Cile, Perù e Bolivia: tra i due litiganti, il terzo alza la voce

Confini tra Bolivia, Cile e Perù prima della guerra del Pacifico (1879-84)

di Luca Troiano

La controversia sui confini marittimi tra Cile e Perù rischia di inasprirsi, ora che anche la Bolivia rivendica il possesso di un accesso diretto all’Oceano Pacifico.
La pretesa di La Paz nasce dagli sforzi volti riottenere quello sbocco perduto nella guerra del Pacifico nel 1879-84. Conflitto che tutt’oggi rimane un ricordo amaro per i boliviani.
Per la verità, lo scorso anno un accordo tra Perù e Bolivia aveva consentito a La Paz di ottenere un di locazione su una piccola striscia costiera per 99 anni, ma il governo boliviano non ha ritenuto tale accordo soddisfacente. Ora il presidente populista Evo Morales intende presentare una richiesta di accesso permanente e sovrano alla Corte Internazionale dell’Aja. Il leader boliviano ha annunciato l’intenzione di sollevare il quesito anche presso l’Organizzazione degli Stati Americani a Washington.

Il Cile respinge le richieste della Bolivia. Peraltro, l’irrompere della questione boliviana nello scenario già teso tra peruviani e cileni non ha fatto che inasprire il clima diplomatico tra i Paesi.
C’è chi paragona le pretese di Morales alle rivendicazioni argentine sulle Falkland. La questione dell’accesso marittimo della Bolivia affonda le sue origini nei conflitti di assestamento del XIX secolo, quando le guerre locali delinearono le attuali repubbliche dell’America Latina nelle forme e nei confini che oggi conosciamo.
La sconfitta nella citata guerra  del XIX secolo costò a La Paz la striscia di Antofagasta, porto marittimo fino allora boliviano e da lì in poi sotto la sovranità cilena.

I diplomatici cileni hanno duramente criticato la presa di posizione boliviana, giunta in un momento inopportuno e foriera di nuove tensioni nella zona. Morales dice di essere impaziente di trovare una soluzione, purché ovviamente a suo favore. Tuttavia, la stessa opposizione interna del Paese è scettica di fronte all’iniziativa del presidente. La sovranità costiera non sarebbe altro che un tentativo per distrarre l’opinione pubblica dai problemi interni della Bolivia.
Nel 2009 tre architetti cileni suggerirono di costruire un canale sotterraneo lungo oltre 80 km per consentire alla Bolivia di bypassare i territori di Cile e Perù. Gli enormi costi necessari e la stravaganza dell’iniziativa hanno immediatamente fatto tramontare questa ipotesi.

Morales intanto prosegue per la sua strada. Il presidente ha annunciato un piano per la costruzione di un porto, e addirittura di una base militare, sulla costa a sud del porto peruviano di Ilo. Un progetto che preoccupa la diplomazia peruviana, allarmata dalle volontà di predominio nella regione avanzate da La Paz.
In realtà, il vero obiettivo di Morales è un altro. Pochi sanno che la Bolivia è un paese fornitore di gas: ne produce 46 milioni di m3 al giorno, in gran parte esportati in Argentina e Brasile. L’offerta potrebbe soddisfare mercati più ampi, quale ad esempio quello degli Stati Uniti, ma al momento questa opportunità è preclusa dalla mancanza di accesso al mare.
Si comprende come mai la questione Antofagasta sia in cima all’agenda politica di Morales.

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