Giappone, sette governi in sette anni

Il premier giapponese Yoshihiko Noda ha sciolto la Camera bassa e indetto le elezioni anticipate: si voterà il 16 dicembre, anziché nel gennaio del 2013 (fine naturale della legislatura). Se il Partito Democratico – formazione di centrosinistra di cui Noda è leader – dovesse perdere, come è verosimile, il Giappone nominerebbe il settimo primo ministro in sette anni.
Noda è al governo dall’agosto 2011. Il suo governo è stato oggetto di forti contestazioni, principalmente per non aver saputo risollevare il Giappone dalla crisi economica che lo ha colpito dopo la catastrofe dell’11 marzo 2011. In estate, per contenere il debito pubblico del Paese (il più elevato al mondo) ha sostenuto una legge che ha raddoppiato le imposte sui consumi, portandole al 10% entro il 2015, nonostante gli effetti distorsivi che tale misura comporterà. Inoltre ha ricevuto severe critiche anche per le posizioni ondivaghe sull’energia nucleare dopo il disastro di Fukushima: dopo aver sospeso tutti i reattori del Paese, accontentando le richieste dell’opinione pubblica, li ha progressivamente rimessi in funzione.

Noda avrebbe già dovuto sciogliere il parlamento in virtù di un accordo stretto con l’opposizione. L’estate scorsa aveva promesso il voto anticipato in cambio del sostegno al raddoppio dell’imposta sui consumi, ma in autunno si sarebbe rimangiato la promessa – nonostante le numerose pressioni per indire le elezioni. Tuttavia nei giorni scorsi ha avuto nuovamente bisogno del sostegno dell’opposizione, tanto che la crisi del governo si è consumata il 14 novembre quando l’opposizione guidata da Shinzo Abe non ha appoggiato il progetto di riforme economiche proposto dal primo ministro.
Lo scioglimento della Camera bassa è avvenuto dopo l’approvazione di un piano di aumento del bilancio a 92 trilioni di yen attraverso l’emissione di obbligazioni. Soldi necessari per andare avanti fino a marzo 2013 e senza i quali le casse dello Stato si sarebbero svuotate già alla fine di novembre.

Molto probabilmente il suo successore sarà proprio Abe, scelto (non senza polemiche) lo scorso settembre come leader del Partito Liberaldemocratico, già primo ministro nel 2006 per poi dimettersi l’anno seguente per motivi di salute.
Il ritorno di Abe non entusiasma nessuno: è considerato più o meno direttamente responsabile della prima sconfitta elettorale nella storia del suo partito, ininterrottamente al potere nel Sol Levante dal 1955 al 2009 (salvo una breve parentesi di 11 mesi). I sondaggi danno i liberaldemocratici per favoriti, ma probabilmente non otterranno una grande maggioranza. Sullo sfondo ci sono alltri partiti minori, come quello fondato dall’ex governatore di Tokyo Shintaro Ishihara, o quello che sta formando il governatore di Osaka, Toru Hashimoto, che sfruttando il clima d’incertezza e insoddisfazione popolare potrebbero ottenere un qualche significativo consenso. Non è da escludere un governo di larga coalizione.

Per quanto riguarda il futuro energetico del Paese, il prossimo responso delle urne potrebbe rimettere in discussione l’abbandono dell’atomo (entro il 2050) annunciato da Noda in settembre, visto che i liberaldemocratici non hanno mai sostenuto il piano di phase put promosso dall’attuale governo.

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