Per l’Italia le possibilità di default sono una su tre entro il 2016

Lo riporta il Fatto quotidiano: secondo i mercati le probabilità che l’Italia dichiari bancarotta entro il 2016 sono pari al 34,94%, ossia una su tre.
È quanto ha reso noto Cma Datavision, insieme a Markit la principale società di monitoraggio dei mercati extraborsistici dei titoli derivati, oltre una settimana fa, dunque prima del noto declassamento da parte di S&P’s. In una ipotetica (e poco ambita) classifica dei Paesi che hanno maggiori probabilità di fallire da qui a 5 anni, l’Italia occupa il settimo posto, preceduta da Grecia (93%), Portogallo (62,98%), Venezuela (56,33%), Irlanda (52,51%), Pakistan (47,73%) e Argentina (44,92%). Nessun altro Paese precede l’Italia, che ormai ha ampiamente scavalcato anche la Spagna (31,56%).

Le misurazioni compiute da Cma, si concentrano sul valore dei Credit default swaps (Cds), i derivati utilizzati per scaricare i rischi delle potenziali sofferenze creditizie, acquistati a protezione del debito pubblico italiano. Con la sottoscrizione di questi contratti, una parte si impegna a tutelare un’altra dall’impossibilità di recuperare un credito a fronte dell’insolvenza del debitore. In sostanza si tratta di una garanzia prestata dietro un compenso in proporzione al rischio.
In metà settembre i Cds per la prima volta hanno superato quota 500 punti base, il che, detto in altre parole, significa che assicurare un credito da un milione di euro con l’Italia ne costa 50.000.

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