Tag Archive: default


Il 2011 non è stato un certo un anno favorevole all’Ungheria. Prima la delusione del primo semestre di presidenza ungherese della Ue, iniziato tra le polemiche e concluso senza aver raggiunto alcuno degli obiettivi prefissati. Poi la svolta autoritaria del governo Orban (qui un resoconto dettagliato) attraverso una riforma costituzionale congegnata in modo tale da marginalizzare ogni tipo di opposizione. Infine il probabile default in seguito all’interruzione delle trattative con il Fmi per il salvataggio del Paese.

È questo il bilancio di un anno all’insegna di un neoconservatorismo che ha cercato di centralizzare il potere nelle mani dell’esecutivo, ridimensionando sia la libertà di espressione che le forme di controllo, e condizionando ogni diritto sociale ai voleri del governo in carica. Qualche esempio? La legge contro la libertà di stampa, la revoca dell’immunità ai leader dell’opposizione e il progetto di legge sulla nomina politica dei magistrati, che cancellerebbe di fatto l’indipendenza del potere giudiziario.

Finora l’Unione Europea non ha fatto granché per impedire questa involuzione. Mentre nel 2000 stabilì un pacchetto di sanzioni contro l’Austria nel momento in cui Haider entrò nel governo di Vienna (peraltro senza ritoccare la costituzione), al contrario Bruxelles non ha mosso un solo dito nei confronti di Budapest. A ridestare le istituzioni internazionali è stata l’intenzione di Orban di abrogare di fatto la Magyar Nemzeti Bank, ovvero la Banca centrale di Budapest, indipendente dal governo, per fonderla con l’authority di controllo dei mercati finanziari, direttamente sottoposta all’esecutivo. In questo modo la politica monetaria del Paese sarebbe appannaggio del primo ministro. Decisione che ha indotto il Fmi ad interrompere i colloqui per concessione di 15-20 miliardi di aiuti finanziari.

Leggi l’articolo completo »

Lo riporta il Fatto quotidiano: secondo i mercati le probabilità che l’Italia dichiari bancarotta entro il 2016 sono pari al 34,94%, ossia una su tre.
È quanto ha reso noto Cma Datavision, insieme a Markit la principale società di monitoraggio dei mercati extraborsistici dei titoli derivati, oltre una settimana fa, dunque prima del noto declassamento da parte di S&P’s. In una ipotetica (e poco ambita) classifica dei Paesi che hanno maggiori probabilità di fallire da qui a 5 anni, l’Italia occupa il settimo posto, preceduta da Grecia (93%), Portogallo (62,98%), Venezuela (56,33%), Irlanda (52,51%), Pakistan (47,73%) e Argentina (44,92%). Nessun altro Paese precede l’Italia, che ormai ha ampiamente scavalcato anche la Spagna (31,56%).

Le misurazioni compiute da Cma, si concentrano sul valore dei Credit default swaps (Cds), i derivati utilizzati per scaricare i rischi delle potenziali sofferenze creditizie, acquistati a protezione del debito pubblico italiano. Con la sottoscrizione di questi contratti, una parte si impegna a tutelare un’altra dall’impossibilità di recuperare un credito a fronte dell’insolvenza del debitore. In sostanza si tratta di una garanzia prestata dietro un compenso in proporzione al rischio.
In metà settembre i Cds per la prima volta hanno superato quota 500 punti base, il che, detto in altre parole, significa che assicurare un credito da un milione di euro con l’Italia ne costa 50.000.

Leggi l’articolo completo »

di Luca Troiano

1. Gli otto anni di presidenza Bush e due guerre dissennate tuttora in corso hanno dissanguato le casse degli Stati Uniti. L’ultimo bilancio in pareggio si è avuto nel 2000 durante l’era Clinton. Da allora il Tesoro americano ha sempre chiuso i conti in deficit (-10% nel 2010), stratificando il passivo nello stock del debito pubblico. Se nel 2000 tale debito ammontava ad un gestibile 60% del PIL, oggi si approssima al 100%, pareggiando di fatto il conto con la ricchezza nazionale.
Attualmente il Paese non può ricorrere con i Buoni del Tesoro perché la facoltà di emettere titoli di debito per garantirsi liquidità non è infinita. La cifra massima, fin dal 1917, è calmierata da un tetto massimo (debt ceiling) fissato dal Congresso, oltre il quale il governo federale non ha la potestà di finanziarsi tramite obbligazioni.
L’attuale limite, fissato nel febbraio 2010, ammonta a 14.294.000 miliardi ed è stato raggiunto il 16 maggio. Il segretario al Tesoro, Timothy Geithner è riuscito a metterci una pezza sospendendo i versamenti ai fondi pensione dei dipendenti federali, procrastinando il problema al 2 agosto, fatidica data in cui i liquidi per oliare la pesante macchina burocratica Usa saranno veramente finiti.
L’unica soluzione è l’innalzamento del tetto del debito, altrimenti gli Stati Uniti si troveranno in default tecnico.

Leggi l’articolo completo »

di Luca Troiano

L’Europa deve biasimare solo se stessa per il caos provocato dalle agenzie di rating.
Importanti personalità quali Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, e Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze tedesco, hanno aspramente criticato il downgrade del Portogallo da parte di Moody’s e i declassamenti a catena della agonizzante Grecia. Ma di fatto è stata proprio l’Europa a consegnare il futuro di alcuni suoi membri (e, di riflesso, della stessa moneta unica) al pollice verso delle agenzie di rating. L’approccio della Bce alla crisi greca è sintomatico.
Tralasciamo le debolezze strutturali della moneta unica, espressione di tante economie troppo diverse tra loro per funzionare a regime sotto gli stessi parametri.

Leggi l’articolo completo »

Minnesota budget forecast 2001-2010

di Luca Troiano

La bandiera americana conta cinquanta stelle ma una si è appena spenta per bancarotta. Fuor di metafora, il Minnesota ha dichiarato default, mandando a casa 23.000 dipendenti pubblici su 32.000 totali. Semplicemente perché non ha i soldi per pagarli, come non li ha per le dotazioni degli uffici né per le infrastrutture in corso d’opera.
Leggi l’articolo completo »

di Luca Troiano

Debito pubblico cinese al dicembre 2010

Non più tardi di un mese fa affermavo che la Cina potesse aver sottovalutato l’incremento del debito locale*. Ora lo sostiene anche Mooddy’s. Secondo l’agenzia di rating, Pechino ha sottostimato il debito delle amministrazioni locali per un ammontare di 541,6 miliardi dollari. Inoltre, la percentuale di prestiti in sofferenza potrebbe essere ben superiore a quella prevista in precedenza.
In un comunicato che ha tutta l’aria di un severo avvertimento, Moody ha ammonito che in mancanza di un concreto piano per affrontare le esposizioni dei governi locali, la posizione della Cina potrebbe subire un brusco declassamento.

Leggi l’articolo completo »

1. Un messaggio su Twitter nell’estate 2009 diceva: “1949: solo il socialismo può salvare la Cina. 1979: solo il capitalismo può salvare la Cina. 1989: solo la Cina può salvare il socialismo. 2009: solo la Cina può salvare il capitalismo”.
Se i ricchi (cioè gli Usa) sono diversi dagli altri perché hanno (avevano?) più soldi, la Cina è differente perché ha più gente: quando si parla di Pechino si ragiona in termini di grandi numeri. Con la conseguenza che ogni vibrazione negli equilibri interni all’ex Impero di mezzo rischia di turbare il sonno degli statistici impegnati nel controllo dell’economia globale.
Leggi l’articolo completo »

La dimensione complessiva del debito estero (privato e/o pubblico), la sua composizione e la sua “copertura” da parte del patrimonio privato sono sempre più riconosciute a livello internazionale e dagli analisti quali variabili cruciali della sostenibilità finanziaria di una nazione. Lo dimostra anche l’articolo di Daniel Gros pubblicato il 12 maggio sul Sole 24 Ore, in cui si sottolinea come la ragione vera della crisi dei Paesi periferici sia la loro posizione internazionale sull’estero fortemente negativa: cioè l’esistenza di un elevato stock di debiti (privati e/o pubblici) accumulato nel tempo verso i creditori stranieri. Leggi l’articolo completo »

Lunedì il debito pubblico americano ha toccato quota 14.300 miliardi di dollari, innescando una serie di “misure straordinarie” per evitare un eventuale default da parte del governo Usa. I politici litigano per elevare il limite di indebitamento.

Leggi l’articolo completo »

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 118 other followers