

I così raccolti dai satelliti geospaziali vengono elaborati per produrre informazioni di carattere geografico a partire dalle quali è possibile tracciare mappe ed elaborare strategie d’intervento. Esse permettono di riportare in tempo reale ciò che viene fissato nelle immagini dallo spazio.
Nel 2009, ad esempio, Unosat ha potuto fornire informazioni su 40 disastri in tutto il mondo, dalle inondazioni in Namibia e in Vietnam, alla crisi della popolazioni civile intrappolata tra due fuochi alla fine della guerra delle Tigri Tamil e il governo dello Sri Lanka, passando per la situazione dei palestinesi vittime della Operazione Piombo Fuso, lanciata da Israele alla fine del 2008 contro la striscia di Gaza.
Il precipitare degli eventi in Libia richiede la necessità di aggiornare costantemente le immagini, per chiarire ciò che sta avvenendo in zone critiche come Bengasi e Misurata.

Tra le organizzazioni che utilizzano queste informazioni vi è il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che per bocca di Yann Rebois, esperto di sistemi di informazione geografica del Comitato, smentisce i proclami allarmistici riguardo ad un’invasione in corso sulle nostre coste. Vediamo molte meno persone alla frontiera di quante ne vediamo nelle notizie. Questa situazione ci sorprende e solleva molti interrogativi, ha affermato.