Houla, l’ultima manipolazione sulla Siria

Il massacro di Houla ha suscitato sgomento e indignazione in tutto il mondo, soprattutto per l’orrore di quei bambini trucidati. Peccato che le versioni sulla vicenda siano ambigue e discordi. Ne fa una somma Marinella Correggia sul blog Sibialiria (corsivi miei):

Le voci vanno sentite tutte, e senza mistificarle. Vediamo cosa dice l’Onu. Qui http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=42094&Cr=Syria&Cr1 non nomina responsabili: “Gli osservatori della missione Onu Unsmis confermano l’uccisione di 90 civili di cui 32 bambini, più molti feriti, nel villaggio di Houla, dopo aver visto i corpi” (ma ovviamente le dichiarazioni dell’Onu vengono manipolate dall’Ansa che titola “L’Onu accusa l’esercito”). Prosegue il sito Onu: “Il generale Robert Mood, capo dell’Unsmis, ha dichiarato che le circostanze di queste tragiche uccisioni non sono tuttora chiare”.
Il sito scrive inoltre che gli osservatori confermano anche, da un’analisi di residuati, che tiri di artiglieria sono stati effettuati contro un quartiere residenziale. Ma non è specificato da chi.
Il governo siriano invece sostiene che l’esercito non ha usato artiglieria o armi pesanti contro i civili e a che a compiere la strage sono stati i “terroristi” che a centinaia hanno attaccato Houla con armi pesanti compresi lanciarazzi anticarro.
Ban Ki-Moon e Kofi Annan hanno emesso un comunicato: “Questo crimine brutale che indica un uso indiscriminato e sproporzionato della forza è una violazione flagrante della legge internazionale e degli impegni da parte del governo rispetto al non uso di armi pesanti nei centri abitati (…) i responsabili dovranno pagare”. Sia Mood che Annan che Ban Ki Moon hanno chiesto al governo siriano di smettere di usare armamenti pesanti nei centri abitati ma hanno anche chiesto a tutte le parti di cessare le violenze in tutte le loro forme. La Reuters riferisce anche di queste parole di Mood: “Chi ha iniziato, chi ha risposto e chi è responsabile dovrà pagare”.
La tivù russa RT scrive (http://www.rt.com/news/fsa-annan-plan-307/): “Inizialmente il massacro è stato riferito da attivisti dell’opposizione fra i quali l’Osservatorio siriano per i diritti umani basato a Londra secondo i quali la città è stata bombardata dalle forze governative durante manifestazioni antiregime”. I bombardamenti sarebbero continuati da venerdì a mezzogiorno fino all’alba di sabato.
Il punto è che i morti nei video dalle ferite e dallo stato non sembrano essere vittime di bombardamenti sulle case ma di esecuzioni. Lo afferma anche un ex del Pentagono intervistato da Rt. Il collegamento fra azioni dell’esercito e i bambini morti dei video sembra non essere possibile.
Chi ha ucciso? Degli armati sicuramente non riconoscibili (quindi anche eventuali superstiti troveranno difficile dare risposte vere) e sulla base dei loro interessi. Che non sembrano essere quelli della pace ma piuttosto di una tensione sempre maggiore con intervento esterno.  Digitando su youtube “Hula massacre”, appaiono alcuni video, con tanti corpicini stesi sulle coperte, in ambientazioni diverse. I piccoli morti non appaiono vittime di bombardamenti sulle loro case ma piuttosto di esecuzioni mirate, uno a uno (non c’è la polvere e la distruzione che in genere si accompagnano ai tiri e ai bombardamenti che distruggono abitazioni, si pensi a certe foto dalla Libia).  C’è un altro video che mostra bambini morti con le mani legate (una stranezza che pare artificiosa e che richiama un video riferito a Homs in marzo, poi rivelatosi una mistificazione da parte dei rivoltosi).
Un altro video ancora mostra le immagini mostrate anche da Sana e dalla Press tv sulle due famiglie (con nomi) uccise in un villaggio da gruppi armati, ma attribuisce i morti con didascalia in spagnolo a Huila e alle “gang di Assad”.
Non sembrano esserci video di bombardamenti a Hula. Sempre digitando “Hula massacre” c’è un video che mostra uomini per strada (dove?), alcuni con bandiere – non quelle dell’opposizione – e poi si sentono rumori di spari e un fuggi fuggi con qualcuno che rimane per terra.
Secondo il Centro di informazioni Vox Clamans della diocesi di Homs, le cose sono andate molto diversamente da quel che dicono i media e l’opposizione. “Un nostro testimone oculare di Kfar Laha, presso Hula ci ha detto: ‘Bande armate in gran numero hanno attaccato le forze dell’ordine o dell’esercito vicino all’ospedale Al Watani che hanno perso veicoli e un blindato.  Sono seguiti scontri fino a tarda notte e invano i governativi hanno cercato di respingere l’attacco con l’artiglieria e molte perdite. Uccisi o feriti 35 soldati, e nove miliziani. I miliziani sono entrati nell’ospedale massacrando tutti i presenti. Hanno portato via i cadaveri in coperte dell’ospedale e li hanno ammucchiati in un luogo di Hulé che sembra essere una moschea. Poi sono entrati in varie case del quartiere sud uccidendo i civili e ammucchiandoli per mostrarli agli osservatori, prima di bruciare le loro case. In 24 ore cento sunniti sono stati massacrati a Tal Daw (Houlé), alaouiti sono stati massacrati a Shiphonyieh, ismailiti a Salamyeh e cristiani a Qusyar”.

La morale, peraltro nota da tempo, è che la guerra in Siria rappresenta un caso da manuale di disinformazione a scopo strategico. L’inesistente gay girl di Damasco e la sceneggiata di Danny Syria sono stati i più macroscopici esempi di come la fiction riesca a sovrapporsi ai fatti. Senza contare che per molti mesi nessuno ha volluto ammettere che anche i ribelli commettono abusi e violenze. Tutti elementi a riprova di come la realtà possa essere molto diversa da quella che emerge dalle testimonianze degli attivisti.
Infowars riporta questa lunga analisi su come i media occidentali stanno manipolando l’informazione dalla Siria in funzione anti Assad.
Houla è (per il momento) l’ultimo capitolo di una storia scritta ad uso e consumo del pubblico occidentale. Nessuno nega che in Siria sia in corso una guerra civile (settaria?), e che la repressione del regime stia mietendo una moltitudine di vittime innocenti. Ma da qui a sostenere che le violenze siano soltanto opera del regime, ce ne corre. E, dopo tutto, una testimonianza falsa è e rimane una testimonianza falsa, a prescindere dal fatto che provenga dai “buoni” o dai “cattivi” – e, come detto, in Siria non è possibile distinguere gli uni dagli altri.
Le mistificazioni non finiscono qui. Ieri la BBC ha illustrato il proprio articolo sulla vicenda con questa foto che ritrae centinaia di corpi chiusi dentro sacchi adagiati sul pavimento di una scuola. Il fatto è che l‘immagine non è stata scattata a Houla, bensì in Iraq nel 2003. A denunciarlo è Marco Di Lauro, ossia il fotografo che l’ha scattata. Di Lauro sembra non sapere chi abbia fornito la sua foto al network inglese, in compenso pare avere le idee sul perché:

Somebody is using illegaly one of my images for anti-syrian propaganda on the BBC web site front page.
Today Sunday May 27 at 0700 am London time the attached image which I took in Al Mussayyib in Iraq on March 27, 2003 (see caption below)
http://2.bp.blogspot.com/-wTcJyLwJcw0/T8KZVTrbaRI/AAAAAAAAAW4/DFiJR8meEy4/s1600/BBC.jpg
was front page on BBC web site illustrating the massacre that happen in Houla the Syrian town and the caption and the web site was stating that the images was showing the bodies of all the people that have been killed in the massacre and that the image was received by the BBC by an unknown activist.

Somebody is using my images as a propaganda against the Syrian government to prove the massacre.

Non è la prima volta che la BBC prende una bufala come oro colato. Lo scorso anno, durante i primi mesi di guerra in Libia, aveva dato per certa la notizia della caduta di Sirte in mano ai ribelli, inizialmente divulgata da al-Jazeera ma non confermata da alcuna fonte oggettiva. Con l’aggravante che la BBC non aveva neppure dei corrispondenti sul campo.
Lo stesso Di Lauro si dice stupito della scarsa attenzione che il canale inglese presta in merito all’attendibilità delle sue fonti:

“What I am really astonished by is that a news organization like the BBC doesn’t check the sources and it’s willing to publish any picture sent it by anyone: activist, citizen journalist or whatever.”

Curioso che dopo la denuncia del fotografo italiano, la BBC abbia cambiato l’immagine a corredo dell’articolo (in alto il confronto tra il prima e il dopo), senza però rettificare in merito all’errore commesso.

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