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	<title>GeoPoliticaMente</title>
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		<title>GeoPoliticaMente</title>
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		<title>Cina e India, insieme per forza</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 13:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi premier cinese Li Keqiang si è recato in visita a Delhi per risolvere la questione dello sconfinamento dell&#8217;Esercito di Liberazione del Popolo (Pla) di circa 20 chilometri oltre la Line of actual control (Lac) che separa i due Paesi sull&#8217;Himalaya. Dall’incontro tra il primo ministro di Pechino e il suo omologo indiano, Manmohan [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6091&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Nei giorni scorsi premier cinese <strong>Li Keqiang</strong> si è recato in visita a Delhi per risolvere la questione dello <a href="http://www.csmonitor.com/World/Asia-Pacific/2013/0503/Incursion-or-fair-play-Chinese-Indian-troops-face-off-along-disputed-border">sconfinamento <strong>dell&#8217;Esercito di Liberazione del Popolo (Pla) </strong></a>di circa 20 chilometri oltre la <em>Line of actual control </em>(Lac) che separa i due Paesi sull&#8217;Himalaya.</p>
<p style="text-align:justify;">Dall’incontro tra il primo ministro di Pechino e il suo omologo indiano, <strong>Manmohan Singh</strong>, è scaturita una <a href="http://news.oneindia.in/2013/05/21/india-and-china-inked-8-agreements-here-is-a-look-1221252.html">dichiarazione congiunta</a> che impegna India e Cina ad affrontare con minor belligeranza le dispute territoriali sull&#8217;Himalaya, allo stesso tempo intensificando il commercio e gli investimenti congiunti.<br />
Il documento, redatto in otto punti,  si concentra sul miglioramento delle transazioni economiche e dell&#8217;import-export fra i due Paesi. Si parla di un possibile<strong> interscambio, entro il 2015, di 100 miliardi di dollari</strong> rispetto ai 66,5 miliardi del 2012. E&#8217; emersa anche la disponibilità da parte della Cina ad aprire maggiormente i mercati ai prodotti indiani. Le complementarietà tra le due economie sono reali: se di Pechino è la potenza industriale, è altrettanto riconosciuta l&#8217;importanza dell&#8217;India come esportatrice di derrate agricole ma anche prodotti avanzati come software.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli altri punti prevedono l&#8217;incremento delle traduzioni reciproche di classici letterari, l&#8217;accordo sul pellegrinaggio <strong>Kailash Mansarovar Yatra</strong>, che prevede la visita da parte di devoti indiani ad alcuni templi tibetani e, tema caro all&#8217;India, la promessa cinese di <strong>inviare quotidiane informazioni all&#8217;India sul livello delle acque nel fiume Brahmaputra</strong>, che nasce in Tibet (dove è chiamato Yarlung Zangpo) e che sarà presto parzialmente bloccato da tre nuove dighe in costruzione dal lato cinese. Aspetto che lascia però in sospeso la richiesta indiana di <strong>creare una «commissione sull&#8217;acqua» fra India e Cina</strong>, ma che crea maggiore comunicazione fra i due partner.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tuttavia le <a href="http://www.cittanuova.it/c/428461/India_e_Cina_destinati_ad_andare_avanti_insieme.html">reciproche diffidenze permangono</a>, così come le divergenze geopolitiche e strategiche</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Come nota Giorgio Cuscito su <em><a href="http://temi.repubblica.it/limes/cina-india-una-stretta-di-mano-non-vale-unalleanza/47079">Limes</a>,</em> malgrado gli accordi economici i due Paesi rimangono rivali strategici. M</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ettendo da parte le tensioni storiche, Li e Singh</strong> hanno tranquillizzato l&#8217;opinione pubblica e confermato la volontà di entrambi i governi di risolvere il problema dei confini tramite il dialogo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gli interessi economici </strong>hanno pertanto stroncato sul nascere nuove tensioni tra i due giganti.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://geopoliticamente.wordpress.com/2011/11/26/cina-e-india-giganti-in-rotta-di-collisione/">Tuttavia sul piano strategico le parti restano distanti</a>, se non altro nel rapporto con gli USA e per il fatto che la Cina è uno storico alleato del Pakistan, nemico di Delhi per antonomasia. Pertanto è <strong>improbabile che il consenso tra i due Paesi vada oltre la stretta collaborazione economica</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://geopoliticamente.wordpress.com/2011/10/26/cina-padrona-di-tutte-le-acque/"><strong>Tra le cause di tensione latente tra le due nazioni c&#8217;è l&#8217;acqua</strong></a>, più ancora dell&#8217;energia &#8211; che pure i due Paesi si contendono in Medio Oriente come nel resto del mondo. I grandi fiumi che irrigano l&#8217;India nascono tutti dallo stesso &#8220;serbatoio&#8221; che è l&#8217;Himalaya, in gran parte sotto la sovranità di Pechino. E con lo scioglimento dei ghiacciai, la regolarità dei corsi di quei fiumi per il futuro prossimo è in forse. Per questo le dispute territoriali (che cinquant&#8217;anni fa sfociarono in una guerra aperta), nascondono una posta in gioco molto concreta.</p>
<p style="text-align:justify;">In conclusione, qualche anno fa si parlava di &#8220;<strong>Cindia</strong>&#8221; più per il piacere di coniare neologismi pop che non per una qualche fondatezza logica nella definizione (su questo blog è infatti usata solo a fini tassonomici). Ma se Cindia è una sintesi efficace per descrivere relazioni e complementarità tra le due più popolose nazioni del pianeta, <strong>da qui a trasformarla in un&#8217;alleanza geostrategica ce ne corre</strong>.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/estremo-oriente/cindia/'>Cindia</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/estremo-oriente/'>Estremo Oriente</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/brahmaputra/'>Brahmaputra</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/cina/'>Cina</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/himalaya/'>Himalaya</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/india/'>India</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/kailash-mansarovar-yatra/'>Kailash Mansarovar Yatra</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/ladakh/'>Ladakh</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/li-keqiang/'>Li Keqiang</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/manmohan-singh/'>Manmohan Singh</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6091&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Repubblica di Murrawarri e l&#8217;irrisolta questione degli aborigeni australiani</title>
		<link>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/21/la-repubblica-di-murrawarri-e-lirrisolta-questione-degli-aborigeni-australiani/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 11:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia e Oceania]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia e diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; L&#8217;Australia è un Paese dalle dimensioni e la varietà di un continente, ma qualcosa in questa definizione parrebbe sul punto di cambiare. Se da un lato il continente resterebbe sempre uno, dall&#8217;altro le nazioni potrebbero diventare due. Ecco perché. Al momento dell&#8217;arrivo degli inglesi in Australia c&#8217;erano ben 500 Stati indipendenti, ognuno dotato di [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6083&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;Australia è un Paese dalle dimensioni e la varietà di un continente</strong>, ma qualcosa in questa definizione parrebbe sul punto di cambiare. Se da un lato il continente resterebbe sempre uno, dall&#8217;altro <strong>le nazioni potrebbero diventare due</strong>. Ecco perché.</p>
<p style="text-align:justify;">Al momento dell&#8217;arrivo degli inglesi in Australia c&#8217;erano ben <b>500 Stati indipendenti</b>, ognuno dotato di una struttura politica ed istituzionale ben definita. Tra questi c&#8217;era la <strong>Repubblica di Murrawarri,</strong> entità che &#8211; secondo la filosofia aborigena &#8211; prosperava in armonia col territorio e la natura. Il <b>Murrawarri Peoples Council</b> afferma che le terre, all&#8217;arrivo degli inglesi nel Settecento, furono soltanto date &#8220;in prestito&#8221; alla regina, e che <i>“il popolo Murrawarri non ha mai alienato la sua sovranità sulle terre, sulle acque, sullo spazio aereo e sulle risorse naturali del proprio territorio, […] ma ne ha ceduto in concessione il mero esercizio alla corona britannica&#8221;.<br />
</i>Da qui l&#8217;iniziativa del MPC volta ad ottenere, anche attraverso una formale richiesta alle Nazioni Unite, il <strong>riconoscimento del Murrawarri come Stato sovrano</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo Fabrizio Maronta su <em><a href="http://temi.repubblica.it/limes/murrawarri-un-nuovo-stato-e-un-vecchio-problema-per-laustralia/46960">Limes</a>:</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>La Repubblica di Murrawarri sarà pure il paese più giovane del mondo,</strong> ma per i suoi abitanti è antico di millenni.<br />
<strong>Il suo territorio occupa una regione di circa 81 mila km² nell’Outback australiano,</strong> nota come regione del fiume Culgoa, che insiste sul distretto sudoccidentale del Queensland e sul distretto di Orana del New South Wales. Da quando gli inglesi misero piede sul continente, queste terre sarebbero “in prestito” e la loro mancata restituzione, dietro esplicita richiesta dei suoi abitanti originari, configurerebbe un’occupazione abusiva.<br />
<strong>È quanto sostiene il Murrawarri Peoples Council in una missiva</strong> del 3 aprile scorso indirizzata alla regina Elisabetta d’Inghilterra, al primo ministro dell’Australia e ai premier del Queensland e del New South Wales.<br />
<strong>Nella lettera si dichiara l’indipendenza della nazione Murrawarri dal Commonwealth britannico,</strong> sulla scorta del fatto che “il popolo Murrawarri non ha mai alienato la sua sovranità sulle terre, sulle acque, sullo spazio aereo e sulle risorse naturali del proprio territorio, […] ma ne ha ceduto in concessione il mero esercizio alla corona britannica” e può dunque chiederla indietro in qualsiasi momento.<br />
<strong>Quel momento è arrivato. La lettera chiedeva provocatoriamente alla corona inglese</strong> di produrre “trattati che attestino la sovranità britannica sulle terre in questione o […] documenti attestanti una esplicita dichiarazione di guerra da parte della corona britannica contro la nazione murrawarri.”<br />
<strong>In sostanza, si tratta di un escamotage mirante a dimostrare che gli aborigeni</strong> non si sono mai sottomessi volontariamente a Londra e non ne sono mai stati conquistati con la forza; ma anche di una contestazione del principio secondo cui, all’arrivo degli inglesi, quelle australiane erano <em>terrae nullius</em>. In mancanza di tale documentazione, la sovranità sul territorio della neonata Repubblica è da intendersi in capo alla stessa, che dunque si attiverà per vedersela formalmente riconosciuta con un’apposita azione presso le Nazioni Unite.<br />
<strong>La missiva indicava un termine di 28 giorni per produrre i documenti richiesti.</strong> Il silenzio sarebbe equivalso a un’ammissione implicita che “la Repubblica Murrawarri è da considerarsi uno Stato libero e indipendente, in linea con le norme e le convenzioni internazionali.” Il termine è scaduto l’8 maggio, sicché domenica 12 maggio il Murrawarri Peoples Council ha dato ufficialmente via alla campagna di riconoscimento presso l’Onu.<br />
<strong>Nelle intenzioni, sembra tutto fuorché un esercizio di stile.</strong> Dalla dichiarazione di “continuata indipendenza” di aprile, il Peoples Council si è attivato per creare strutture istituzionali di transizione, tra cui tribunali locali, un ministero dell’Industria e uno della Difesa civile. I suoi rappresentanti parlano di incentivi fiscali per i cittadini murrawarri e confidano che la loro mossa inneschi un revival dell’indipendentismo aborigeno.<br />
<strong>È presto per dire quale esito avrà l’azione presso le Nazioni Unite.</strong> Di certo, non sono le dimensioni (modeste) né il potenziale economico (altrettanto limitato) della piccola repubblica a poter impensierire Canberra.<br />
<strong>Tuttavia, l’iniziativa dimostra che i rapporti tra governo australiano e comunità aborigene</strong> restano problematici e che quella delle rivendicazioni politiche dei nativi resta una questione aperta.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Riccardo Venturi su<a href="http://ilreferendum.it/2013/05/19/australia-gli-aborigeni-murrawarri-rivendicano-lindipendenza/"><em> Il referendum</em></a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>La dichiarazione di indipendenza degli aborigeni Murrawarri potrebbe costituire un pericoloso precedente per l’Australia</strong>. Nessuno sembra prenderli sul serio, ma i nativi, abitanti di una porzione di deserto al confine tra il Queensland e il New South Wales, rivendicano la sovranità su un territorio di circa ottantamila chilometri quadrati, a detta loro, mai formalmente sottoposto al controllo del Commonwealth britannico. La <a href="http://kyliegibbon4.wix.com/murrawarri-republic" target="_blank">dichiarazione di indipendenza del Murrawarri People’s Council</a>, datata il 30 marzo scorso, sarebbe, più precisamente, una dichiarazione di continuazione di indipendenza. Secondo gli aborigeni, prima della colonizzazione ad opera del Regno Unito, l’Australia ospitava più di cinquecento nazioni indipendenti, fra le quali quella di Murrawarri. La Corona inglese avrebbe preso possesso dei territori dell’Outback australiano in base al <strong>principio di diritto internazionale di “<em>terra nullius</em>”</strong>, negando i diritti degli indigeni.</p>
<p style="text-align:justify;">Al contrario, dal 1992, la dichiarazione di continuata indipendenza troverebbe il suo fondamento giuridico nella <strong>sentenza della High Court australiana che invalida tale principio</strong>. La decisione storica della Corte rientrava in un contesto di pacificazione avviato dal governo australiano nei confronti delle popolazioni locali che, fino agli anni sessanta, erano state private dei diritti civili e politici fondamentali. Ecco perché, sempre secondo il neo-istituito Murrawarri People’s Council, <strong>gli europei e i loro discendenti occupano le terre aborigene senza alcun diritto</strong>. Ad aprile, il Consiglio ha inviato una lettera alla Regina Elisabetta e al Primo Ministro australiano, con lo scopo di ottenere il riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica di Murrawarri. Nella comunicazione viene affermato che né il Regno Unito ha mai dichiarato formalmente una guerra (e quindi conquistato il territorio conteso), né i Murrawarri hanno firmato trattati sulla cessione dello stesso, portando come “prove” vari documenti ufficiali.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ciò che emerge da questa strana vicenda di diritto internazionale va oltre l’inedita dimensione giuridica e indipendentista ed è l’emblema della <strong>complessa problematica dei diritti delle minoranze aborigene</strong>. Se c’è chi lo considera uno scherzo, c’è anche chi applaude l’iniziativa dei Murrawarri, reputandola l’unica arma in mano agli aborigeni per farsi sentire. Negli scorsi due secoli, svariate centinaia di popoli che vivono all’interno del Continente australiano hanno subìto una brutale colonizzazione che ha causato massacri e violenze e che ha ridotto la popolazione indigena del novanta percento. Con la modernità e con il graduale riconoscimento dei diritti, le loro condizioni non sempre sono migliorate: molti aborigeni subiscono forme di ghettizzazione e sono spesso abbandonati alla disoccupazione o ad un crescente disagio sociale. Tuttavia, nel 2008 è stato fatto il primo passo ufficiale in termini di presa di coscienza da parte di un governo australiano che, con <strong>l’ex Premier laburista Kevin Rudd, <a href="http://www.lifegate.it/it/eco/people/viaggi/viaggiare/aborigeni_l_australia_chiede_scusa.html" target="_blank">ha chiesto ufficialmente scusa</a> agli aborigeni per i torti del passato e per i crimini subiti dalla cosiddetta “Stolen Generation”</strong>, istituendo il National Sorry Day. Non abbastanza per rimuovere la “Aboriginal Tent Embassy”, la tenda-ambasciata a difesa dei diritti politici e civili delle comunità aborigene, situata di fronte al parlamento australiano, né per evitare rivendicazioni come quella dei Murrawarri.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Dello stesso avviso è Mauro Indelicato de <a href="http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=16624"><em>Il Faro sul mondo</em></a>, secondo cui dalla vicenda</p>
<p style="display:inline!important;"> si possono trarre almeno <strong>tre importanti considerazioni:</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">La prima riguarda la <strong>situazione interna dell’Australia, che evidentemente non è riuscita a risolvere la questione degli aborigeni</strong>; a nulla sono valsi gli spot delle Olimpiadi di Sydney 2000, in cui Katy Freeman, atleta aborigena, ha acceso il calderone olimpico ed è stata l’ultima tedofora, così come a poco e nulla sono serviti i tanti buoni propositi della classe politica australiana sui tentativi di riconciliazione con le popolazioni originarie dell’isola. Adesso, l’indipendenza di Murrawarri, anche se da un punto di vista economico porta via poco vista l’esiguità della grandezza del territorio, in realtà preoccupa e non poco per il timore di un effetto di emulazione degli altri popoli aborigeni presenti nel centro del paese.</p>
<p style="text-align:justify;">L’altra considerazione ha invece un respiro più internazionale e riguarda, in generale, l’apertura forse di <strong>un’epoca in cui, sfruttando anche la debolezza dell’occidente rispetto a qualche anno fa, i popoli colonizzati vivano una stagione di emancipazione dalla madrepatria</strong> e, dopo l’indipendenza di tante colonie avvenute nell’immediato dopoguerra, adesso si arrivi all’autodeterminazione di tanti popoli inclusi all’interno del territorio della nazione dominante.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine, l’ultima e forse la più importante considerazione, è inerente al fatto che, in un periodo in cui si vuole mettere in crisi in tutto il mondo la funzione dello Stato nazione, visto come impedimento alla formazione del nuovo ordine mondiale ed in cui si fanno scellerati tentativi di formazione di entità sovranazionali, <strong>c’è chi ancora invece crede nella propria autodeterminazione</strong>, nel valore che può assumere un proprio Stato e<strong> resiste ai tentativi di creazione di un’unica ed universale cultura mondiale</strong>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Il contributo più lungo e completo, comprensivo della dichiarazione d&#8217;indipendenza tradotta e nonché di opinioni che aiutano ad inquadrare la questione, è firmato da Luca Fusari su <a href="http://www.lindipendenza.com/australia-aborigeni-murrawarri-indipendenza-commonwealth/"><em>L&#8217;indipendenza</em></a>, di cui segnalo questo passaggio conclusivo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>Secondo lo storico <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Reynolds_%28historian%29" target="_blank">Henry Reynolds</a> (nella foto a sinistra) la questione della sovranità aborigena non è mai stata decisa dai giudici australiani,</strong> in quanto nelle precedenti rivendicazioni i giudici hanno stabilito che essi non sono attrezzati per emettere una sentenza; la posizione dei giudici si basa sulla considerazione che la pretesa sovranità non può essere soggetta ad una decisione al di là della rivendicazione di essa. In pratica la perdita di sovranità aborigena non può essere spiegata dalla legge australiana.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ciò nonostante per il professore, la maggior parte degli australiani accetterebbe che i popoli aborigeni avessero avuto una loro sovranità prima dell’arrivo degli inglesi</strong> e una loro definizione standard di sovranità. «<em>Nel diritto, l’unico modo in cui la sovranità può essere persa è con la conquista mediante l’uso della forza o con un trattato, che è quanto accaduto in Nuova Zelanda con il Trattato di Waitangi. Nella legge australiana, non si afferma che l’Australia sia stata conquistata, abbiamo semplicemente evitato l’idea, così pure non ci sono mai stati dei trattati. Quindi c’è questo problema fondamentale. Qualora un gruppo di aborigeni affronti questo problema, come sembra in questo caso, un modo è quello di chiedere ai giudici australiani di dimostrare quando e come hanno perso la loro sovranità e penso che ciò sia un problema che debba semplicemente essere affrontato dai tribunali australiani».</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Reynolds ritiene infine, che sia il governo australiano medesimo o una delle più grandi organizzazioni dei diritti umani possano chiedere un parere alla Corte Internazionale di Giustizia nonché fare appelli alle Nazioni Unite per dirimere la questione</strong>. Ma a suo dire, il problema in realtà dovrebbe essere affrontato dall’Alta Corte. «<em>Ci sono voluti solo Eddie Mabo e altri due Murri Islanders per ribaltare 200 anni di leggi in materia di proprietà (Decisione Mabo Alta Corte). Non ci vogliono grandi numeri per andare in tribunale. Non riesco a vedere cosa potrebbe succedere politicamente affinché le cose cambino in poco tempo, ma i giudici possono avere a che fare con tale questione prendendo una decisione. In un certo senso, quello che ora stanno dicendo è che la più alta corte in Australia non è in grado di prendere una decisione su una questione giuridica fondamentale, il che è un atteggiamento stranamente coloniale verso il problema e penso che alla fine sia lecito aspettarsi che gli aborigeni vogliano sapere un responso su come e quando hanno perso la loro sovranità e se vi sono alcune persone disponenti residualmente di essa».</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">In definitiva, le rivendicazioni degli aborigeni sono una questione seria, non una goliardata come la dichiarazione d&#8217;indipendenza della Padania. Difficile dire se il tentativo avrà successo; di certo il potenziale economico e politico della Repubblica sarebbe <b>ridottissimo</b>, vista la sua posizione geografica (essendo l&#8217;Outback una zona prevalentemente desertica dell&#8217;entroterra australiano), pertanto non cambierebbe nulla negli equilibri politici di Canberra. Tuttavia ciò rappresenterebbe uno smacco pesante dal punto di vista dell&#8217;immagine. In ogni caso la vicenda conferma che<strong> i rapporti tra australiani ed aborigeni continuino ad essere tribolati</strong>, e non è da escludere che questa rivendicazione apra la porta a <strong>nuove pretese territoriali</strong> da parte degli antichi abitanti dell&#8217;isola o, peggio ancora, costituisca un precedente per analoghe rimostranze in Africa, America Latina o altre aree  del mondo dove i confini statuali sono stati tracciati dalla volontà dei colonizzatori, prescindendo da quella dei nativi.<br />
Scoperchiare il vaso di Pandora della storia è sempre un grosso rischio.</p>
<p style="text-align:justify;">Per tutti gli aggiornamenti documentali si veda su <em><a href="http://indymedia.org.au/2013/05/15/wgar-news-murrawarri-people-take-sovereignty-campaign-to-un-jeremy-geia-nitv-news">Indymedia</a>.</em></p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/australia-e-oceania/'>Australia e Oceania</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/temi-globali/democrazia-e-diritti/'>Democrazia e diritti</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/temi-globali/'>Temi Globali</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/aborigeni/'>aborigeni</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/australia/'>Australia</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/murrawarri/'>Murrawarri</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/new-south-wales/'>new south wales</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/outback/'>outback</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6083&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">lucelontana</media:title>
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	</item>
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		<title>Appunti sul (presunto) colpo di Stato in Ciad</title>
		<link>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/17/appunti-sul-tentato-colpo-di-stato-in-ciad/</link>
		<comments>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/17/appunti-sul-tentato-colpo-di-stato-in-ciad/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 20:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[amnesty international]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[colpo di stato]]></category>
		<category><![CDATA[Idriss Deby]]></category>
		<category><![CDATA[N'Djamena]]></category>

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		<description><![CDATA[Presidente del Ciad Idriss Deby ha proclamato per lunedì 13 maggio una giornata di festa nazionale per celebrare il ritorno dei primi 700 soldati inviati in Mali. Nella capitale N&#8217; Djamena la folla si è riversata in strada per accogliere i propri militari. Ma, a parte questo, il Ciad ha ben poco da festeggiare. Secondo Persone [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6076&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Presidente del Ciad <strong>Idriss Deby</strong> ha proclamato per lunedì 13 maggio una giornata di festa nazionale per celebrare il ritorno dei primi 700 soldati inviati in <strong>Mali</strong>. Nella capitale N&#8217; Djamena la folla si è riversata in strada per accogliere i propri militari.<br />
Ma, a parte questo, il Ciad ha ben poco da festeggiare.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo<em> <a href="http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/05/16/ciad-presunto-colpo-di-stato-a-decine-finiscono-in-galera/">Persone e dignità</a></em>, il blog di <strong>Amnesty International</strong> sul <em>Corriere della Sera</em>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>Decine e decine di parlamentari, giornalisti, militari e semplici cittadini</strong> colpevoli di aver espresso critiche nei confronti del governo sono stati <strong>arrestati in Ciad</strong> all’indomani di <a href="http://sahelblog.wordpress.com/2013/05/09/what-happened-with-chads-attempted-coup/" name="&amp;lid=sahelblog.wordpress.com/2013/05/09/what-happened-with-chads-attempted-coup/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 4">un presunto tentativo di colpo di stato</a> denunciato e <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-22377560" name="&amp;lid=www.bbc.co.uk/news/world-africa-22377560&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 5">neutralizzato</a> dal governo del presidente Idriss Dèby. <a href="http://www.reuters.com/article/2008/02/05/us-chad-rebels-idUSL0360139720080205" name="&amp;lid=www.reuters.com/article/2008/02/05/us-chad-rebels-idUSL0360139720080205&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 6">Non sarebbe la prima volta</a> dall’ascesa al potere di Dèby, autore a sua volta di un colpo di stato nel 1990.</p>
<p style="text-align:justify;">La vicenda è comunque <a href="http://lesleyannewarner.wordpress.com/2013/05/02/what-i-was-not-doing-in-african-country-b-chads-recent-alleged-coup-attempt/" name="&amp;lid=lesleyannewarner.wordpress.com/2013/05/02/what-i...can-country-b-chads-recent-alleged-coup-attempt/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 7">oscura</a>. Quello che appare certo è che il 1° maggio, nella capitale N’Djamena, <strong>sono morte almeno otto persone</strong>. Di lì a poco, sono iniziate le retate.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è chiaro <strong>quanti siano gli arrestati e dove si trovino</strong>. La maggior parte di loro, denunciano gli attivisti locali per i diritti umani, sono detenuti in isolamento e non possono incontrare familiari, avvocati e medici.</p>
<p style="text-align:justify;">Agli arresti, già dalla sera del 1° maggio, sono finiti<strong> molti esponenti dell’opposizione parlamentare</strong>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Arrestati anche <a href="http://www.globalpost.com/dispatch/news/thomson-reuters/130507/two-generals-pro-deby-mp-arrested-over-chad-coup-plot">due alti generali e un deputato</a> vicino al presidente Deby. Il quale vede nemici ovunque.<br />
In marzo i ribelli dell&#8217;<strong>Unione delle Forze di Resistenza</strong> (UFR), che avevano deposto le armi nel 2010, hanno <a href="http://www.aljazeera.com/news/africa/2013/03/201332263917329590.html">minacciato di riaccendere le ostilità</a> se il governo ciadiano non riaprirà presto i negoziati di pace.<br />
La settimana scorsa, Deby ha accusato la vicina Libia di aver permesso a un gruppo di mercenari ciadiani di installare un campo di addestramento proprio a ridosso dei confini, in vista di un&#8217;eventuale offensiva ai danni di N&#8217;Djamena. Accusa che le autorità di Tripoli hanno respinto.</p>
<p style="text-align:justify;">A parte i nemici (veri o presunti), Deby sa però di avere un fedele alleato. Quella <strong>Francia</strong> - che dispone ancora di una base militare in territorio ciadiano &#8211; ora in debito con l&#8217;ex colonia <a href="http://www.aljazeera.com/video/africa/2013/03/20133424350109610.html">per aver sostenuto attivamente <strong>l&#8217;operazione Serval</strong></a> nel Nord del Mali.<br />
Non c&#8217;è allora da stupirsi che Parigi, per bocca del Ministro degli Esteri <strong>Laurent Fabius</strong>, si sia  limitata ad &#8220;esprimere preoccupazione&#8221; per<strong> <a href="http://www.afriquejet.com/news/6414-chad-coup-allegation-no-excuse-to-ignore-rights.html">l&#8217;ondata di arresti in corso a N&#8217;Djamena</a></strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad ogni modo, la notizia del tentato golpe ha stupito gli analisti della politica ciadiana. L&#8217;ipotesi più probabile è che il presidente stia dunque <a href="http://www.dw.de/wave-of-arrests-in-chad/a-16816032"><strong>sfruttando il suo coinvolgimento militare in Mali</strong></a> e il riconoscimento internazionale che ne deriva<strong> per continuare a governare il Paese col pugno di ferro</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal 1990, quando ha assunto le redini del potere (anche lui) attraverso un colpo di stato militare, il presidente Deby sempre ha cercato di porsi come un  un leader democratico a capo di un Paese stabile. Un&#8217;immagine fasulla, visto che è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_Ciad">la storia stessa</a> a descrivere il Ciad come una <strong>nazione intrinsecamente instabile</strong> e che, sotto il regime di Deby, <strong>povertà e corruzione sono costantemente aumentate</strong>. Una situazione peggiorata dalle <strong><a href="http://sahelblog.wordpress.com/2013/03/13/chads-humanitarian-challenges/">gravi crisi umanitarie</a> che premono ai confini</strong>: in Libia, in Mali e nel Sahel in generale. <strong><a href="http://sahelblog.wordpress.com/2012/11/13/items-from-chad-ndjamena-mayor-arrested-public-sector-workers-strike-continues/">Gli scioperi dei mesi scorsi</a> </strong>testimoniano l&#8217;insoddisfazione sociale che serpeggia nella capitale.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/africa/'>Africa</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/africa/'>Africa</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/amnesty-international/'>amnesty international</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/ciad/'>Ciad</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/colpo-di-stato/'>colpo di stato</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/idriss-deby/'>Idriss Deby</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/ndjamena/'>N'Djamena</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6076&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">lucelontana</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>In Pakistan ha vinto il gattopardo</title>
		<link>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/15/in-pakistan-ha-vinto-il-gattopardo/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[Af-Pak]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[awami national party]]></category>
		<category><![CDATA[Imran Khan]]></category>
		<category><![CDATA[Islamabad]]></category>
		<category><![CDATA[Nawaz Sharif]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Pervez Musharraf]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
		<category><![CDATA[taliban]]></category>

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		<description><![CDATA[Le prime elezioni a segnare il primo passaggio da un governo democratico a un altro senza l&#8217;intermezzo di una dittatura militare hanno premiato Nawaz Sharif, che dunque sarà primo ministro per la terza volta. Che campagna elettorale è stata? Internazionale offre una panoramica della vigilia, comprensiva di partiti in lizza e temi caldi. A caratterizzare queste elezioni sono stati [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6073&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Le prime elezioni a segnare il primo passaggio da un governo democratico a un altro senza l&#8217;intermezzo di una dittatura militare hanno premiato <strong>Nawaz Sharif,</strong> che dunque <a href="http://www.internazionale.it/news/pakistan/2013/05/13/il-paese-ha-scelto-sharif/">sarà primo ministro per la terza volta</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Che campagna elettorale è stata?</p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://www.internazionale.it/news/elezioni/2013/05/10/domani-si-vota-in-pakistan/">Internazionale</a> </em>offre una panoramica della vigilia, comprensiva di partiti in lizza e temi caldi. A caratterizzare queste elezioni sono stati anche:</p>
<ol>
<li style="text-align:justify;"><a href="http://www.linkiesta.it/blogs/asia-files/l-arresto-di-pervez-musharraf-ex-dittatore-pakistano">l&#8217;arresto dell&#8217;ex dittatore Musharraf</a>;</li>
<li style="text-align:justify;">il diritto di voto concesso <a href="http://www.linkiesta.it/transgender-pakistan">per la prima volta ai trangender</a>;</li>
<li style="text-align:justify;">la<strong> scia di sangue</strong> (2.700 morti, 2.500 feriti, quasi 1.200 episodi di violenza solo negli ultimi quattro mesi e mezzo) con cui i <strong>taliban</strong> hanno cercato di <a href="http://www.linkiesta.it/pakistan-elezioni">sospendere la campagna e orientare il voto</a>, arrivando a <a href="http://temi.repubblica.it/limes/tra-violenze-e-complotti-il-pakistan-va-al-voto/46509">spazzare via a suon di bombe</a> un intero partito, l&#8217;<strong>Awami National Party</strong> (Anp) di Peshawar.</li>
</ol>
<p>Dai risultati del voto dipenderà anche il futuro del presidente <strong>Asif Ali Zardari</strong>, il cui mandato scade alla fine dell’anno.</p>
<p>Che governo sarà?</p>
<p>Francesca Marino, direttrice di <em>Stringer Asia</em> e profonda conoscitrice della realtà politica di Islamabad, scrive su <a href="http://temi.repubblica.it/limes/con-nawaz-sharif-vince-il-vecchio-pakistan/46637"><em>Limes</em> </a>che <strong>con Sharif ha vinto il &#8220;vecchio&#8221; Pakistan</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>A vantaggio di Sharif ha giocato sicuramente l&#8217;aver incentrato la sua campagna elettorale sulla ripresa economica</strong> e gli accordi presi con grandi industriali, banchieri e latifondisti vari. La lotta contro la corruzione del povero Imran, in confronto, non poteva reggere: senza mazzette, <em>sorry</em>, ma in Pakistan non si fanno affari e Sharif lo sa molto bene.<br />
<strong>Passata l&#8217;euforia elettorale</strong>, però, visto che Nawaz Sharif è il primo politico nella storia pakistana a essere stato eletto premier per la terza volta, sul tappeto rimane la dura realtà. Nawaz e suo fratello Shahbaz, Chief Minister del Punjab per anni, sono dichiaratamente vicini agli integralisti islamici e proteggono da tempo, finanziando con denaro pubblico anche la madrasa di Muridke che alleva jihadi per la Lashkar-i-Toiba, Mohammed Hafeez Saeed e altre organizzazioni &#8216;benefiche&#8217; come la Sipah-i-Saba e la Jaish-i-Mohammed.<br />
<strong>Sharif ha cavalcato in campagna elettorale l&#8217;onda dell&#8217;antiamericanismo per poi scendere</strong>, una volta assicuratosi la vittoria, a più miti consigli: gli serve un prestito del Fondo monetario internazionale per tentare di far ripartire l&#8217;economia.</p>
<p>&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Intanto, nelle altre provincie cresce la rabbia contro la &#8216;dominazione punjabi&#8217;. </strong>Nel Sindh, tradizionale feudo dei Bhutto, ha vinto il Ppp pur non avendo fatto campagna elettorale. Karachi si è trasformata nel set di un brutto film di gangster e in alcune circoscrizioni si è dovuto ripetere il voto a causa dei brogli documentati.</p>
<p>&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Morale della favola: la situazione interna rimane esplosiva</strong>, l&#8217;esercito un&#8217;incognita da tenere d&#8217;occhio, la politica estera una potenziale bomba a orologeria. Con Sharif al governo e Imran Khan a Peshawar gli scenari geopolitici potrebbero cambiare di molto, con serie conseguenze per l&#8217;Occidente e per i paesi confinanti.<br />
<strong>E forse lo spettro Usa della bomba in mano ai jihadi appare un passo più vicino. </strong></p>
</blockquote>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/grande-medio-oriente/af-pak/'>Af-Pak</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/grande-medio-oriente/'>Grande Medio Oriente</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/awami-national-party/'>awami national party</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/imran-khan/'>Imran Khan</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/islamabad/'>Islamabad</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/nawaz-sharif/'>Nawaz Sharif</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/pakistan/'>Pakistan</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/pervez-musharraf/'>Pervez Musharraf</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/talebani/'>talebani</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/taliban/'>taliban</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6073&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>La Bulgaria dopo il voto sta peggio di prima</title>
		<link>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/14/la-bulgaria-dopo-il-voto-sta-peggio-di-prima/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 21:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Temi Globali]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Boyko Borisov]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[GERB]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni telefoniche]]></category>
		<category><![CDATA[Sergej Stanichev]]></category>
		<category><![CDATA[Sofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Se qui in Italia il responso delle urne ci ha consegnato uno scenario politico inedito e complesso, di certo in Bulgaria non se la passano meglio. Alle legislative anticipate del 12 maggio il Movimento Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (GERB), formazione di centro-destra guidata dall&#8217;ex premier Boyko Borisov, ha ottenuto il 30,1%, assicurandosi 98 seggi [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6068&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Se qui in <strong>Italia</strong> il responso delle urne ci ha consegnato uno scenario politico inedito e complesso, di certo in <strong>Bulgaria</strong> non se la passano meglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Alle legislative anticipate del 12 maggio il <strong>Movimento Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria</strong> (GERB), formazione di centro-destra guidata dall&#8217;ex premier <strong>Boyko Borisov</strong>, <a href="http://www.standartnews.com/balgariya-politika/tsik_98_mandata_za_gerb_86_za_bsp_dps__33_ataka__23-188126.html">ha ottenuto</a> il 30,1%, assicurandosi 98 seggi su 240. I socialisti di <strong>Sergej Stanichev</strong> hanno raggiunto il 26,1%, con 86 seggi. Al terzo posto c’è il<strong> Movimento per i diritti e le libertà</strong>, il partito della minoranza turca (33 seggi), e gli ultranazionalisti di <strong>Ataka</strong> (23 seggi).</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; la prima volta che un<strong> partito bulgaro viene rieletto dal dopoguerra,</strong> ma per Borisov c&#8217;è poco da festeggiare. Il suo partito non avrà comunque una maggioranza parlamentare. E la possibilità di un governo di coalizione si annuncia difficile, dopo le tensioni della campagna elettorale  fondata più sul regolamento di conti tra socialisti e conservatori che a rispondere ai bisogni dei cittadini. Anche per questo <strong>la metà degli elettori ha preferito disertare le urne</strong>. Ha votato infatti solo il 50% dei 6,9 milioni di aventi diritto, contro il 60,2% delle scorse elezioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo le grandi <a href="http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/03/01/bulgaria-ultima-vittima-dellausterity-targata-europa/"><strong>manifestazioni dello scorso inverno</strong></a>, che avevano portato alla caduta del governo, nemmeno il voto è bastato a tirare fuori il Paese dallo stallo politico, sottolinea il quotidiano bulgaro <a href="http://paper.standartnews.com/bg/article.php?d=2013-05-13&amp;article=450976"><strong><em>Standart</em></strong></a>, secondo cui “<em>la costituzione del nuovo governo sarà un puzzle molto complicato</em>” in quanto nessun partito ha abbastanza voti per governare da solo e nessuno vuole allearsi con il GERB. Questo in conseguenza dello <strong>scandalo delle intercettazioni telefoniche</strong> che il partito avrebbe compiuto nei confronti di avversari politici, imprenditori e giornalisti. Per questi fatti è stato accusato l’allora ministro dell’interno <strong>Tsvetan Tsvetanov</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">E a Sofia non possono permettersi di &#8220;fare come il Belgio&#8221;.<strong> La Bulgaria è il Paese più povero dell’Unione Europea</strong>, e <a href="http://www.lemonde.fr/europe/article/2013/05/12/bulgarie-les-conservateurs-en-tete-du-scrutin_3175893_3214.html">l’instabilità politica non può che far peggiorare</a> un’economia con un tasso di crescita fermo allo 0,8%, mentre la disoccupazione supera il 20% e il lavoro nero rappresenta il 30%del PIL.</p>
<p style="text-align:justify;">Come racconta l<a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bulgaria/Bulgaria-incertezza-dopo-le-elezioni-135648"><em>&#8216;Osservatorio Balcani e Caucaso</em></a>, per superare lo stallo <strong>i socialisti vogliono un &#8220;governo di programma&#8221;</strong> che però si prospetta fragile. Nel frattempo, le forze emerse dalle proteste di piazza dei mesi scorsi restano fuori dal parlamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Nessuna maggioranza ma tre minoranze, scandalo intercettazioni, economia a picco, campagna elettorale fatta di insulti più che di proposte, forte calo dell&#8217;affluenza.</p>
<p style="text-align:justify;">E le <strong>analogie con l&#8217;Italia</strong> non finiscono qui.</p>
<p style="text-align:justify;">Se dopo lo scrutinio non verrà formato alcun governo, <strong>resterà probabilmente al potere l’attuale governo tecnico</strong>, guidato dal diplomatico <strong>Marin Raykov</strong>, in attesa di un nuovo voto in autunno.</p>
<p style="text-align:justify;">Due ultime notazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">La prima è che <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/article/3763251-la-scomparsa-dell-europa"><strong>dal dibattito politico è totalmente scomparsa l&#8217;Unione Europea</strong></a>. Dopo il fallimento dell&#8217;adesione, la gente è disillusa e ai partiti interessa solo mettere le mani sulla pioggia di fondi comunitari.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine, <a href="http://www.narcomafie.it/2013/05/10/il-watergate-bulgaro-e-le-elezioni/"><em>Narcomafie</em> </a>ci ricorda che il GERB è un partito <strong>pesantemente coinvolto in casi di corruttele nonché in torbidi rapporti con la criminalità organizzata</strong>.<br />
Non proprio il miglior biglietto da visita per chi potrebbe essere chiamato a guidare nuovamente il Paese in un momento così delicato.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/temi-globali/democrazia-e-diritti/'>Democrazia e diritti</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/temi-globali/'>Temi Globali</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/unione-europea/'>Unione Europea</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/boyko-borisov/'>Boyko Borisov</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/bulgaria/'>Bulgaria</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/campagna-elettorale/'>campagna elettorale</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/elezioni/'>elezioni</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/gerb/'>GERB</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/intercettazioni-telefoniche/'>intercettazioni telefoniche</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/sergej-stanichev/'>Sergej Stanichev</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/sofia/'>Sofia</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6068&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il WTO va al Brasile, segno degli equilibri globali che cambiano</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Roberto Carvalho de Azevêdo, brasiliano, 55 anni, è il nuovo direttore generale dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO), per i prossimi 4 anni. Succederà al francese Pascal Lamy, il cui mandato termina il primo settembre. Azevêdo l&#8217;ha spuntata sul messicano Herminio Blanco, al termine di una consultazione durata quattro mesi. Alla fine Azevêdo ha conquistato il consenso della [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6059&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Roberto Carvalho de Azevêdo, </strong>brasiliano, 55 anni<strong>,</strong> è il nuovo direttore generale dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO), per i prossimi 4 anni. Succederà al francese <strong>Pascal Lamy</strong>, il cui mandato termina il primo settembre. Azevêdo l&#8217;ha spuntata sul messicano <strong>Herminio Blanco</strong>, al termine di una consultazione durata quattro mesi. Alla fine Azevêdo ha conquistato il consenso della maggioranza dei 157 membri dell’organizzazione, aggiudicandosi così il prestigioso incarico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il Brasile conquista così <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/05/09/brasile-wto-azevedo/">un&#8217;altra importante tribuna della scena internazionale</a>,</strong> dopo l&#8217;elezione di José Graziano Da Silva alla guida della FAO nel 2011. Ma è dal 2003 che il Brasile ha assunto un ruolo chiave all&#8217;interno della WTO, dove è diventato uno dei grandi negoziatori assieme all&#8217;Unione Europea, agli USA, al Giappone, e ai BRICS le nuove potenze emergenti.<br />
Che il Paese verdeoro sia sugli scudi non è comunque una novità. Basti ricordare che la trasformazione di un semplice acronimo in un forum per il dialogo e il coordinamento tra Brasile, Russia, India e Cina, allargato in seguito al Sudafrica, avvenuta dietro il decisivo impulso del governo <strong>Lula</strong>, con l’obiettivo di identificare le possibili convergenze nelle agende dei rispettivi governi e le eventuali azioni coordinate prevalentemente sui temi di carattere economico.<br />
Sempre più, Brasilia sta dunque acquisendo un ruolo di primo piano sul piano geopolitico, grazie a un lavoro diplomatico paziente e meticoloso, teso a rafforzare alleanze con gli altri Paesi del Sud del mondo in tutti gli scacchieri che contano a livello internazionale. Un lavoro che mette il Brasile in prima fila per la conquista di un <strong>seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza ONU</strong> (se mai la sempre annunciata riforma dell&#8217;organismo dovesse concretizzarsi), e che, dal nostro punto di vista, pone inoltre una questione generale di <strong>ridisegno dei meccanismi di governance globale</strong> che va al di là della riforma delle Nazioni Unite.</p>
<p style="text-align:justify;">Come è spiegato su <em><a href="http://temi.repubblica.it/limes/vincitori-e-vinti-della-battaglia-del-wto/46588">Limes</a>,</em><strong> </strong>pur senza essere stata particolarmente combattuta, <strong>l’elezione di Azevêdo è stata una battaglia diplomatica</strong>, e come ogni battaglia, lascia sul campo <strong>vincitori e vinti</strong>. Tra i primi c&#8217;è indubbiamente il Brasile, e di riflesso i <strong>BRICS</strong> (ma solo sul piano simbolico, visto che Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica sono riusciti a dare un segnale d’unità  solo in un secondo momento). Tra i secondi, invece, c&#8217;è innanzitutto il Messico, patria del candidato sconfitto, ma anche <strong>Stati Uniti ed Europa</strong>, che lo avrebbero preferito rispetto al brasiliano.<br />
E qui tocchiamo un punto fondamentale: quello di <strong>adeguare le istituzioni globali a una geografia economica e politica mutata, dove il <a href="http://geopoliticamente.wordpress.com/2011/07/19/il-futuro-delleconomia-mondiale-sara-multipolare/">peso dell&#8217;economia del pianeta si sta spostando verso Est e verso Sud</a></strong>. Verso un sistema di rappresentanza dove inevitabilmente i nuovi equilibri trovano espressione negli incarichi, e nella mutata provenienza di coloro che sono chiamati a ricoprirli.</p>
<p style="text-align:justify;">La nomina di un direttore brasiliano conferma dunque la lenta, ma inevitabile <strong>ridefinizione degli assetti internazionali</strong>. Dopo le tensioni provocate dalla nomina di <strong>Christine Lagarde</strong> (francese) alla direzione generale del Fondo Monetario Internazionale (a seguito dell&#8217;<em>affaire</em> Strauss Khan) la presidenza della Banca Mondiale è stata assegnata ad un coreano (seppure cittadino statunitense); nel contempo sono cambiate le quote decisionali all’interno dell&#8217;istituzione per consentire alle nuove potenze, <strong>Cina</strong> <em>in primis</em>, di acquisire posizioni più confacenti alle loro dimensioni. Si tratta di passa avanti significati, se pensiamo che finora ai paesi in via di sviluppo era riservata la carica di <strong>segretario generale delll&#8217;ONU</strong>: una posizione di prestigio ma dal contenuto meramente simbolico, poiché soggetta ai veti delle cancellerie occidentali.</p>
<p style="text-align:justify;">Al di là dei simbolismi, fino a ieri <strong>il versante economico è sempre stato saldamente in mano ad Europa e Stati Uniti</strong>. Oggi invece si scorgono segnali di un reale cambiamento. La nomina del direttore generale del WTO, come quella dell&#8217;analogo incarico del FMI o della Banca Mondiale, sono sempre passate attraverso negoziazioni ad alto livello tra i governi europei e quello americano. Adesso è il momento di farla finita con la screditata logica politica che sta dietro a decisioni di questo tipo, volta solo a <strong>favorire gli interessi del Nord</strong> del mondo e perciò aggravando le già misere condizioni in cui versava il Sud.<br />
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-09/nuova-azevedo-063903.shtml?uuid=AbB1wIuH"><em>Il Sole 24 ore</em></a> ci ricorda che <strong>il WTO è stata l&#8217;organizzazione più odiata perché vittima dei suoi stessi &#8220;successi&#8221;</strong>: primo fra tutti la <strong>liberalizzazione nei settori manifatturieri</strong>, a causa della aziende con lavoratori privi di tutele sono entrati in concorrenza con imprese che occupavano operai e tecnici più garantiti. Ciò che messo d&#8217;accordo gli interessi di tutti -dei Paesi richi che volevano ridurre il costo del lavoro e di quelli poveri che volevano crare posti di lavoro &#8211; ma non è stata curata l&#8217;efficienza degli interventi, che sono stati disarmonici. In un contesto di cambi fissi o quasi-fissi, che impedivano ogni riequilibrio, gli effetti sono stati molto casi pesanti, <strong>accentuando le diseguaglianze e dando l&#8217;avvio alla crisi globale</strong> da cui non siamo ancora riusciti a tirarci fuori. Pertanto, secondo la testata, ci sarà anche bisogno di una nuova WTO, che non si faccia &#8220;odiare&#8221;. Il cui primo compito sarà rilanciare il ciclo di<strong> <a href="http://www.iljournal.it/2013/i-negoziati-infiniti-del-doha-round/454966">negoziati del Doha Round</a></strong>, lanciato nel 2001 e arenato per assenza di un accordo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il WTO ha bisogno di un direttore generale che vada al di là delle logiche politiche e che possa tracciare i principi economici di un nuovo ordine globale. Il mandato di Azevêdo rappresenta una sfida difficile. Non soltanto per lui. Le sue qualità sono indiscutibili, così come l’importanza del Paese da cui proviene, anche se tutto questo sbiadisce di fronte alla fatidica ineluttabilità decisionale che l’ha condotto al vertice dell’organizzazione: la presa d’atto che <strong>i vecchi equilibri sono definitivamente saltati</strong>.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/america-latina/'>America Latina</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/brasile/'>Brasile</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/brics/'>Brics</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/crisi-globale/'>crisi globale</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/economia-globale/'>economia globale</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/governance-globale/'>governance globale</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/herminio-blanco/'>Herminio Blanco</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/nazioni-unite/'>Nazioni Unite</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/onu/'>Onu</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/organizzazione-mondiale-del-commercio/'>Organizzazione Mondiale del Commercio</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/roberto-carvalho-de-azevedo/'>Roberto Carvalho de Azevêdo</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/wto/'>WTO</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6059&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Giulio Andreotti, il potere che logorò la Prima Repubblica in nome dello status quo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 21:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il senatore Andreotti risponde dinanzi alla Storia&#8220;, scrivevano i giudici della Corte nell&#8217;epilogo del processo per mafia che lo vide coinvolto. Nessuno più di Andreotti è stato sospettato di complotti e macchinazioni. Ed è per questo che tutti, dai giornalisti più autorevoli fino ai dilettanti della rete, si dilettano in questi giorni a cercare una [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6048&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;<a href="http://www.linkiesta.it/giulio-andreotti-processi-mafia">Il senatore Andreotti risponde dinanzi alla Storia</a>&#8220;</strong>, scrivevano i giudici della Corte nell&#8217;epilogo del processo per mafia che lo vide coinvolto. <strong>Nessuno più di Andreotti è stato sospettato di complotti e macchinazioni.</strong> Ed è per questo che tutti, dai giornalisti più autorevoli fino ai dilettanti della rete, si dilettano in questi giorni a cercare una risposta alla più retorica delle domande &#8211; quale posto gli riserverà la storia? &#8211; senza rendersi conto della vacuità di qualunque analisi che tratti la <strong>figura di Andreotti prescindendo dal contesto storico in cui essa ha operato</strong>. Quello che in virtù degli accordi di Jalta vedeva l&#8217;Italia assegnata alla sfera occidentale del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo Lucio Caracciolo,<strong> Andreotti  ha <a href="http://temi.repubblica.it/limes/andreotti-un-geopolitico-da-prima-repubblica/46331">incarnato perfettamente l&#8217;Italia della Guerra fredda</a></strong>: un paese a sovranità limitata, stretto tra i due blocchi. Non è stato un politico visionario, ma un <strong>raffinato gestore dello status quo</strong>. Immobilismo dettato dalla necessità di allontanare il Paese dalle sirene dell&#8217;Est, oltre la Cortina di ferro.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella visione andreottiana, l&#8217;interesse nazionale consisteva in un difficile gioco d&#8217;equilibrio tra l&#8217;inevitabilità di <strong>mantenere l&#8217;Italia saldamente al guinzaglio degli USA</strong> &#8211; e dell&#8217;Europa, motori della nostra rinascita economica -, cercando tuttavia di ampliare i margini d&#8217;azione del nostro Paese. Per questo mentì a Washington per vendere <a href="http://www.linkiesta.it/andreotti-usa-libia-gheddafi">un centinaio di carri armati a Gheddafi</a>, allo scopo di favorire l&#8217;ENI nelle concessioni petrolifere in Libia, e dopo la strage di Fiumicino (17 dicembre 1973: 32 morti e 15 feriti provocati da un commando di cinque terroristi palestinesi) strinse una serie di <a href="http://www.linkiesta.it/andreotti-politica-estera">taciti accordi con i palestinesi</a> e gli stati mediorientali per tener fuori l’Italia dalle operazioni terroristiche.</p>
<p style="text-align:justify;">E sempre per questo, comprese l&#8217;indispensabilità di <strong>trattare anche con la mafia</strong> (fino al 1980, secondo quanto ricostruito dai giudici), di cui egli rappresentava la parte più debole: lo Stato. Perché se la mafia aveva bisogno dello Stato per continuare i suoi affari, <strong>lo Stato aveva bisogno della mafia per tenere l&#8217;elettorato meridionale nell&#8217;orbita democristiana</strong>, o comunque alla larga dalle tentazioni comuniste. Nel 1994 il giudice Luca Pastorelli raccontava sulle pagine di <em>Limes</em>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Il crollo della Prima Repubblica travolge definitivamente l’equilibrio geopolitico che per quasi mezzo secolo, dall’epoca dello sbarco americano in Sicilia, aveva strutturato la precaria coesistenza fra Stato e Cosa Nostra. I politici siciliani che avevano operato come luogotenenti del Palazzo non sono più in grado di garantire il patto di non belligeranza che, quasi come una legge non scritta ma molto più cogente di qualsiasi codice, aveva legato Roma e Palermo. In sostanza: nel mondo diviso dalla frattura Est-Ovest, comunismo-anticomunismo, <strong>alla mafia spettava di orientare il voto e il potere politico siciliano per evitare rischi di slittamento verso il campo comunista</strong>. In cambio, il potere centrale evitava con cura di stimolare lo sviluppo economico e sociale dell’isola, e del Sud in genere, che considerava un serbatoio di voti essenziale per bilanciare l’avanzata delle sinistre al Nord. <strong>Di questo scambio geopolitico hanno fruito per decenni i potenti di Roma, i loro rappresentanti a Palermo e naturalmente Cosa Nostra</strong>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">La storia (ripeto: a prescindere di quale posto gli riserverà) <strong>non glielo perdonerà mai</strong>. Ma lui era un pragmatico, e del resto la realtà dei tempi lo richiedeva. Lui che è stato simbolo di un potere che ha lentamente logorato il nostro Paese. Il monologo dell&#8217;Andreotti &#8211; magistralmente interpretato da Toni Servillo &#8211; ne <strong>Il Divo</strong> esprime tutta l&#8217;essenza di questo freddo pragmatismo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em>“Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa – ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l&#8217;hanno definita &#8220;Strategia della Tensione&#8221; – sarebbe più corretto dire &#8220;Strategia della Sopravvivenza&#8221;. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch&#8217;io.”</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Per riassumere l<a href="http://www.linkiesta.it/blogs/i-gessetti-di-sylos/cos-altro-dovrebbe-dire-la-storia">&#8216;idea che aveva dello Stato e delle sue regole</a> basterebbe comunque una frase sola: l<strong>&#8216;infelice battuta con cui commentò</strong> <strong>l&#8217;omicidio Ambrosoli. </strong><em>Se l&#8217;è andata a cercare</em>. Come dire che, pur di sopravvivere, tanto vale affidarsi a qualsiasi persona che &#8220;non se le va a cercare&#8221; e quindi disponibile a <strong>scendere a patti con chiunque e con qualsiasi cosa</strong>. Tutto in nome del pragmatismo. <strong>In nome della Guerra fredda</strong>. Dell&#8217;interesse (inter)nazionale che lui declinava come lo <em>status quo</em> a tutti i costi. Economici, sociali e umani compresi.</p>
<p style="text-align:justify;">D&#8217;altra parte, era lui a dire che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/italia-interni/'>Italia (interni)</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/andreotti/'>Andreotti</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/cortina-di-ferro/'>cortina di ferro</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/guerra-fredda/'>Guerra fredda</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/interesse-nazionale/'>interesse nazionale</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/jalta/'>jalta</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/mafia/'>mafia</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/prima-repubblica/'>Prima Repubblica</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6048&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Irlanda ancora nei guai, servono altri 30 miliardi</title>
		<link>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/09/irlanda-ancora-nei-guai-servono-altri-30-miliardi/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 07:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le recenti crisi a Cipro e in Slovenia ci hanno fatto dimenticare di uno dei primi fronti dell&#8217;eurocrisi: l&#8217;Irlanda. Dal 2008, i contribuenti Irlandesi hanno già pagato 64 miliardi sotto forma di debito pubblico per nazionalizzare e ricapitalizzare le loro banche. Denari che pesano sui conti dello Stato che si fece carico, allo scoppio della bolla immobiliare, degli enormi passivi degli istituti. Da [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6046&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Le recenti crisi a <strong>Cipro</strong> e in <strong>Slovenia</strong> ci hanno fatto dimenticare di uno dei primi fronti dell&#8217;eurocrisi: <strong>l&#8217;Irlanda</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal 2008, i<strong> contribuenti Irlandesi hanno già pagato 64 miliardi</strong> sotto forma di debito pubblico per nazionalizzare e ricapitalizzare le loro banche. Denari che pesano sui conti dello Stato che si fece carico, allo scoppio della bolla immobiliare, degli enormi passivi degli istituti. Da allora l&#8217;Irlanda è stata costretta a chiedere aiuto alla troika - <strong>67,5 miliardi in tre anni concessi a fine 2010</strong> - e ad accettare un faticoso programma di risanamento, per cui Dublino è condizionata dalla supervisione di FMI, BCE e Commissione Europea nella gestione della sua finanza pubblica. Le misure di austerity già costate 25 miliardi di sacrifici (a cui si aggiungeranno i 3,5 del nuovo budget varato a fine 2012).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il 5 marzo l’Unione europea ha concesso una <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/3506381-dublino-puo-tirare-il-fiato-sul-debito">proroga a Irlanda e Portogallo</a></strong> per il rimborso dei prestiti contratti nell’ambito del bailout. Ma non lo ha fatto &#8220;gratis&#8221;: solo due giorni dopo, infatti, il presidente della BCE Mario Draghi ha invitato il governo irlandese ad &#8220;<strong><a href="http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/3510101-la-bce-invita-la-coalizione-ad-accelerare-la-riforma-del-settore-bancario">accelerare il ritmo delle riforme bancarie</a></strong>&#8220;.<br />
Inoltre, il controllo esterno a cui lo Stato è sottoposto, anziché allentarsi, sembra irrigidirsi ancora di più. Ad esempio, il governo irlandese dovrà fornire alla troika dei<strong> <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/3623771-la-troika-rivela-errori-nella-spesa-la-sanita">rapporti mensili sulle spese sanitarie</a></strong> nel quadro del processo di riduzione dei costi. Questo perché, secondo un rapporto confidenziale preparato dalla Commissione europea, i creditori internazionali sono preoccupati dalle spese sanitarie eccessive, dalla quantità di mutui non pagati e dal persistere di alti livelli di disoccupazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Un controllo così stringente che pochi giorni fa<strong> il presidente <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/3744101-il-presidente-attacca-l-egemonia-dell-ue">Michael Higgins è finito nell’occhio del ciclone</a></strong> dopo aver rilasciato un’intervista al <em>Financial Time</em>s in cui dichiarava che <strong>l’UE è una forza “egemonica” e attraversa una “crisi morale” tanto quanto economica</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo, <strong>le cattive notizie non finiscono qui</strong>. E nemmeno i sacrifici. Secondo <a href="http://www.rischiocalcolato.it/2013/05/speciale-irlanda-si-ricomincia-altri-30-miliardi-di-euro-necessari-per-ricapitalizzare-le-banche.html"><em>Rischio Calcolato</em></a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">alle crisi bancarie non c’è limite. La notizia bomba della settimana la scrive il giornalista Dan White sull’Irish Indipendent: <strong><a href="http://www.independent.ie/business/irish/dan-white-taxpayer-beware-irish-banks-need-another-30bn-at-least-29242920.html" rel="nofollow">Taxpayer beware! Irish banks need another €30bn at least</a></strong></p>
<p style="text-align:justify;">L’inchiesta del giornalista Dan White parte dai pessimi risultati di Danske Bank in Irlanda, la banca danese ancora una volta ha svalutato i propri crediti (specie ipotecari) aprendo ancora una volta una stagione di <strong>svalutazioni che potrebbero portare ad almeno altri 30 mld di capitale fresco necessario per ri-capitalizzare il sistema bancario Irlandese</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ovvero un <strong>18-20% di debito in più rispetto al Pil</strong>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Meno male che, secondo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-02/irlanda-salvataggio-rinascita-063647.shtml?uuid=Ab4uvhGH">certa stampa</a>, infatti, il Paese stava uscendo dalla crisi. Anzi, in questo senso Dublino era considerata un paradigma di successo nel quadro delle politiche di austerità necessarie al risanamento dei conti pubblici.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo altre voci, l&#8217;Irlanda avrebbe sconfitto la crisi economica <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2013/01/03/news/l_irlanda_ha_sconfitto_la_crisi_economica_diventando_green_il_pil_in_salita_del_2_-49732301/">diventando &#8220;green</a>&#8220;, ossia puntando sulle energie rinnovabili. Ma ad una analisi più attenta, <strong>la svolta &#8220;green&#8221; della ex tigre celtica più che una rivoluzione sembra uno <a href="http://www.ilcambiamento.it/crisi/irlanda_crisi_rivoluzione_verde_inganno.html">specchietto per le allodole</a></strong> per convincere gli altri Paesi a seguire la stessa strada di austerità.<br />
Se mai, la vera svolta sul piano energetico è stata la scoperta di un <a href="http://www.today.it/mondo/petrolio-irlanda-cork.html">giacimento di petrolio</a> a largo della località di Cork, che dovrebbe produrre circa <strong>280 milioni di barili</strong>. Ma per dare il via al progetto servono un miliardo e mezzo di euro.</p>
<p style="text-align:justify;">La realtà mostra un altro Paese rispetto ai ritratti a tinte rosee che i giornali cercano (inconsapevolmente?) di proporre. Un recente <a href="http://www.investireoggi.it/economia/anche-gli-irlandesi-piangono/">report a firma di Anthony Doyle</a>, team fixed income M&amp;G, sintetizzato su <em>Investire Oggi</em>, ci conferma <strong>la crisi irlandese è tutt&#8217;altro che conclusa</strong>.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/unione-europea/'>Unione Europea</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/bailout/'>bailout</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/crisi/'>crisi</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/irlanda/'>Irlanda</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/troika/'>Troika</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6046&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Di Malesia in peggio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 07:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sudest asiatico]]></category>
		<category><![CDATA[Temi Globali]]></category>
		<category><![CDATA[Anwar Ibrahim]]></category>
		<category><![CDATA[Barisan Nasional]]></category>
		<category><![CDATA[Democratic Action Party]]></category>
		<category><![CDATA[Malaysian Chinese Association]]></category>
		<category><![CDATA[Malesia]]></category>
		<category><![CDATA[najib razak]]></category>
		<category><![CDATA[Pakatan Rakyat]]></category>

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		<description><![CDATA[In Malesia, il Barisan Nasional (Fronte Nazionale) ottiene la 13esima vittoria consecutiva alle elezioni generali, scatenando le dure proteste dell&#8217;opposizione che speravano in un cambiamento. YouTrend: Alle elezioni Malaysiane del 5 Maggio il Barisan Nasional (Fronte Nazionale) ha perso per la prima volta dal 1974 la maggioranza assoluta dei voti popolari, scendendo al 46,6%. Il Fronte, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6055&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In Malesia, il <strong>Barisan Nasional</strong> (Fronte Nazionale) ottiene la <strong>13esima vittoria consecutiva</strong> alle elezioni generali, scatenando le <a href="http://www.aljazeera.com/news/asia-pacific/2013/05/2013586202916888.html">dure proteste dell&#8217;opposizione</a> che speravano in un <a href="http://terresottovento.altervista.org/?p=7668">cambiamento</a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://www.youtrend.it/2013/05/09/risultati-elezioni-malesia-2013/">YouTrend</a>:</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Alle elezioni Malaysiane del 5 Maggio il <b>Barisan Nasional (Fronte Nazionale)</b> ha perso per la prima volta dal 1974 la maggioranza assoluta dei voti popolari, scendendo al 46,6%. Il Fronte, guidato dal Primo Ministro uscente <b>Najib Razak</b>, è però riuscito a beffare le opposizioni del <b>Pakatan Rakyat (Alleanza del Popolo)</b> che, pur ottenendo il 50,1% dei voti hanno conquistato solo 89 seggi su 244 alla Camera dei Rappresentanti, lasciandone 133 al Fronte. I nazionalisti hanno ottenuto questo risultato grazie ad una legge elettorale che assegna il numero dei parlamentari eletti in un determinato stato in maniera non proporzionale alla popolazione. Per esempio, nello stato del Sarawak (2,4 milioni di abitanti) ha ottenuto 25 dei 31 seggi disponibili, mentre nello stato del <b>Selangor</b> (con una popolazione di 5,4 milioni di persone) ha ottenuto solo 5 seggi su 23.</p>
<p style="text-align:justify;">La coalizione del Fronte Nazionale ha tradizionalmente dominato la politica malaysiana ma è in realtà molto <strong>frammentata</strong> al suo interno: al partito liberal-islamista United Malays National Organization si affiancano due importanti partiti etnici, che rappresentano indiani e cinesi (<b>Malaysian Chinese Association, MAC</b>), più una serie di partiti minori divisi sia per ideologia che per base etnico-geografica. Nonostante questo, il Fronte ha guidato il paese dagli anni ’60 distanziando i propri oppositori di decine di punti percentuali.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo almeno fino alle elezioni del 2008, quando il Barisan è sceso ad “appena” il 50,27%, senza ottenere la maggioranza dei due terzi dei seggi necessaria per modificare la Costituzione. Per la prima volta nel 2008 le opposizioni si sono riunite nell’Alleanza. Una coalizione, per la verità, eterogenea quanto gli avversari del Fronte. L’Alleanza raggruppa, infatti, i liberal-democratici del <b>Democratic Action Party (DAP)</b>, i social-democratici del People’s Justice Party e dal Pan Malaysian Islamic Party, favorevoli all’applicazione della Shar’ia per i cittadini islamici.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Elezioni-in-Malaysia:-vittoria-(risicata)-del-governo.-Accusa-di-brogli-dall’opposizione-27836.html"><em>Asia News</em></a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">La coalizione di governo ha vinto le elezioni politiche in Malaysia con una maggioranza risicata, sufficiente però a confermare una permanenza al potere che dura da 56 anni. <strong>Il leader dell&#8217;opposizione Anwar Ibrahim denuncia brogli diffusi e sembra intenzionato a contestare la legittimità del voto</strong>. Secondo i risultati forniti dalla Commissione elettorale, il partito del premier Najib Razak Barisan Nasional (Bn, Fronte nazionale) ha ottenuto un totale di 133 seggi sui 222 in palio, il peggior risultato nella sua storia. Di contro, il movimento di opposizione &#8211; formato da tre diversi partiti &#8211; ha conquistato 89 seggi, sette in più del precedente Parlamento.<br />
&#8230;<br />
Nelle scorse settimane <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Elezioni-in-Malaysia:-quadro-%E2%80%9Cfosco%E2%80%9D,-nazionalismo-pi%C3%B9-forte-dell%E2%80%99economia-27611.html">personalità cattoliche interpellate da <em>AsiaNews</em></a> hanno confermato il <strong>quadro di incertezza politica, in un Paese in cui nazionalismo e identità islamica sono tuttora tematiche &#8220;più forti dell&#8217;economia&#8221;</strong>. In previsione del voto, si era ipotizzato come scenario più probabile la vittoria dell&#8217;esecutivo uscente &#8220;pur con un margine minimo&#8221;, grazie anche alle tematiche legate &#8220;alla conservazione della razza Malay&#8221; usata dal governo come mezzo per attirare il consenso delle masse.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em>Asia Times</em> (tradotto da <a href="http://terresottovento.altervista.org/?p=8094"><em>Terre Sotto Vento</em></a>):</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>Najib</strong>, indipendentemente dalle proteste dell’opposizione contro il risultato elettorale, <strong>vede il proprio futuro politico in bilico</strong>. Fu nominato primo ministro del 2009 dopo il risultato elettorale brutto del premier Badawi nelle elezioni del 2008. Il pericolo è che come Badawi potrebbe essere rimosso dalla presidenza dell’UMNO che di tradizione porta con sé la carica di primo ministro dopo un risultato elettorale anche peggiore.<br />
&#8230;<br />
<strong>Questi risultati mostrano una divisione città mondo rurale più pronunciata nei comportamenti di voto</strong>. Gli elettori delle città sono apparsi più disposti a lasciar perdere le barriere razziali e religiose per porre l’attenzione sulla “politica nuova” delle riforme democratiche e del buon governo che il PR aveva promesso se avesse vinto. <strong>Nelle aree rurali, tagliate fuori dall’accesso alla rete e dalle sue fonti critiche, continua ad affidarsi ai media ufficiali di proprietà del BN e ha votato di conseguenza</strong>.<br />
&#8230;<br />
Per quelli che speravano che le elezioni di domenica avrebbero significato una spinta nella nuova politica, caratterizzata dall’attenzione alle riforme democratiche e da un governo responsabile che si allontana dalle istanze etnico religiose, la vittoria del BN rinforzerà lo status quo. <strong>Prima delle elezioni lo slogan “cambiamento” si era diffuso come un fuoco incontrollabile lungo le aree urbane della costa occidentale della penisola, portando in tanti a credere che il PR avesse una possibilità di lotta di formare il nuovo governo</strong>. Ma irregolarità elettorali diffuse e una politica di manovra delle circoscrizioni ha lasciato molti malesi con un senso palpabile che al PR è stato negato ingiustamente il governo federale specialmente dopo aver conquistato il voto popolare.<br />
<strong>Chi ha fatto politica secondo una linea apertamente razziale ha comunque avuto un cattivo risultato</strong>. I capi del gruppo etno-razzista pro Malay Perkasa sono stati sconfitti laddove sono stati presenti. In modo simile. i candidati indipendenti Indù (Hindraf) che un tempo catturavano l’immaginario degli indiani malesi con la difesa zelante dei loro interessi per poi allinearsi al BN hanno in modo analogo perso.<br />
&#8230;<br />
BN forse è tornato al potere ma la coalizione di governo trova che la sua base tradizionale rurale si assottiglia con l’emigrazione verso i centri urbani e la differente percezione del suo governo grazie a notizie indipendenti online. Non solo il BN ha perso il voto popolare, la l’energia creativa e il dinamismo giovanile delle aree urbane del paese si sono con decisione spostate verso il PR. <strong>Mentre un sistema elettorale ha permesso al BN di vincere queste elezioni controverse, il numero di votanti in cerca di una nuova Malesia dove non esistano più vecchie barriere di etnia e religione è chiaramente in ascesa</strong>.</p>
</blockquote>
<br />Archiviato in:<a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/temi-globali/democrazia-e-diritti/'>Democrazia e diritti</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/estremo-oriente/'>Estremo Oriente</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/estremo-oriente/sudest-asiatico/'>Sudest asiatico</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/category/temi-globali/'>Temi Globali</a> Tagged: <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/anwar-ibrahim/'>Anwar Ibrahim</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/barisan-nasional/'>Barisan Nasional</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/democratic-action-party/'>Democratic Action Party</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/malaysian-chinese-association/'>Malaysian Chinese Association</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/malesia/'>Malesia</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/najib-razak/'>najib razak</a>, <a href='http://geopoliticamente.wordpress.com/tag/pakatan-rakyat/'>Pakatan Rakyat</a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6055&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Anche la Slovenia sull&#8217;orlo del baratro</title>
		<link>http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/05/07/anche-la-slovenia-sullorlo-del-baratro/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 06:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>لوكا ترويانو</dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Alenka Bratušek]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Lubiana]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Kreditna Banka Maribor]]></category>
		<category><![CDATA[Slovenia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è stato un buon primo maggio, per la Slovenia. Il giorno prima, l&#8217;agenzia Moody’s aveva declassato Lubiana di 2 gradini, facendo precipitare i suoi titoli pubblici a livello di Junk Bond. Il che significa, ad esempio che molti munifici fondi pensione stranieri non potranno più comprarne tale debito per statuto. La doppia retrocessione non [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=geopoliticamente.wordpress.com&#038;blog=20224647&#038;post=6036&#038;subd=geopoliticamente&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Non è stato un buon primo maggio, per la <strong>Slovenia</strong>. Il giorno prima, <strong>l&#8217;agenzia Moody’s aveva <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-04-30/moodys-doppio-taglio-rating-204552.shtml?uuid=AbPg2yrH">declassato Lubiana di 2 gradini</a></strong>, facendo precipitare i suoi titoli pubblici a livello di Junk Bond. Il che significa, ad esempio che molti munifici fondi pensione stranieri non potranno più comprarne tale debito per statuto.</p>
<p style="text-align:justify;">La doppia retrocessione non ha impedito a Lubiana, pochi giorni dopo, di mettere sul mercato <strong>buoni per 3,5 miliardi (denominati in dollari)</strong>: i titoli sono stati tutti <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324766604578458984176744800.html">collocati</a> a un tasso d’interesse del 4,75% sulla tranche di titoli a cinque anni e del 5,85% su quella a 10 anni. Gli analisti sloveni hanno parlato di una richiesta sorprendente nei confronti dei titoli, con circa <strong>15-16 miliardi di dollari prenotati</strong> rispetto a un’offerta di 3,5. Un risultato &#8220;<a href="http://www.stefanogiantin.net/economics/la-slovenia-supera-lo-choc-moodys-successo-per-i-bond/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=la-slovenia-supera-lo-choc-moodys-successo-per-i-bond">positivo sul breve periodo</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align:justify;">E qui finiscono le buone notizie.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie all&#8217;ultima emissione,<strong> la Slovenia dovrebbe riuscire a <a href="http://it.ibtimes.com/articles/47961/20130506/slovenia-asta-salvataggio-banche-privatizzazioni.htm">rimanere a galla fino a fine anno</a>. </strong>Ma il Paese rimane avvolto dalla crisi, le finanze pubbliche continuano a deteriorarsi, e il sistema bancario continua a passarsela molto male<strong>.</strong> Per evitare il baratro, <strong>Lubiana deve convincere Bruxelles che ce la farà da sola senza fare ricorso al bailout</strong>. Il 9 maggio è la data stabilita per presentare all’UE il pacchetto di riforme promesso dal premier <strong>Alenka Bratusek</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo senso si inserirebbe il piano di privatizzazioni che il governo  dovrebbe presentare a luglio: prevista la vendita della seconda banca del Paese, la <strong>Nova Kreditna Banka Maribor</strong>, della sua principale <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/06/slovenia-sell-off-bailout">azienda di telecomunicazioni</a>, <em>Telekom,</em>  e forse di altre due compagnie statali.</p>
<p style="text-align:justify;">Inoltre sarà introdotto il <a href="http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2013/05/07/news/la-slovenia-in-crisi-preleva-l-1-da-tutti-gli-stipendi-1.7012487">cosiddetto “debito di crisi”</a>, ossia il <strong>prelievo obbligatorio dell’1% da tutte le buste paga</strong>, saranno innalzate le tasse sui beni immobili (leggi case in primis), <a href="http://www.progettoitalianews.net/news/slovenia-stabilita-verso-aumento-iva/">l’innalzamento dell’Iva</a> (dal 20% al 22% per l&#8217;aliquota più alta e dall’8,5% al 9,5% per quella agevolata).</p>
<p style="text-align:justify;">Nei giorni scorsi, il dibattito politico è stato caratterizzato dagli <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20130506_00019_NE.shtml">aspri contrasti</a> tra maggioranza e opposizione in merito alle riforme da presentare entro la data limite.<br />
Ci sono poi <a href="http://www.linkiesta.it/blogs/iota/la-slovenia-corre-ai-ripari-prima-del-9-maggio">due punti su cui la politica non è compatta</a>, ovvero l&#8217;opportunità di modificare <strong>la Costituzione sia per introdurre la norma del pareggio del bilancio</strong>, e che per rivedere (in senso più restrittivo) la disciplina sul referendum.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto, la gente continua a scendere in piazza a protestare. Più in generale, i&#8217;opinione pubblica non ripone molta fiducia nelle scelte del governo. Secondo un sondaggio, il <a href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/slovenia/2013/05/06/Crisi-Slovenia-sondaggio-scetticismo-misure-governo_8659518.html">57% degli intervistati</a> ritiene che, nonostante gli sforzi del governo, <strong>alla fine la Slovenia dovrà rivolgersi alla troika per aiuti finanziari</strong>. Con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.</p>
<p style="text-align:justify;">Neppure la <a href="http://geopoliticamente.wordpress.com/2013/03/02/slovenia-governo-nuovo-e-problemi-vecchi/">formazione di un nuovo governo</a> e la fine dei lungi <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/Slovenia-Croazia-fine-del-bisticcio-133466">bisticci con la Croazia</a> sono bastati a riportare la serenità sotto i cieli di Lubiana.</p>
<p style="text-align:justify;">Una postilla sulla scelta di prelevare l&#8217;uno per cento da tutti gli stipendi. Se dopo <strong>Cipro</strong> i contribuenti del Sud Europa erano spaventati circa il destino dei propri conti correnti (complice l&#8217;infelice uscita di <strong>Jeroen Dijsselbloem</strong>, presidente dell&#8217;Eurogruppo, che aveva parlato del <a href="http://www.ilpost.it/2013/03/26/e-chi-e-dijsselbloem/">prelievo forzoso come di un &#8220;modello esportabile&#8221;</a>), i nostri vicini sloveni hanno preferito adottare il paradigma più classico, ossia mettere le mani direttamente nelle busta paga dei cittadini.</p>
<p style="text-align:justify;">Che ancora una volta saranno i primi a <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/3752181-ancora-una-volta-pagheremo-il-conto-della-crisi">pagare il conto</a> di una crisi provocata da altri.</p>
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