Il business del narcotraffico dietro il golpe nella Guinea-Bissau

Nella Guinea-Bissau l’instabilità politica è un fatto comune. Il colpo di Stato in corso è l’ultimo capitolo di una storia fatta di violenza e insicurezza. Eppure nelle periferie della capitale la vita scorre come sempre, tra indifferenza e rassegnazione. La gente è troppo impegnata ad affrontare la povertà per preoccuparsi della politica.
Ma quali sono le ragioni del golpe? Ufficialmente, i militari affermano di proteggere il paese da una “forza militare straniera” – riferimento ad un piccolo contingente angolano stanziato nel Paese -, precisando di non voler comunque assumere il potere. Ufficialmente

La Guinea-Bissau è solo la punta di un arco di instabilità che attraversa tutta l’Africa occidentale, regione interessata da frequenti rovesciamenti politici. Ad aggravare un quadro già precario c’è il traffico di droga, le cui rotte in partenza dall’America Latina attraversano l’ex colonia portoghese per poi approdare in Europa.
Negli ultimi anni la Guinea-Bissau ha attirato l’attenzione della comunità internazionale perché ritenuta uno dei principali hub del narcotraffico mondiale. Le Nazioni Unite stimano che il 60% di tutta la cocaina consumata sul mercato europeo transita da qui – e poi in altri Paesi, come il Mali, dove i proventi dei traffici avranno sovvenzionato non poco la ribellione dei Tuareg -, per un controvalore di 18 miliardi di dollari. Non a torto, questa piccola nazione è descritta come il primo narcostato d’Africa.

Come spiegato in un rapporto di Peacebuilding, una ong norvegese, la Guinea-Bissau è una base naturale per i trafficanti a causa della sua instabilità politica, della corruzione, dei suoi confini porosi e delle sue numerose isole disabitate dove gli aerei possono atterrare senza dare nell’occhio. Secondo stime ONU, in media 2.200 kg di cocaina approdano per via aerea ogni notte. Quantità anche maggiori arrivano via mare. Circa 50 signori della droga colombiani hanno stabilito il proprio quartier generale nel Paese.
Nel calderone delle cause troviamo anche due odiosi aspetti. Il primo è la questione gli aiuti umanitari. Il Paese ne è talmente dipendente che le autorità si servono della minaccia del narcotraffico per ottenere sempre più sovvenzioni dall’esterno. Un po’ come faceva Saleh in Yemen per arginare i jihadisti o Gheddafi in Libia per fare il cane da guardia all’immigrazione clandestina.
Il secondo riguarda proprio le autorità guineane, sia civili che militari, le quali risultano sempre più coinvolte nel business del contrabbando. La corruzione endemica è infatti un altro dei grandi mali del piccolo Paese. Sorge allora una domanda: se il narcotraffico è un’immensa torta, il golpe non sarà mica un’alzata di voce dei militari per reclamarne una fetta più grande?

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