Gli Usa installano una base militare sul Mar Nero. E la Russia militarizza il Caspio

1. Il Mar Nero potrebbe diventare a breve la terza sponda degli Stati Uniti. Tempo fa il Pentagono aveva chiesto alla Romania il permesso di utilizzare le sue infrastrutture militari come luogo di transito per il trasporto di truppe e materiali militari da e per Iraq e Afghanistan. Il 2 maggio a Bucarest, il Consiglio Supremo per la Difesa Nazionale ha concesso alle forze statunitensi l’uso dell’aeroporto Mihail Kogalniceanu e del porto di Constanza. Un’intesa in seguito suggellata alla presenza del generale Duncan McNabb, comandante delle forze TransCom di stanza in Europa.

Ma la cooperazione avviata tra Washington e Bucarest va ben oltre il supporto logistico per le guerre in Iraq e in Afghanistan. Il 3 maggio, la Romania ha anche annunciato che i due paesi hanno deciso di schierare missili intercettori americani nella base aerea di Deveselu, nel quadro del progetto dello scudo di difesa antimissili balistici (Abm) promosso dagli americani.
Questa scelta contribuisce alla sicurezza della Romania, Stati Uniti e degli alleati Nato, rafforzando il partenariato strategico tra le parti”, ha detto il ministero degli Esteri romeno Bogdan Aurescu, aggiungendo che si tratta di un contributo molto importante per rafforzare il profilo della Romania sul tema della sicurezza globale.
La costituzione di una presenza militare degli Usa in Romania comporterà un costo iniziale di 400 milioni di dollari per il trasporto e l’installazione del materiale bellico, più 20 milioni di dollari annui per la manutenzione. Costi ovviamente a carico di Washington. Inoltre, la base di Deveselu ospiterà un contingente di 200 soldati americani, che secondo gli accordi potrebbero aumentare fino a 500 in caso si verifichino “circostanze particolari”. Con tutto il carico di ambiguità che questa espressione comporta.

2. L’espansione dei legami strategici tra Stati Uniti e Romania rischia di gettare un’ombra sul ripristino delle relazioni tra il Dipartimento di Stato americano e il Cremlino, proprio a un anno di distanza dalla firma dell’accordo Start 2.
AMosca la decisione di installare lo scudo spaziale in Romania, che della Russia è l’ex giardino di casa, è stata accolta come una sfida.
In una dichiarazione 4 maggio, il ministero degli Esteri del Cremlino Sergej Lavrov ha detto che “la Russia sta seguendo lo sviluppo della situazione da vicino, tenendo conto che, secondo le nostre stime, il previsto sistema di difesa missilistico può comportare dei rischi per le forze strategiche russe in futuro. In questa situazione la necessità di garanzie giuridiche degli Stati Uniti che il suo sistema di difesa missilistica, non sarà volto contro le forze strategiche nucleari della Russia diventa ancora più importante”.
Ciò che preoccupa di più Mosca è la presenza navale statunitense nella regione del Mar Nero, non lontano dalla flotta russa di stanza al porto ucraino di Sebastopoli. Con le turbolenze in Siria tuttora in atto, ad essere messa in discussione è la capacità della Russia di mantenere la propria influenza sugli eventi in Medio Oriente. Parlando ad Almaty (Kazakhstan) la scorsa settimana, il ministro degli Esteri Lavrov ha ammonito l’Occidente riguardo alla possibilità di un intervento in Siria sulla falsariga di quello libico.
La nuova base Usa in Romania rompe di fatto gli equilibri di potenza nella zona del Mar Nero. Storicamente lo specchio d’acqua è sempre stato appannaggio esclusivo di Russia e Turchia, e sebbene quest’ultima sia un membro Nato da oltre cinquant’anni, mai prima d’ora le installazioni militari alleate si erano spinte così vicino ai confini con Mosca.
È chiaro che il dispiegamento di batterie Abm in Romania non rappresenta una minaccia immediata per la sicurezza per la Russia, ma la sindrome da accerchiamento sembra essere una malattia cronica dalla quale il Cremlino non è mai guarito. Non pochi analisti (tra i quali Konstantin Sivkov, vicepresidente della Accademia Russa degli Affari Geopolitici), alimentano la convinzione che l’installazione della base americana a Deveselu rientri in una precisa strategia americana tesa a circondare la Russia di postazioni militari.
Il background in questione è molto più ampio. Da diverso tempo la diplomazia russa è impegnata nei difficili negoziati con Usa e Europa circa l’adesione di Mosca al sistema europeo di difesa missilistica. Le trattative non stanno procedendo bene e se alla fine dovessero saltare, soprattutto a causa dell’ostruzionismo di Polonia e Romania, il ripristino delle relazioni tra Stati Uniti e Russia subirebbero un duro colpo. Mosca ha più volte minacciato di assumere delle contromisure se i negoziati dovessero rimanere in fase stagnante, e anche se nessuno lo dice apertamente, voci non confermate affermano che tali contromosse sottendano lo sviluppo di un nuovo tipo di missili balistici intercontinentali, da contrapporre al futuro sistema globale di difesa Abm voluto dagli Usa.
Il vento della Guerra fredda sembra di nuovo aleggiare sui cieli dell’Est.

3. Le mosse di Mosca vanno ben aldilà delle dichiarazioni. È da notare che la scorsa settimana Lavrov ha effettuato una visita di due giorni a Baghdad. In una conferenza stampa congiunta con il suo omologo iracheno Hoshyar Zebari, Lavrov ha affermato che la Russia e l’Iraq hanno una “posizione comune” sulla situazione in Medio Oriente, affermando che “è inaccettabile affrontare tali controversie mediante l’uso della forza bruta, in particolare contro i civili, ed è inaccettabile che accordi politici siano imposti da Paesi estranei alla regione”. La tempistica è significativa. Si tratta della prima visita di un ministro degli esteri russo in Iraq dai tempi di Saddam, e cade proprio nel momento in cui gli Stati Uniti stanno progressivamente disimpegnando la propria presenza nel Paese dopo anni di massiccia occupazione.
Non è l’unico provvedimento adottato dal Cremlino per riequilibrare la situazione. La Russia sta dislocando nuovi missili costieri e navi da guerra nel Mar Caspio. Dall’inizio dell’anno la flotta russa ha incrementato la propria presenza nella zona schierando tre navi da guerra più altre due di supporto. Nelle dichiarazioni degli alti gradi della Marina, si apprende che almeno sedici navi da guerra si aggiungeranno entro il 2020.
Ufficialmente Mosca vuole garantire la sicurezza delle imprese commerciali operanti sul posto. Ma il sospetto dei russi è che il fine ultimo della presenza militare degli Usa nel mar Nero sia avere profondità strategica non sul fronte mediorientale, bensì sul Caspio. La circostanza che i fondali del mare interno racchiudano alcuni tra i più cospicui giacimenti di gas al mondo, è un dettaglio tutt’altro che oscuro a Washington, sempre alla ricerca di nuove fonti di energia. In pratica, il Cremlino sta blindando un’area marittima che nasconde un autentico forziere di idrocarburi. Prima che sia qualcun altro a metterci le mani.

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