Cina, futuro gendarme del Golfo (e del petrolio)

Se fino ad ora la protezione dei paesi del Golfo Persico (leggi: delle principali rotte petrolifere mondiali) è stata appannaggio degli Stati Uniti, a breve il ruolo di guardia a largo delle coste arabe potrebbe passare alla Cina.
A poche settimane dal varo della sua prima portaerei, Pechino sta già programmando l’invio di parte della propria forza navale a presidio delle coste mediorientali, spesso soggette alle incursioni dei pirati somali.
La zona marittima che va dal Golfo di Aden allo Stretto di Hormuz è fondamentale per l’approvvigionamento energetico cinese, nonché per la stabilità dell’intero mercato petrolifero globale. Ogni giorno, quasi 4 milioni di barili di greggio transitano attraverso il primo e oltre 13 milioni per il secondo. Un commercio messo a rischio dai pirati, fenomeno che le forze navali internazionali non riescono a debellare.
Conscia dell’importanza di tali rotte e dell’incapacità dell’Occidente di presidiarle, Pechino pare aver deciso di provvedere da sé. Circa l’85% del petrolio importato dalla Cina passa dall’Oceano Indiano, rendendo questo immenso specchio d’acqua un’arteria vitale per le forniture energetiche del Dragone.
Appare superfluo segnalare la preoccupazione degli Stati concorrenti (Usa e India in primis), sospettosi del fatto che la crescita della navale cinese non sia altro che un nuovo capitolo dell’espansione di Pechino in Africa, fonte di gran parte delle materie prime da essa importate. La protezione delle rotte energetiche, un tempo di esclusiva competenza degli Usa, manifesta comunque il progressivo (e inesorabile?) cambio della guardia nella gerarchia geopolitica globale. Continua a leggere