Il 2012 in sintesi

Il 2012 dal punto di vista della politica internazionale può essere visto sotto un duplice aspetto: quello dei fatti noti e dei meno noti.
Niccolò Locatelli su Limes riassume i temi dominanti dell’anno che sta per concludersi:

Il 2012 non è stato per la politica internazionale un anno rivoluzionario (e indimenticabile) come il 2011, quanto piuttosto un anno in cui si sono consolidate tendenze emerse in passato o ne sono nate di nuove, dagli esiti ancora incerti. È stato un anno di cambi di leadership realizzati (Cina), mancati (Stati Uniti), in sospeso (Venezuela). È stato un anno di crisi sventate o per lo meno rinviate (il collasso dell’euro, l’attacco all’Iran). Per questi motivi il 2012 può essere definito un anno di transizione.
In Siria la transizione è stata duplice: quella che nel 2011 era una ribellione è diventata una vera e propria guerra civile [...] la guerra in Siria è diventata nel corso del 2012 una guerra per procura tra l’asse dei paesi sunniti – appoggiato, in mancanza di alternative migliori, dall’Occidente – e l’Iran, per l’occasione spalleggiato dalla Russia.

gli Stati Uniti sono presi dalla transizione delle loro priorità geopolitiche: l’allontanamento dal Medio Oriente verso il Pacifico,per contenere la Cina e concentrarsi sull’area dove l’economia crescerà di più, è in atto. La conferma alla Casa Bianca di Obama, tra i principali artefici di questa strategia, la rafforzerà.

Attraverso il Diciottesimo congresso del Partito comunista, la Cina ha avviato con successo, malgrado lo scandalo di Bo Xilai, il cambio di leadership che si concluderà a marzo. [...] Nel 2012 la Cina è stata particolarmente assertiva nel rivendicare la propria sovranità(disputata) di alcune isole nel Mar Cinese. Le prove di forza con GiapponeVietnam eFilippine sono rimaste sul piano politico e simbolico, ma anche se non si è arrivati alla guerra la situazione resta tesa.

La transizione per l’Unione Europea, e in particolare per l’Eurozona, nel 2012 ha significato lotta per la sopravvivenza. [...] Rimangono insoluti i nodi politici e culturali: se la soluzione dev’essere condivisa, quanta sovranità sono disposti a cedere gli Stati, e a chi?

A est dell’Ue l’eco delle sentenze del Tribunale penale internazionale dell’Aja ci dice che la transizione verso una convivenza pacifica nell’ex Jugoslavia è ancora incompleta.

Il 2012 è stato un anno di transizione anche per la cosiddetta “primavera araba”:l’assalto al consolato Usa di Bengasi, le contestate decisioni di Morsi in Egitto, l’ondata di arresti in Kuwait e Bahrein hanno portato molti a dubitare della possibilità che la democrazia trionfi sulla sponda Sud del Mediterraneo.

In America Latina una transizione potrebbe avviarsi da un momento all’altro. Per la prima volta nel XXI secolo, il Venezuela e la regione potrebbe essere presto orfani – politicamente o biologicamente - di Hugo Chávez. [...] L’alleato più stretto del Venezuela, la Cuba dei fratelli Castro, ha già avviato una lentissima transizione verso un’economia più aperta, sul modello cinese e vietnamita. Come a Pechino e ad Hanoi, anche sull’isola la democrazia non è alle viste.

I fatti e gli eventi trascurati e meno noti al grande pubblico, ma che potrebbero diventare i trending topic del 2013, come di consueto, sono invece raccontati da Foreign Policy.
In sintesi:

  1. Le relazioni commerciali tra India e Pakistan
    L’interscambio commerciale tra i due Paesi è aumentato di nove volte tra il 2004 e il 2011, arrivando a toccare quota 2,7 miliardi di dollari. Ed è destinato ad aumentare ulteriormente dopo la firma di diversi accordi nello scorso settembre.
  2. Il Brasile diventa Paese d’immigrazione
    Attulamente ci sono stati circa 2 milioni di stranieri (molti dei quali portoghesi) che vivono legalmente in Brasile e circa 600.000 clandestini. L’interesse da parte dei cittadini di altri Paesi è frutto delle opportunità offerte dall’economia in crescita (ma non troppo), che nel prossimo anno richiederà un apporto di lavoratori qualificati tra le 200.000 e 400.000 unità, da impiegare in settori come il petrolio, le miniere, e la tecnologia.
  3. Gli Inuit rivendicano maggiori diritti sulle estrazioni nell’Artico
    La tendenza è iniziata nel mese di marzo, quando il governo Inuit del Labrador, in Canada,ha revocato il divieto di estrazione dell’uranio. Poi, nel mese di settembre, un gruppo di Inuit del territorio di Nunavut si è rivolto a Wall Street per trovare investitori disposti a finanziare un progetto di estrazione di oro, argento, rame, zinco e diamanti.
  4. Il verme di Guinea è quasi scomparso
    L’OMS ritiene che nei prossimi due anni verme di Guinea diventerà la seconda malattia conosciuta, dopo il vaiolo, ad essere completamente eliminata. Altre patologie (come la lebbra e la peste tubercolosi), però, sembrano tornare in ascesa a dispetto delle previsioni.
  5. Stampa 3D, innovazione e problemi
    Nel futuro prossimo la tecnologia tridimensionale porrà delle serie questioni sia per il copyright che per quanto riguarda l’ecosostenibilità.
  6. Finisce il mito dei call center indiani
    Per anni, l’immagine dei giganteschi call center in India è stata uno dei cliché della globalizzazione (chi non ricorda il film The Millionaire?). Ma da quest’anno la quota degli operatori telefonici localizzati a Delhi è scesa dall’80% al 60% in virtù della crescente concorrenza di Filippine, Brasile, Messico, Vietnam e alcuni Paesi dell’Europa orientale. Nel subcontinente il mercato dell’outsourcing sembra ormai saturo; le altre altre economie emergenti sanno ora di poter competere.
  7. Hong Kong in controffensiva
    Le tensioni tra Hong Kong e la madrepatria sono in crescita, accentuandole tendenze nazionalistiche in seno alla città autonoma. Le prove di forza di Pechino nel Mar Cinese Meridionale preoccupano sempre di più il governo locale.
  8. Cipro, la sponda di Mosca sul Mediterraneo
    Il salvataggio dell’economia dell’isola da parte della Russia (qui e qui) ha di fatto allontanato Nicosia da Bruxelles. L’influenza su Cipro garantisce al Cremlino un valido avamposto sia nei rapporti con la Turchia che col resto del Vicino Oriente.
  9. Il petrolio nel Congo
    Si stima che l’area del Parco Nazionale del Virunga, vicino al confine con l’Uganda, contenga giacimenti di oro nero per un ammontare di 6 miliardi di barili. Ai prezzi correnti, il valore di quel petrolio sarebbe pari a 28 volte l’intero PIL del Congo. Ma le operazioni di ricerca ed estrazione sono complicate dai rischi geopolitici ed ambientali che le attività petrolifere comportano.
  10. Le dispute insulari di cui non abbiamo sentito parlare
    Per tutto il 2012 si è parlato delle tensioni nell’Asia orientale per quanto riguarda il possesso di determinate isole (su tutte, le Spratly e le Senkaku). Ma anche nel Golfo Persico c’è chi litiga per lo stesso motivo: è il caso di Iran e Emirati Arabi Uniti, che rivendicano la sovranità su Abu Musa e i lembi di terra limitrofi.

Alle Samoa manca un venerdì, quello del 30 dicembre 2011

La geopolitica si esprime nell’amministrazione non solo dello spazio, ma anche del tempo. È così che il governo delle Samoa ha deciso di abolire la data di venerdì 30 dicembre 2011 per passare direttamente al 31, misura necessaria per scivolare ad ovest della Linea Internazionale che segna il cambiamento di data, seguendo l’esempio di Kiribati che aveva fatto la stessa scelta nel 1995 (sebbene molti atlanti rappresentino ancora la Linea come una retta).
Collocato per convenzione sul meridiano numero 180 (l’ultimo, partendo da Greenwich), questo limite creava alle Samoa non pochi inconvenienti: fisicamente l’arcipelago dista tre ore di volo dall’Australia e solo una dalla Nuova Zelanda; orologio alla mano, invece, è separato (nel tempo) di 21 ore dalla prima e di 23 dalla seconda. Con tutti i contrattempi che ne derivano nei rapporti commerciali (in termini di mancati scambi nei periodi in cui non coincidono giorni festivi e feriali), nei voli aerei e in generale nei collegamenti tra i Paesi. Tutte difficoltà che i quasi 200.000 samoani (il cui lavoro non svolto per la giornata persa sarà comunque pagato) hanno finalmente superato facendo finta che venerdì 30 dicembre non sia mai esistito.
Anche Tokelau, un altro arcipelago amministrato dalla Nuova Zelanda, ha deciso di passare direttamente al 31 dicembre. Resteranno invece ad Est della Linea le Samoa Americane, che si mantengono allineate alla data della madrepatria.

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Tanti Auguri… ne avremo bisogno

Un’antica maledizione cinese augurava: “possa tu vivere in tempi interessanti”. Ripercorrendo i fati salienti di questo 2011 possiamo dire che i nostri, certamente, lo sono. E pensare che dopo gli Anni Zero, vissuti sull’ottovolante tra l’11 settembre, le guerre in Iraq e Afganistan e il crollo della finanza mondiale, credevamo di aver visto tutto.

Limes ripercorre i fatti salienti dell’intero anno. In sintesi, il posto d’onore nei fatti del 2011 spetta alla primavera araba, iniziata come un risveglio di popoli e terminata con i bagni di sangue in Egitto, in Yemen e, soprattutto, in Siria.
L’agonia dell’euro (con il ritorno dell’Italia, suo malgrado, al centro della scena mondiale), la guerra in Libia, la morte di Osama bin Laden, gli indignados, OWS e gli altri movimenti di protesta, il terremoto-maremoto in Giappone, il containment anticinese voluto da Obama, il tentativo di Putin di ricostruire l’Urss e le molte incognite del dopo ritiro dall’Iraq sono gli altri eventi che garantiranno al 2011 un posto speciale nei libri di storia a venire.
Una postilla sulla Primavera araba: in febbraio pareva che il vento della democrazia potesse soffiare sulle dune mediorientali; a distanza di mesi, quasi nessuno sembra aver compreso che dietro la farsa delle libere “elezioni” si sta celando il tentativo del Qatar(primo sovventore della Fratellanza Musulmana) e dell’Arabia Saudita (in competizione con Doha), di ricostituire il califfato islamico sfruttando proprio quella via “democratica” tanto cara a noi Occidentali.

Tralascio previsioni, teorie ed altri consimili (e sterili) esercizi intellettuali volti ad anticipare i fatti del 2012.
Segnalo solo un’analisi di Foreign Policy in cui si prefigurano i nuovi possibili teatri di guerra. Lo scenario più preoccupante è quello della Repubblica Democratica del Congo, dietro il quale si cela la questione mineraria. Ad esso si aggiunge la Siria, ormai sull’orlo di una guerra civile. Completano il quadro Afghanistan, Pakistan, Venezuela, Burundi,Yemen, Asia Centrale, Kenya vs Somalia, Tunisa, Myanmar e, ovviamente, Iran vs Israele.
Personalmente, tra le guerre probabili aggiungerei quella tra Nord e Sud Sudan, peraltro già in atto; tra quelle possibili (ancorché improbabili) non dimentichiamo due cancri geopolitici di lungo corso: il Nagorno-Karabakh e le due Coree.

Il blog Oronero augura a tutti buon anno con un video incentrato su spirali, Sezione aurea, e altre meraviglie della Natura. Insomma, un tuffo nella razionalità dopo un anno di follia.
Tanti auguri, allora. E buona fortuna. Perché tra spread, nuove probabili manovre, Peak oil (di cui dovremmo cominciare a sentire gli effetti già tra qualche mese..) ed un probabile Double Dip il 2012 sarà non meno faticoso dell’anno che ci lasciamo alle spalle. Altro che i Maya…

Putin: il ritorno dell’uomo che non se ne è mai andato

1. Quelli che tutti supponevano ha avuto conferma ufficiale ieri: il prossimo anno Vladimir Putin sarà il “nuovo” presidente della Russia. E potrebbe restarlo fino al 2024.
La notizia l’ha data proprio colui che doveva essere il suo concorrente, l’attuale numero uno del Cremlino Dimitry Medvedev. Trova dunque una risposta quella che molti avevano dipinto come la domanda del secolo nella storia politica russa. Perché l’avvicendamento tra Medvedev e il suo “fratello maggiore” a zar di tutte le Russie, al netto delle speculazioni dei media, non è mai stato veramente in discussione. Le elezioni del prossimo marzo formalizzeranno il cambio della guardia.
L’occasione per l’annuncio è stato il congresso di Russia Unita, il partito dei due diarchi di Mosca. Medvedev ha dichiarato di voler appoggiare la candidatura del suo predecessore; Putin lo ha ringraziato aggiungendo che per lui sarebbe stato un “grande onore”. Tutto secondo copione.
Il ritorno dell’ex ufficiale del KGB al Cremlino si concretizzerà in marzo. Medvedev sarà probabilmente a capo della Duma, la camera bassa del parlamento russo. Uno swap che i due stanno cercando di far passare come un trionfo della democrazia.

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