Perché l’Ipo di Facebook è stata un flop? Il futuro di internet è nel mobile

Questo articolo della brillante Molly Wood si propone di spiegare le ragioni del naufragio di Facebook nelle acque agitate di Wall Street.
Facebook è il social media per definizione. I novecento milioni di utenti iscritti fanno della sua attività un monopolio naturale di fatto. Su Wikipedia si legge:

Se lo scopo iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, con il passare del tempo si è trasformato in una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet.

In pratica, sta diventando l’anagrafe 2.0 del genere umano. Con potenzialità commerciali ampie – ma forse non troppo: solo nel 2009 il sito ha chiuso il suo primo bilancio in attivo.
Eppure i mercati non sono convinti. La ragione, spiega Wood, è che Facebook ha sì conquistato il web, ma proprio il web, così come lo conosciamo, potrebbe essere sul viale del tramonto. Il futuro, secondo la giornalista, non è internet sul pc, bensì il mobile. E Facebook, in questo senso, pare avere più di un problema:

It doesn’t monetize mobile traffic, it stated its concerns about mobile growth from the outset, and it apparently sounded the alarm a few months ago (at least to big investors) about a dramatic increase in mobile usage that was cutting into revenues in a pretty serious fashion.

I dati pubblicati da Chitika mostrano che il traffico proveniente da dispositivi mobili (principalmente IPad) sta crescendo a tassi sorprendenti:  nel 2011 è raddoppiato per il quarto anno consecutivo. Il traffico mobile copre ormai un quinto delle connessioni in rete. E Cisco Systems stima che crescerà di 18 volte nel quinquennio 2011-16. Eppure le aziende non riescono ancora ad approfittare delle potenzialità offerte da questa transizione, posto che la spesa pubblicitaria non cresce di pari passo con il passaggio al mobile:

Compared with all that growth, mobile ad spending is still small, and even though it’s projected to more than double in 2012 to $11.6 billion, according to Strategy Analytics, advertisers will still spend nearly four times as much on online advertising.
Simply put: the world is going mobile, it’s hard to make money on mobile, and no one is feeling that more painfully than Facebook.

Per la verità, quasi tutti i siti tradizionali presentano una scarsa affinità col mobile, dunque non si tratta di un difetto peculiare di Facebook. Il punto è che i social network sono un affare soprattutto per giovanissimi, molti dei quali vivono o stanno per iniziare la propria esperienza di utenti internet esclusivamente su IPad, Smartphone e altri dispositivi mobili, mentre il pc resta lo strumento principe dei genitori e dei fratelli maggiori. E’ evidente come i due trend non possano marciare di pari passo. Gira voce che il social network starebbe progettando un proprio telefono da lanciare sul mercato per evitare una futura emorragia di utenti.
La conclusione di Molly Wood è:

I’m not sure Facebook has what it takes to compete – not without a major move and a complete shift in its thinking about mobile. Facebook is still king of the Web, but the Web is a much smaller kingdom than it used to be.

Crescono le tensioni tra Iran e Azerbaijan

1. Da alcuni mesi l’Azerbaijan è attraversato da un sottile ma crescente ondata di dissenso, e nelle alte sfere del governo di Baku si sta facendo strada l’idea che dietro la regia dei disordini ci sia l’Iran. In altre parole, la Repubblica Islamica sta facendo leva sulla comune fede islamica sciita per accrescere la propria influenza nel Paese del Caucaso, secondo una politica che rischia di alimentare una spirale di tensione tra le parti.
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Prossima fermata, Arabia Saudita: se cadrà anche Ryadh cambierà il mondo

I venti di protesta interessano anche l’Arabia Saudita. La Casa regnante, preoccupata dalle possibili conseguenze, è corsa ai ripari elargendo denaro e benefici alla popolazione. Troppo poco per i giovani e gli i intellettuali che domandano riforme e giustizia sociale e che domani scenderanno in piazza per chiedere una monarchia costituzionale. Se anche a Ryadh la rivolta dovesse infiammarsi, le conseguenze per l’economia mondiale potrebbero essere drammatiche.