Così Putin addomestica gli europei

carta di Laura Canali tratta da Limes 3/09 “Eurussia, il nostro futuro?”

1. Le drammatiche notizie che a cadenza pressoché oraria giungono dalla Libia, hanno messo in secondo piano il vertice di ieri a Bruxelles tra Ue e Russia sulla terza direttiva europea di liberalizzazione dell’energia, che prevede la separazione tra produzione da una parte, trasporto e distribuzione dall’altra (in gergo unbundling). In parole povere, per la Russia si tradurrebbe nel divieto di possedere gasdotti in Europa.
Non sono mancate scintille tra il presidente della Commissione Europea Juan Barroso e il primo ministro russo Vladimir Putin: il primo ha ribadito la necessità di ribadire i principi comunitari della concorrenza e del libero mercato, l’altro considera il pacchetto di misure una sorta di espropriazione.
Il rilievo sollevato da quest’ultimo sui possibili rincari dei prezzi finali, in conseguenza dell’allungamento della filiera ad una pluralità di piccoli distributori intermedi e finali, non ha scomposto più di tanto Barroso. Il quale ha replicato che la norma è compatibile con i dettami del WTO, e che noi europei paghiamo sempre e bene.
Della serie, il cliente ha sempre ragione. Tranne quando il venditore è Mosca.

2. I rapporti tra Russia ed Europa non sono mai stati facili nemmeno dopo la fine della Guerra fredda. Basti ricordare l’episodio della guerra russo-georgiana (8-12 agosto 2008) nonché le periodiche crisi del gas con l’Ucraina (l’ultima del gennaio 2009), che hanno rischiato di lasciare numerosi stati Ue al freddo per tre volte in cinque anni. Il paradosso delle relazioni tra i due attori è che mentre i legami economici si rinsaldano sempre di più, quelli politici si vanno sempre più allentando, secondo una dialettica nella quale conflitto e cooperazione coesistono in una sorta di passo a due che vede (quasi) sempre Mosca menare le danze.
Conscio dell’importanza delle forniture energetiche nella gestione dei rapporti tra Russia e Ue, Putin ne trae ampio beneficio attraverso una tattica del tutto analoga al divide et impera degli antichi romani, alimentando l’antagonismo interno tra i membri della Ue. Operazione tutt’altro che complicata visto che l’Europa è disunita già di suo. La presenza di due alleati fedeli come Germania e Italia1 e la mano minacciosamente posata sul rubinetto del gas sono ingredienti più che sufficienti per plasmare le relazioni col Vecchio continente ad uso e consumo del gigante russo.
Ne è un esempio la parentesi sulla crisi libica nel vertice di Bruxelles. Sebbene i due interlocutori si sono trovati d’accordo nell’asserire che l’aumento selvaggio del prezzo del petrolio potrebbe essere l’anticamera di una nuova fase di precarietà economica globale (come se non stessimo ancora pagando le conseguenze di quella in corso…), il premier russo non ha mancato di rimarcare che “se North Stream e South Stream fossero già in funzione l’approvvigionamento dell’Europa non sarebbe a rischio”. Insomma, l’ennesima frecciata sul tallone d’Achille del Vecchio continente, ossia la sua insicurezza energetica. E l’ennesima riaffermazione della forza contrattuale di Mosca.

3. Che noi europei abbiamo bisogno del gas russo è un dato di fatto, come lo è la consapevolezza che le schermaglie sull’argomento ci saranno anche in futuro.
Ciò che manca in seno all’Unione è la presa di coscienza che i rapporti tra Europa e Russia non sono di dipendenza ma di interdipendenza. Mosca ha il monopolio dell’offerta energetica così come Bruxelles ha il monopsonio della domanda. La rete distributiva verso la Cina non è ancora stata approntata per soddisfare le esigenze di Pechino, per cui la Russia non può convogliare verso est la stessa quantità di gas che ora indirizza ad ovest. In altre parole, attualmente può vendere il gas soltanto a noi. Un asso che la Ue sembra non sapere di avere nella manica.

4. La Russia retta dalla strana coppia Medveedev-Putin sta affrontando la sfida della modernizzazione con la percezione che le materie prime e l’arsenale nucleare, peraltro lasciti dell’epoca sovietica, non costituiscono degli asset sufficienti per tenere il passo con l’emergere delle Tigri asiatiche, vere antagoniste nelle sfide globali di questo primo scorcio di secolo. Perciò la necessità di rafforzare il partenariato con l’Europa rappresenta un’esigenza primaria nell’agenda politica del Cremlino. Potremmo dire lo stesso della Ue, se le relazioni con la Russia si svolgessero su un piano di parità. Ma Mosca ha una visione del tutto peculiare dei suoi rapporti con l’Unione, e non certo a vantaggio di quest’ultima.
L’influenza esercitata dal Paese su scala globale, corollario di un’estensione che va dall’Atlantico al Pacifico2, ne fanno un peso massimo delle relazioni internazionali. L’Europa, al contrario, è fisiologicamente debole a causa delle divisione interne, che le impediscono di essere un centro propulsore di un’area che vada ben aldilà dei propri confini. Conseguenza di questa disparità è la concezione asimmetrica dei rapporti che il gigante eurasiatico vorrebbe intrattenere col Vecchio continente, che porterebbero alla composizione di un tavolo negoziale in cui Mosca siede da una parte e i 27 della Ue dall’altra.
La Russia, dunque, preconizza la futura Europa (Eurussia?) geopolitica come un’entità bicefala in cui essa verrebbe a negoziare non con i singoli Stati ma direttamente con Bruxelles. Che finirebbe per rendere questa un’appendice di Mosca in Occidente.

5. Eppure proprio gli intensi rapporti commerciali e finanziari sono la riprova che le due parti non possono fare a meno l’una dell’altra, senza che nessuna delle due prevalga. Se da un lato l’Europa beneficia dell’interscambio con la Russia sia come fonte di approvvigionamento che come mercato di sbocco, e dall’altro è sempre il centro d’attrazione dello sviluppo economico russo. La condizione di simbiosi in cui i due sistemi convivono è il presupposto per raggiungere un equilibrio nei rapporti con la Russia, costruendo un modus vivendi dal quale l’Europa (e i suoi singoli membri) non finiscano per esserne condizionati.
Ma la (dis)Unione Europea, assetata d’energia, spaccata al suo interno e con la guerra alle porte, al momento sembra non avere tanta illuminazione

1 Aldilà dei crescenti volumi di interscambio commerciale, Berlino è direttamente coinvolta nel progetto del gasdotto North Stream, mentre Roma lo è nel suo omologo meridionale South Stream. Condutture la cui gestione, secondo la previsione della direttiva sull’ unbundling, potrebbe passare dal colosso russo Gazprom ad altri intermediari.
Sulle implicazioni della costruzione del North Stream, iniziata nell’aprile 2010, si veda: http://www.equilibri.net/nuovo/articolo/europa-sviluppi-e-implicazioni-del-nord-stream
Sulla costruzione del South Stream e sulla sua alternativa Nabucco si veda: http://temi.repubblica.it/limes/tutta-l’energia-dell’europa-nabucco-vs-south-stream/11699

2passando per l’oceano Artico, per chi lo considera tale. Proprio Mosca nei giorni 22 e 23 settembre 2010 ha ospitato un summit per la definizione dello status giuridico del Polo Nord. Si veda http://www.equilibri.net/nuovo/articolo/russia-summit-mosca-decidere-il-futuro-dellartico

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