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Nicos Anastasiades è il nuovo presidente di Cipro dopo aver vinto il ballottaggio con il 57,48% delle preferenze. Il suo avversario, il candidato di centrosinistra Stavros Malas, si è fermato al 42,52%.

Eleggendo Anastasiadis i cittadini ciprioti hanno scelto una nuova via. Non poteva essere altrimenti: per la prima volta nella storia recente del Paese, la campagna elettorale non è stata monopolizzata dal problema della divisione dell’isola, ma dal rischio di fallimento. Il salvataggio di questo piccolo Stato europeo non dovrebbe fare notizia, se non fosse per la resistenza opposta dalla Germania e da altri Paesi della zona euro.

L’ultimo meeting dell’Eurogruppo a Bruxelles lunedì 21 gennaio ha rinviato il confronto tra Cipro e la troika è rinviato a metà marzo, ossia a dopo le presidenziali e la formazione di un nuovo governo. L’Osservatorio Balcani e Caucaso offre una lunga e approfondita analisi sul tema, da leggere dall’inizio alla fine. A proposito della riluttanza tedesca, c’è un passaggio che vale la pena sottolineare:

Le critiche e le condizioni poste dalla Germania hanno diffuso a Nicosia l’impressione che il “tesoriere europeo” stia attaccando gratuitamente la Repubblica di Cipro per provocare uno spostamento di capitali stranieri dall’isola verso altre destinazioni, Germania compresa.

Contando che le chiavi del salvataggio sono in mano alla Germania, il voto dei ciprioti – come quello dei loro fratelli greci dello scorso giugno – non poteva non essere esente da pressioni da parte di Berlino.
Secondo Il Fatto Quotidiano del 14 febbraio:

O fate come diciamo noi o i soldi non arrivano. Che poi tradotto significa: “O eleggete il candidato che ci va bene, oppure le cose si mettono male”. A sette mesi dalle ultime elezioni in Grecia la storia si ripete e la Germania conferma le proprie intenzioni. Questa volta però parliamo di Cipro, del piano di salvataggio che la terzultima economia europea ha chiesto nel giugno scorso e delle elezioni che devono tenersi, il 17 febbraio. Ma lo schema resta lo stesso: prima votate, possibilmente come vogliamo noi, poi per i soldi si vedrà.
A chiarirlo, l’11 gennaio, proprio a Cipro, è stata Angela Merkel, volata nella città di Limassol con lo stato maggiore del Ppe per discutere del budget europeo e tirare la volata al candidato conservatore alle elezioni, Nicos Anastasiades. Una riunione a cui hanno partecipato i leader conservatori di mezza Europa (specie quella del Nord). La Merkel ha spiegato a tutti i delegati che del piano di salvataggio dell’economia cipriota, travolta da una pesante crisi bancaria, non si parlerà prima di marzo. E che Cipro non avrà “un trattamento di favore”.

 Ma oltre alla consueta ortodossia in tema di austerità finanziaria c’è dell’altro:

Riciclaggio e denaro russo, quindi. Non un tema secondario, specie per i tedeschi: secondo dati ottenuti dai servizi segreti di Berlino, e pubblicati dalla stampa tedesca a novembre le banche cipriote avrebbero in pancia qualcosa come 20 miliardi di euro di depositi provenienti da poco chiari investitori russi. Cipro naturalmente nega tutto, ma il dato resta. E d’altra parte basta andare a farsi un giro proprio a Limassol, dove c’è la più grande comunità russa dell’isola, forte di 10mila persone e che può vantare una stazione radio in russo, giornali in russo, scuole russe, cartelli stradali in cirillico, per farsi venire qualche sospetto.
Da qui la contrarietà tedesca ad andare a inettare nel settore bancario soldi che andrebbero a beneficio degli investitori moscoviti.

Non stupisce che, secondo il quotidiano cipriota Politis, la vittoria di Anastasiades sia stata “un sollievo per la maggior parte dei leader UE, compresa Angela Merkel“, che non vedevano di buon occhio le trattative con la Russia per il salvataggio delle banche cipriote condotte dal presidente comunista uscente, Dimitri Christofias. La verità è che i risparmiatori dell’Europa del nord non vogliono che il loro denaro serva a garantire i depositi dei ricchi russi che approfittano dei vantaggi finanziari dell’isola, oltre che del buon clima.

Per i russi, Cipro rappresenta un paradiso – naturale per alcuni, fiscale per altri. E tra questi ultimi vi sono soggetti tutt’altro che raccomandabili. Molti dei quali legati alla criminalità organizzata, ai quali l’Europa, salvando Nicosia, potrebbe involontariamente fare un grosso favore. In novembre scrivevo:

Data la sua posizione geograficaCipro è strategicamente importante per molte nazioni sia dentro che fuori dall’Europa. Soprattutto per la Russia, che come abbiamo visto ama l’isola non soltanto per l’ubicazione e per il clima. Qui le società di comodo sono anonime, le banche discrete, le tasse basse. I soldi sporchi hanno offerto un boom prolungato agli abitanti del posto, nonostante un livello d’industrializzazione prossimo allo zero. Un paradiso per gli oligarchi e per la mafia russa, che da vent’anni prospera sulle macerie dell’Urss.

La questione del prossimo bailout di Cipro è al centro del dibattito europeo dalla scorsa estate. Da mesi i leader della zona euro stanno preparando un intervento più massiccio del previsto per aiutare i Paesi in difficoltà, che comprende anche un programma in favore di Nicosia.
Ma i tedeschi sono riluttanti, e stavolta non soltanto in nome di quella probità fiscale della cui mancanza rimproverano la Grecia e il resto delle economie mediterranee. Secondo un rapporto dei servizi segreti tedeschi, i primi ad approfittare degli almeno 10 miliardi richiesti dall’isola a Bruxelles sarebbero gli oligarchi russi, che hanno parcheggiato 20,3 miliardi di fondi neri nelle banche di Nicosia.
Dal blog di Antonio Vannuzzo su Linkiesta:

Lo dice un rapporto segreto della Bnd, la Cia tedesca, diffuso dal settimanale Spiegel. L’isola mediterranea sta trattando con Bruxelles un salvataggio di “soli” 10 miliardi di euro dopo che la Cyprus Popular Bank, la principale banca del Paese, è stata pesantemente colpita dal taglio al valore nominale dei titoli greci verso i quali era fortemente esposta. Un salvataggio dal significato più geopolitico che finanziario: nonostante Cipro abbia adottato l’euro dal 2008, è fortemente e storicamente legata alla Russia, tanto che già l’anno scorso ha ricevuto un prestito da 2,5 miliardi di euro a un tasso del 4,5 per cento. Un legame consolidato dopo il crollo dell’Unione sovietica e le successive privatizzazioni delle società statali, favorito dalla tassazione praticamente inesistente che ne fa un paradiso fiscale dove hanno sede oltre 40mila società off shore.
«Il report della Bnd evidenzia che i maggiori beneficiari dei miliardi provenienti da fondi foraggiati con i soldi dei contribuenti europei saranno gli oligarchi russi, uomini d’affari e mafiosi che hanno parcheggiato i loro guadagni illeciti a Cipro», si legge sullo Spiegel. Secondo l’intelligence tedesca, i russi hanno depositato sull’isola 26 miliardi di dollari (20 miliardi di euro circa), cifra che supera di gran lunga il Pil locale, pari a 17 miliardi di euro.
Nonostante sia uscito dalla black list Ocse dei paradisi fiscali nel 2000, dopo aver siglato con l’organizzazione internazionale di Parigi un accordo formale per implementare la trasparenza bancaria e la lotta al riciclaggio, Cipro rimane una piazza estremamente attraente, con una tassazione al 4,5% degli utili e una sui redditi che va dal 10 al 20%, a seconda che i soldi transitino attraverso una banca domiciliata nel Paese. Un regime di favore che l’Europa, come condizione per erogare i fondi necessari al salvataggio, vorrebbe riformare. Ma dalle parti di Nicosia dormono sonni tranquilli: c’è sempre Mosca a cui rivolgersi.

Questo è il punto. Secondo gli 007 di Berlino, Cipro offre ancora la possibilità di riciclare denaro sporco, nonostante abbia ufficialmente adottato tutte le misure richieste per uscire dalla black list dei paradisi fiscali. Inoltre, l’isola ha concesso ad 80 oligarchi russi la nazionalità cipriota, rendendoli così a tutti gli effetti cittadini dell’Unione Europea.
Per il momento la crisi di Cipro ha favorito un altro peso piuma dell’Eurozona: l’Estoniale cui banche sono state letteralmente prese d’assalto dai magnati russi, ansiosi di trasferirvi i propri denari nel timore che qualcosa potesse accadere. Ma la questione politica rimane: l’articolo di Der Spiegel ha immediatamente scatenato reazioni politiche a Berlino, che ora si trova in una posizione molto imbarazzante. Sempre secondo il settimanale tedesco, tradotto da Presseurop:

Rifiutare gli aiuti però non è un’opzione praticabile: così facendo si manderebbe un segnale disastroso ai mercati finanziari. Perché gli europei dovrebbero riuscire a salvare la Spagna e l’Italia se non riescono a tirar fuori dai guai un paese minuscolo come Cipro?
Il governo tedesco si trova in una posizione molto imbarazzante. Ci sono notevoli rischi politici: se acconsentisse a concedere un bailout a Cipro, Angela Merkel rischierebbe di screditare la sua intera linea politica dell’euro.
Gli europei non potranno fingere di non sapere. Il Bnd ha analizzato la situazione a Cipro e ne ha discusso con esperti della “troika”, di cui fanno parte la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea (Bce).
I funzionari del Bnd non hanno portato buone notizie. Da un punto di vista formale, l’isola si adegua a tutte le normative sulla lotta al riciclaggio di denaro previste dall’Ue e a tutti gli accordi internazionali, ha detto l’agenzia. Il paese ha approvato le leggi necessarie e ha istituito le organizzazioni richieste. Ma quando si è trattato di far rispettare le leggi in questione i problemi sono venuti a galla.
Il riciclaggio di denaro è facilitato dalle laute provvigioni versate dai magnati russi per ottenere la cittadinanza cipriota, e secondo la Bnd sarebbero già 80 gli oligarchi che si sono procurati l’accesso all’intera Ue.
Nel solo 2011 dalla Russia sono usciti circa 80 miliardi di dollari, e buona parte di essi è transitata da Cipro, secondo il Bnd. I russi inoltre avrebbero depositato nelle banche dell’isola 26 miliardi di dollari, una cifra molto superiore al pil annuale di tutta Cipro.
La conclusione del Bnd è che se Cipro otterrà un bailout dall’Ue per poter restare nella zona euro, i soldi dei contribuenti tedeschi e di altri europei di fatto andranno a tutelare i soldi sporchi dei russi.

Cipro è diventata membro dell’Ue nel 2004 ed è entrata nella zona euro tre anni e mezzo dopo. E all’improvviso è diventata richiestissima.

Da allora il modello economico cipriota è diventato estremamente interessante. Il paese è un paradiso fiscale all’interno dell’Ue, ma l’Ocse gli ha dato un certificato di buona salute perché si presume che faccia abbastanza per impedire il riciclaggio.
Tuttavia, un documento del Parlamento europeo riguardante la criminalità organizzata in Russia cita parecchie volte l’isola, e un rapporto della Banca mondiale che parla di 150 casi di corruzione internazionale cita numerose società e conti a Cipro.

Data la sua posizione geografica, Cipro è strategicamente importante per molte nazioni sia dentro che fuori dall’Europa. Soprattutto per la Russia, che come abbiamo visto ama l’isola non soltanto per l’ubicazione e per il clima. Qui le società di comodo sono anonime, le banche discrete, le tasse basse. I soldi sporchi hanno offerto un boom prolungato agli abitanti del posto, nonostante un livello d’industrializzazione prossimo allo zero. Un paradiso per gli oligarchi e per la mafia russa, che da vent’anni prospera sulle macerie dell’Urss.
Fatto non secondario, il rapporto di Der Spiegel compare proprio nei giorni in cui Cipro avvia lo sfruttamento massiccio dei giacimenti di gas a largo delle sue acque.
Mafia, mercati, oligarchi ed energia. Tutti elementi che rendono complicata la vicenda. Non a caso, un confidente della cancelliera Merkel ha fatto sapere che secondo lei “Cipro non è un problema economico, ma politico”.

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